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Il muro del Tifoso

Il calcio tra il Coronavirus e Ceferin. I tifosi: ripresa sì o no?

ceferin

Il presidente dell’Uefa ha invitato a tornare a giocare per concludere la stagione: sì alla solidarietà continentale, no all’unilateralismo (belga). I tifosi che ne pensano? Ripresa a ogni costo o no?

Chissà cosa pensano i tifosi di questo balletto alla faccia di terapie intensive e morti. Intanto, sulla volontà superiore di organizzare la ripresa a dispetto della pandemia, il calcio ha già conosciuto uno strappo. Non dalla serie A nostrana, che per adesso decide di non decidere, leggi date o tagli di mensilità (una, come chiede l’Aic, o quattro?). Jupiler League dichiarata conclusa, senza l’ultima giornata di regular season e coi playoff teoricamente da disputare, Brugge campione e… Belgio con un piede e mezzo fuori dalle competizioni Uefa per la prossima stagione. Perché questa, nonostante la pausa da Coronavirus, di durata imponderabile va finita comunque: così ordina Aleksander Ceferin, il capo dei capi del calcio nel Vecchio Continente.

CEFERIN E L’UEFA: RIPRESA A OGNI COSTO. Tra le componenti del pallone, insomma, vista la disponibilità a disputare le partite a porte chiuse, anche perché è l’autorità civile ovvero il governo di ogni Stato sovrano ad avere l’unica voce in capitolo, sembrano prevalere le ragioni del calendario residuo e del palinsesto televisivo in cui inserirlo. Sforando il 30 giugno, limite contrattuale e di bilancio: dovranno pensarci la Fifa e gli esecutivi, perché in materia fiscale serve un decreto ad hoc. Il presidente Uefa è nettamente schierato. Tendendo a pretendere da Federcalcio e consorelle la compilazione dei calendari della ripresa entro metà maggio.

CEFERIN E LA RIPRESA NONOSTANTE IL CORONAVIRUS. Ceferin sa che la materia è complessa e a rischio continuo di posizioni differenziate. “Chi dice sì alla solidarietà Uefa non può prendere decisioni da solo”, il succo del discorso del 3 aprile. Rimarcando il concetto della vigilia, tramite lettera firmata anche da Eca, l’associazione che raggruppa i 280 club partecipanti alle coppe, e dalle European Leagues, organismo che rappresenta le 55 leghe europee. La minaccia di esclusione per chiunque osi mettersi in scia al Paese dove coabitano fiamminghi e valloni suona quasi come una promessa. Quanto alla solidarietà, siamo agli spiccioli e alle briciole: cade solo il vincolo del bilancio di quest’anno d’esercizio e del prossimo da presentare per il fair play finanziario. Per forza, il Coronavirus sta facendo perdere miliardi al movimento intero. Eppure, da Ceferin, il messaggio è tassonomico: “Nessuno pensi di escludere a priori la possibilità di chiudere qui”.

RIPRESA: TIFOSI SENZA VOCE. In tutto ciò, a rimanere privi di voce restano i tifosi. Perché negli stadi difficilmente rimetteranno piede prima dell’inizio della prossima annata. E le loro ragioni non hanno alcun peso: salvi i diritti televisivi, il calcio viene trasmesso anche senza pubblico. Casomai la patata bollente è delle società, tra richieste di rimborsi per gli abbonamenti (ma vanno lette le clausole del contratto, che spesso le esonerano da responsabilità di terzi) e organizzazione di allenamenti, trasferte e quant’altro in situazione di emergenza. Fra 2 e 3 aprile, dunque, i diktat dei vertici che insistono per la ripresa, aprendo alla possibilità di far slittare il termine del 2019-2020 fin nel mese di agosto. Ma sui singoli campionati, come ribadito alla Gazzetta dello Sport dal vicepresidente Uefa Michele Uva, non esiste potere coercitivo dei piani alti di Nyon. Quelli, però, decidono tutto sulle licenze per giocare Europa e Champions League. Che ne pensano i tifosi dell’Atalanta? Sarebbero disposti a giocare i quarti anche in caso di sospensione definitiva del campionato italiano? Obbedire alle direttive Uefa o disattenderle, col rischio di essere esclusi a settembre? Diteci la vostra.

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