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Gasperini si confessa a Condò: “All’inizio non pensavo di allenare, poi…”

euro 2020

La carriera del tecnico nerazzurro ripercorsa in una lunga intervista a Sky

Una bella intervista-confessione è stata quella rilasciata da Gian Piero Gasperini a Paolo Condò, andata in onda stasera su Sky per la rubrica “Mister Condò”. Ecco alcune delle dichiarazioni rilasciate dal tecnico di Grugliasco.

IL GASPERINI GIOVANE E BIANCONERO  “Ho iniziato alla Juventus anche per la fede calcistica della famiglia. Agli allenamenti ci andavo in tram e tornavo alla sera col tram dopo aver preso un pullman. Non era casuale vedere ragazzini di dieci anni sui mezzi all’epoca: mia mamma si raccomandava, ma in questo modo imparavo a essere indipendente. Paolo Rossi e Brio già da piccoli si vedeva che erano calciatori. Abbiamo vissuto anche assieme a Villar Perosa, in un vero e proprio collegio. Questo ha cementato delle amicizie che oggi durano. Gli Anni di piombo hanno visto devastazioni, situazioni in cui spesso non si andava a scuola. Tutto questo permetteva però di vivere la città e capire costa stava succedendo in quegli anni. Nella lettera di convocazione del Presidente Boniperti c’era scritto di presentarsi al campo con capelli corti e ordinati: insegnavano il rispetto. Oggi forse c’è un vuoto di valori, molte aspettative si sono ribaltate sul calcio, convogliando i problemi negli stadi per non averli nelle strade. Da giovane formavo le scarpe per Causio, fabbricate da un artigiano locale di nome Magrini. Aveva lo stesso mio numero e quindi le provavo io per primo. Quando arrivando le World Cup regalò a tutti i ragazzi della Primavera un paio di scarpe. Da ragazzo sognavo di poter raggiungere il meglio dei traguardi, ma poi realizzi strada facendo che non è facile giocare nella Juventus. Dopo il prestito al Palermo sono stato ceduto, nonostante mi tenessero sotto osservazione. Con il tempo quando accade questo ti accorgi che non hai i mezzi per giocare in una grandissima squadra”.

PESCARA  “Gli anni di Pescara sono stati fantastici, soprattutto per il modo di essere di Galeone. Lui era un po’ naif. Ricordo una partita persa 8-2 contro il Napoli di Maradona perchè si era sbilanciato troppo, aveva queste caratteristiche. Era geniale, ha trasmesso la voglia di giocare a calcio, per il gol, anche per la bellezza. Era una squadra veloce, che ripartiva subito. La squadra non sapeva bene, nell’estate del primo anno, in che categoria avrebbe giocato dopo che nella stagione precedente era retrocessa. Abbiamo vinto un campionato di Serie B dopo che sul campo la squadra era retrocessa in C nella stagione precedente. Io ero il capitano, ma decisi nel ritiro di cedere la fascia a Leo Júnior quando arrivò dal Torino. Era arrivato da una realtà diversa, aveva giocato a livello internazionale Giocavamo in modo propositivo e c’erano 27000 abitanti. Slišković? Non era facilmente collocabile, ma Galeone amava i trequartisti: Allegri, Miano che arrivò dall’Udinese. Lo fece anche per sostituire una punta quando partì Rebonato”.

GLI INIZI DA ALLENATORE  “Volevo farlo, ma con i ragazzini, per trasmettere loro la passione per il calcio. Facevo il promotore finanziario e avevo realizzato un discreto portafoglio: avevo delle scelte da fare, perchè c’erano persone anche del calcio che mi avevano affidato i loro risparmi. Avevo l’incubo del MIB, poi però ho scelto il calcio man mano che scalavo le categorie giovanili. In Primavera ho vinto un Viareggio in 5 anni. Dopo una Semifinale Primavera andiamo ai supplementari e la sfida finisce per via del golden goal. Capii che dei settori giovanili non fregava più a nessuno, volevo provare a allenare nel calcio vero. Anche da tecnico pensavo di arrivare al massimo dei livelli, partendo da Crotone. Ho forse fatto un salto con un po’ di incoscienza in Serie C. La fortuna ha voluto che vincessimo subito il campionato. Ci fu qualche abboccamento con la Juve in passato, ma sono stati solo un paio di momenti dopo l’anno della Serie B, poi loro fecero altre scelte. Nel mio periodo alla guida della massima formazione giovanile fece qualche partita con noi un Antonio Conte reduce da qualche infortunio: era un esempio per tutti i ragazzi”.

GENOA  “Il primo campionato fatto a Marassi fu straordinario, attirava un sacco di attenzione. Preziosi mi ha sempre fornito grandi giocatori, è veramente un competente di calcio: ha portato dei calciatori che sono diventati famosissimi e che prima non lo erano. Ha preso dei giovani, che sono poi andati in Nazionale, o elementi che venivano da infortuni. Mi chiedo con così tante plusvalenze non sia riuscito ad avere un pochino più di continuità. Mi spiace molto perchè il Genoa poteva avere una conduzione un po’ più lineare. Nel 2009 c’era Milito, ma anche Thiago Motta che arrivò a mercato chiuso. Canovi ce lo offrì, non giocava da due anni, era stato scartato in Inghilterra. Si era abbassato il contratto per giocare, fu un colpo pazzesco. Quando avevo battuto l’Inter nel secondo ciclo rossoblù ero pazzo di gioia. Sapevamo che non si poteva ottenere la licenza UEFA e al posto nostro andò la Sampdoria. Il tutto creò un problema ambientale, perchè fu una grossa delusione. Già lì si creò la separazione con il Presidente, anche perchè c’era mancanza di credibilità per questa vicenda. I ricordi più belli? Per tanti anni abbiamo battuto anche un Milan ricco di campioni. Mourinho mi fece tanti complimenti in occasione di una partita contro l’Inter, che conoscevamo molto bene e avevamo studiato in quell’occasione. In Europa affrontammo un Valencia fortissimo guidato da Emery“.

INTER  “Prima di me fu cercato Bielsa, l’addio di Leonardo li aveva spiazzati. Sono stato accolto bene anche dalla gente. Io chiaramente ho le mie caratteristiche, l’Inter era una grande occasione. Non so cosa si aspettassero da me, non volevo snaturarmi. Loro volevano mantenere le loro abitudini, anche la proprietà. Mi avevano preso un po’ come un momento di passaggio, magari per gestire la stagione. Ambivo a mettere una nuova batteria ai giocatori, ma loro si sentivano troppo appagati. Allenarsi e giocare in un modo diverso non fu accettato. Il fatto che l’Inter giocasse a 3 non era accettata: c’è un po’ di presunzione a Milano a livello di città. Sento spesso dire che in Europa non si può non giocare a 4, non è così. Ripensandoci entrerei più forte e in maniera più credibile in quella realtà, conquistare con il tempo e con il gioco certi contesti è impossibile. Io non credo al calcio gestito, ma a quello allenato”.

PALERMO  “Io sono una testolina un po’ particolare. Zamparini mi aveva sempre offerto contratti molto importanti. Non fu quello l’aspetto decisivo, ma volevo fare qualcosa con il Presidente più difficile. Ho avuto un periodo molto difficili nella mia vita perchè ho perso due genitori nel giro di 25 giorni. Contemporaneamente abbiamo perso partite pazzesche negli ultimi minuti e è finita così”.

ATALANTA  “Io vedevo Bergamo come un ambiente in cui si doveva fare qualcosa di diverso. Percassi in una telefonata mi disse che voleva una squadra identificata con la città, composta da un milione e più di persone che vivono in provincia. Aveva detto di volere tanti calciatori dal settore giovanile, anche se nemmeno loro sapevano di avere così tanti ragazzi di talento. C’erano molti Under 21 quasi mai utilizzati: Petagna era la quarta punta, Gagliardini doveva andare via, Caldara era in ballottaggio con Djimsiti, mentre Spinazzola mi piaceva molto e lo avrei portato volentieri al Genoa. L’obiettivo era la salvezza: non immaginavo di fare questi risultati anche se ero convinto che ce l’avremmo fatta anche con una formazione giovane. Man mano che non venivano i risultati ho cominciato a immettere sempre più ragazzi. Ricordo Percassi che dopo la gara col Crotone mi disse che ero matto a mettere una formazione così verde. Ero un morto che camminava mi dicevo tra me e me, qualcuno l’aveva interpretata come un messaggio per farsi esonerare. Il Presidente mi ha sempre dato fiducia di fronte alla squadra, sono convinto che questa sia la strada per una società come l’Atalanta. C’è un ambiente bello e sano a Zingonia, spero che in futuro si possa tornare a allenamenti aperti alla gente, come era al Filadelfia ai tempi del Torino, che vedeva tante famiglie presenti. Tante volte guardo le partite delle giovanili perchè è bellissimo vedere i gesti tecnici dei ragazzi, gli do sicuramente una motivazione in più quando sono in tribuna. Il calcio è la gioia dei bambini”.

L’ENTUSIASMO ATTORNO ALLA DEA  “Un Leicester italiano è impossibile. Mi auguro che possa accadere, sono favole che fanno bene al calcio. A Gennaio ci sono dei club che addirittura fanno operazioni in vista di Giugno, è difficile competere con loro. Dai tifosi esterni noto che siamo simpatici, una cosa che piace…”.

JURIC  “Il fatto che sia venuto dopo di me al Genoa ha un po’ affievolito il nostro rapporto, anche se non c’è nessun problema. Nell’estate del 2015 gli consigliai di non farsi usare…”

 

 

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