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Michele Uva: “Così facciamo ripartire il calcio europeo”

Il vicepresidente dell’Uefa: “Siamo felici di avere messo d’accordo 55 federazioni. La tutela della salute è il nostro primo problema”

Ogni decisione che verrà presa avrà come principio base e inderogabile la salute pubblica“, è questo il pensiero di Michele Uva, ex dirigente di club, Coni e Figc e attuale vicepresidente dell’Uefa, impegnato, come tutti gli organi federali a gestire il complicato momento che sta vivendo il calcio a causa del coronavirus, ma con un obiettivo ben chiaro, tornare a giocare.

L’Uefa è formata da 55 federazioni e deve tener conto di tutte le disomogeneità da un punto di vista sportivo e sanitario rispetto all’impatto del coronavirus. Per capirsi, la situazione in Italia o in Spagna è diversa da quella in Svezia o in Norvegia. Gli approcci davanti al problema sono differenti. Per questo siamo particolarmente soddisfatti di essere riusciti a trovare un percorso condiviso con 55 Federazioni – ha detto a L’Eco di Bergamo -. I campionati non devono riprendere necessariamente insieme perché alcuni tornei, come la Serie A, hanno più partite da giocare di altri. E comunque la scelta di quando riprendere allenamenti o campionati non spetta all’Uefa, ma è demandata ai governi nazionali in base alle disposizioni sulla salute pubblica e poi a federazioni e leghe. Nelle linee guida dell’Uefa non c’è quando o se riprendere un campionato“.

La Uefa ha posticipato Euro 2020 al 2021 e gli europei femminili e l’Under 21 al 2022 per un forte senso di responsabilità – ha aggiunto -. Ci siamo fatti carico degli enormi costi, ma l’obiettivo del presidente Ceferin è stato quello di consolidare l’unità del sistema e il principio di solidarietà. Facendo saltare le competizioni, abbiamo creato lo spazio per terminare i campionati e le coppe. Possono esserci slittamenti in avanti. Si rivedranno i calendari. Ci sarà uno slot per le nazionali a settembre, ottobre e novembre e l’eventuale partenza dei gironi delle coppe a ottobre“.

 

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