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Il muro del Tifoso

Il Muro del Tifoso – Tameze o Pessina? Il centrocampo del futuro

Al francese manca una presenza per l’obbligo di riscatto, il brianzolo ha la ricompra. La differenza la fa una stagione da titolare con 7 gol

Il ruolo non è esattamente lo stesso: mediano di ottimo passo l’uno, con predisposizione a rubare palla rilanciando personalmente l’azione, e sostanziale jolly dalle caratteristiche offensive l’altro. Tra Adrien Tameze e Matteo Pessina il discrimine non possono essere le presenze, perché un prestito di gennaio chiamato a mettere saltuarie toppe all’abito di lusso De Roon-Freuler-Pasalic e il posto da titolare a titolo temporaneo agendo dietro le punte in una neopromossa un po’ asfittica non sono situazioni paragonabili. Tuttavia, è verosimilmente tra loro due che ci si giocherà ai dadi del calciomercato una fettina di gloria nel centrocampo dell’Atalanta del prossimo futuro.

TAMEZE, IL NOME NUOVO A CENTROCAMPO. Il franco-camerunense attualmente del Nizza a Gian Piero Gasperini non dispiace affatto. Altrimenti non avrebbe indotto la società a prolungare coi costazzurrini l’accordo dal 30 giugno al 31 agosto, come imposto dal lockdown. Né l’avrebbe schierato dallo start due volte su sette in campionato, a Cagliari e col Brescia, al netto delle comparsate in Champions nel doppio ottavo col Valencia e i cambi da garbage time o quasi a Firenze, Lecce, col Napoli (quarto d’ora finale più spiccioli), in casa della Juve e a Parma. All’ottava allacciate di scarpe a pelo d’erba scatta l’obbligo di riscatto. 8 milioni per uno che non sarebbe mai un intoccabile, pur con un quid di esperienza internazionale alle spalle, ovvero anche 6 di Europa League e una qualificazione alla regina delle coppe contro il Napoli 3 anni fa, sarebbero ben spesi?

PESSINA, CENTROCAMPO DA SETTEBELLO. Quando al brianzolo Pessina, ex cambio di Josip Ilicic nei preliminari di Europa League prima dell’ingresso in pompa magna ad Haifa (9 agosto 2018) di un certo Mario Pasalic da Spalato, i 7 palloni nella porta altrui calciati in maglia Hellas Verona ne farebbero l’alternativa a due dimensioni perfetta in una squadra che comunque ne ha già di suo. Anche se Ruslan Malinovskyi non può giocare in mezzo, è assodato. Matteo da Monza, classe 1997, più giovane di Tameze di un tris di rivoluzioni terrestri, agli ordini di Ivan Juric, allievo prediletto del maestro Gasp, ha trovato in abbinata dimensione e consacrazione. In una rosa, però, priva di un cannoniere vero: Samuel Di Carmine, gran fisico e killer istinct a intermittenza, l’ha superato solo di recente salendo sull’ottovolante grazie alla doppietta alla Spal. Il ragazzo è bravo e ha la ricompra a favore nerazzurro. Basta alzare la posta di mezzo milione, e non è che il patron altrui Maurizio Setti ne abbia così tanti da spendere. Chi sceglieresti, voi tifosi, tra il nazionale del Camerun e l’ex azzurrino ex Milan (nemmeno 1 presenza) passato da Monza, Lecce, Catania, Como e Spezia?

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