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Ianich e Perani, dall’Atalanta alla gloria nel Bologna (foto)

Altre due foto d’epoca dell’Atalanta con i futuri campioni d’Italia nel Bologna, Ianich e Perani, insieme ai giovani del 1957 in tournée

Erano amici già a Bergamo, dove uno era forestiero e in cerca di rampa di lancio e l’altro sceso dalla valle. A Bologna avrebbero assaporato il successo, in Nazionale un po’ meno. Non chiedeteci quale sia la tournée: sono foto di 63 anni fa, senza scritte esplicative sul retro come pure usava una volta, tolte da un album dei ricordi che si tocca con mano, mica quelli immateriali dei social network. Fatto che sta che dall’archivio di Federico Ianich, figlio del grande Franco che giocò nell’Atalanta per due annate (1956-1958) prima di vincere la Coppa Italia alla Lazio e lo scudetto in rossoblù (1964), sono sbucati altri due documenti d’epoca, risalenti a una trasferta di giovani e rincalzi in cui tra gli altri compare anche Marino Perani, allora diciottenne ma già in grado di metterne 6 in regular season coi big allenati da Carlo Rigotti, Giusppe Bonomi e Karl Adamek. Il secondo nerazzurro su due ad assurgere alla gloria nello squadrone che tremare il mondo fa.

IANICH E PERANI, L’ATALANTA DEI TALENTI. Tra gli altri giovani, alcuni con presenze in prima squadra in quella stagione, la seconda e ultima di Ianich, mediano, centromediano e poi libero udinese formatosi nello Spilimbergo, sono riconoscibili il portierone recentemente scomparso Zaccaria Cometti (sempre in mezzo alla fila in basso) e altri due eroi della Coppa Italia del 1963, il terzino sinistro vertovese Franco Nodari (in alto e in basso a destra a seconda della foto) e l’ala destra (ex centrattacco di Stezzanese e Leffe) Arturo Gentili, stesso ruolo di Perani, ’39 da Ponte Nossa, forse il migliore numero 7 degli anni sessanta insieme al bergamasco Angelo Domenghini e a Gigi Meroni. Il moro con la ciglia pronunciate e la faccia da viveur ridanciano è il cremasco Giovanni Zavaglio, classe 1936 come Gentili. Che torneo sarà stato? Dove? Forse è perfino meglio lasciare tutto o quasi nel mistero: le leggende e le favole più belle si pascono soprattutto di quello. Facile, quando il calcio non era roba da divi col ciuffo da esibire in diretta tv nello spezzatino che dura dai tre ai quattro giorni…

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