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Pasqua e candeline per Lippi, dall’Atalanta al Mondiale

marcello lippi

Il tecnico viareggino alla guida dell’Atalanta di Ganz e Rambaudi nel 1992-1993: la rampa di lancio per i trionfi bianconeri e azzurri… con l’Europa sfiorata qui

Aveva Maurizio Ganz a pensare al gol con Roberto Rambaudi e Carletto Perrone a ricamare, Roberto Bordin, Stefano De Agostini e Oscar Magoni a correre, Ricardo Alemao in mezzo e Paolo Montero dietro. Quest’ultimo, con l’imberbe Alessio Tacchinardi, l’avrebbe seguito alla Juventus, la squadra dei suoi trionfi. A distanza di 27 anni dal settimo posto a braccetto con la Samp, ovvero qualificazione alla Coppa Uefa lasciata per 1 punto (37 a 36) al Cagliari di Carletto Mazzone, una sola verità: l’Atalanta per Marcello Lippi è stata la rampa di lancio verso il calcio che conta. Il Napoli l’anno dopo, il bianconero a cavallo dei due secoli e il Mondiale di Germania in azzurro nel 2006: il tecnico viareggino, 72 candeline oggi, 12 aprile, per inciso giorno di Pasqua, sembra aver lasciato definitivamente la panchina il 14 novembre 2019, dopo la sconfitta per 1-2 contro la Siria a Dubai nelle qualificazioni al campionato del mondo 2022: il giorno delle dimissioni da ct della Cina dopo averci fatto il direttore tecnico.

DA LIBERO A MISTER. Libero da giocatore, detto Quintalino per la tendenza a ingrassare, il prodotto della Stella Rossa di Viareggio, cresciuto nel mito della Grande Inter, spese la carriera tra la Sampdoria, Savona, Pistoiese e Lucchese ritirandosi a 34 anni. D tecnico, le giovanili blucerchiate (1982-1985), Pontedera, Siena (esonero), Pistoiese e Carrarese, prima del biennio a Cesena stoppato dalla seconda interruzione precoce del rapporto. Quindi la Lucchese e l’ottavo posto in B, che indussero Antonio Percassi ad arruolarlo salvo prendersi troppo tempo per decidere se riconfermarlo o meno: a metà 1992-1993 la squadra era terza, alla fine niente Europa.

I TRIONFI BIANCONERI… Prima dell’apoteosi nel Club Italia, poi infruttuosamente guidato prendendo il posto a Roberto Donadoni per le qualificazioni e la rassegna iridata in Sudafrica, i trofei juventini: dal 1994 al 1999 (esonero a favore di Carlo Ancelotti) e dal 2001 al 2004, 5 scudetti (’95, ’97, ’98, 2002 e 2003), la Coppa Italia ’95, la Coppa dei Campioni ’96 (contro l’Ajax; perse le due successive con Borussia Dortmund e Real Madrid più quella col Milan a Manchester nel 2003), la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale ’96 e 4 Supercoppe Italiane (’95’, ’97, ’02, ’03). Il primo a riuscire a vincere tutto a livello di club e poi di Nazionale, eguagliato più tardi da Vicente del Bosque.

…E CINESI. Bacheca stracolma anche nell’ex Celeste Impero colorato di rosso e di liberismo sfrenato: in sella al Guanghzou Evergrande, titoli nazionali 2012-13-14, una Coppa di Cina (2013) e la Champions asiatica. Sfortunato con l’Inter (cacciato anzitempo all’inizio della seconda annata, gli subentra Marco Tardelli) e la Cina (fallita qualificazione a Russia 2018), ma anche ai migliori chef le ciambelle a volte non riescono col buco. Tanti auguri.

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