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Quel 22 maggio di 15 anni fa: retrocessi tra gli applausi

Delio Rossi

Il miracolo di Delio Rossi, cui portarono via per fare cassa un Pazzini in fiore dandogli Makinwa a gennaio: retrocessi, ma tra gli applausi

Giro di campo e applausi, quanto manca ai tifosi dell’Atalanta questa routine. A parte che di solito ci pensa Marten de Roon a costo di farlo da solo, perché il must collettivo ormai è il saltello a favore di Curva Nord. Ma nelle tante epoche nerazzurre di una storia più che centenaria ce n’è stata una, la stagione 2004-2005, in cui il rituale citato in premessa è equivalso al saluto alla serie A senza mai essersi riusciti a schiodare dall’ultimo posto. Il miracolo di Delio Rossi: giù a piombo ma tra gli applausi. Era il 22 maggio 2005: oggi come oggi, di questi tempi, si attende di riprendere dopo i lutti da Coronavirus. Un quindicennio fa, la festa che non ti aspetti.

22 MAGGIO: RETROCESSI CON APPLAUSI. Del resto all’allenatore riminese, tra i primi profeti della zona in Italia a immagine somiglianza di Zdenek Zeman che l’aveva avuto al Foggia da cervello in campo nel 1986-1987, resterà per sempre ascritto il merito di aver racimolato 28 punti a fronte dei 7 del neopromosso Andrea Mandorlini (all’asciutto di bottini pieni) nelle prime 14 giornate. Contro la Roma, il famoso 22 maggio 2005, a Bergamo, penultima giornata senza più speranze, ko di misura con l’invenzione di Fantantonio Cassano in avvio di ripresa e ciao ciao con la manina alla massima serie.

IL 22 MAGGIO DI DELIO ROSSI. Per l’operazione risalita sarebbe poi approdato sulla panchina nerazzurra Stefano Colantuono, ma Delio per quella poco più di metà annata da retrocessi mai in discussione all’Atalanta ha lasciato il cuore. Non va scordato che nella sessione invernale gli portarono via un campione in sboccio come Giampaolo Pazzini dandogli come pezza l’esodato genoano Stephen Makinwa. Bravo, bravissimo, atletico e maestro di capriole, ma senza i poteri magici per raddrizzare la baracca da solo. Era la Dea, tra gli altri, del Professore Antonino Bernardini, di Michele Marcolini e dell’imberbe Andrea Lazzari, bravo a cavarsi lo sfizio della nona sinfonia in Coppa Italia di cui una cinquina secca alla Juve agli ottavi. Degli innesti di gennaio Adriano-Migliaccio-Sinigaglia e dei transfughi Comadini-Saudati, la coppia del ciapa mìa. Una squadra da saliscendi, tutta grinta e carattere. Altro che i sogni europei dell’hic e del nunc. Una squadra da retrocessi, ma tra gli applausi.

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