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2 maggio, auguri (ex) atalantini: Baldizzone e Mereghetti, l’eroe della Coppa Italia

Il 2 maggio è il compleanno di un genovese che ha deciso di darsi alla pizza e di un eroe della Coppa Italia ’63, unico trofeo atalantino

Anagraficamente andrebbero citati alla rovescia, perché Mario Mereghetti ne compie 82 da eroe della Coppa Italia del 1963 e Amedeo Baldizzone appena 60. Il secondo è più fresco nella memoria degli appassionati ormai con famiglia e figli, appartenendo alla leva di Luciano Magistrelli nella Primavera con gol (al Monza, edizione 1979) al Trofeo Dossena di Crema: un mastino di quelli che ti si appiccicavano addosso. Mereghetti, un 10 classico dell’epoca, una mezzala di punta (mezzala sinistra, recitava inizialmente l’album di figurine Panini) il cui nome è iscritto a caratteri d’oro nell’album dei ricordi più bello della storia dell’Atalanta: l’unico trofeo in bacheca, appunto, il 2 giugno di 57 anni fa a San Siro: sua l’apertura di sinistro per la volata irresistibile del triplettista Angelo Domenghini.

BALDIZZONE: WILMA, PASSAMI LA PALA. Del genovese di città cresciuto nel settore giovanile che giocava in terza linea è quasi più curioso il post ritiro. Allenava gli Esordienti B dell’AlbinoLeffe, nel dicembre del 2008, dopo averlo fatto in provincia fra i dilettanti con Zingonia, Orio e nel vivaio del Casazza, e invece dal gennaio successivo eccolo a Barcellona, dove vivevano da tempo i figli Filippo e Alice (Alessandro è ancora da noi), precisamente nel paesetto di Premià, a una ventina di chilometri, nella “Pizzeria Porta Nuova” gestita insieme alla moglie Wilma. Sul campo? Stop a 24 anni, a Piacenza; 11 presenze in A di cui 9 a Cagliari, esordio in nerazzurro (maglia numero 3, ma solitamente aveva la 5) nello 0-1 casalingo con l’Inter il primo aprile ’79 con Titta Rota, un altro match da titolare (out nella ripresa per Augusto Scala) con la Juve al piano di sopra, la stagione della retrocessione in C1 (1980/81) sotto Bolchi e poi Corsini, l’addio alle Mura dopo altre 36 presenze più 4 in Coppa Italia in direzione Sardegna, il crack al ginocchio nel novembre ’81 e, appese le scarpe al chiodo, 24 anni da formatore e tecnico in provincia.

IL MEREGHETTI DEL PALLONE. Forse non un manuale del calcio come l’omonimo del cinema, ma Mario da Ossona (Milano) è un prodotto della primissima Inter morattiana e in parte herreriana, vedi annata 1961-62 dopo gli inizi (19 aprile ’57 contro la Lazio, la prima in A) da ala destra e il prestito a Udine. Arrivato all’Atalanta, ecco la coppa nazionale (10 match 1 rete in tutto in 4 stagioni) con Paolo Tabanelli in panchina, sei gol (due alla Juve, nel 3-2 di Torino del 23 settembre ’62 e poi nel 3-6 in casa il successivo 27 gennaio) dei nove in totale in 125 presenze solo in campionato, il triplo scontro di Coppa delle Coppe con lo Sporting Lisbona coi vari Pizzaballa (rottosi in gara 2, gomito sinistro, con Calvanese costretto fra i pali), Pesenti, Nodari, Veneri, Gardoni, Colombo, Nielsen, Christensen e Nova più un’apparizione in Coppa Rappan. Resta fino al ’66, con allenatori come Quario, Ceresoli, Valcareggi, Puricelli e Angeleri, quindi Lazio senza vedere l’erba, biennio al Varese e chiusura nel Lecco in C (dal ’69 al ’71) prima di incarichi vari in seno alla Beneamata, da osservatore (Evaristo Beccalossi una delle sue scoperte) e nella fucina di futuri talenti. Tanti auguri.

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