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Auguri allo zio Bergomi, uno scudetto con la Berretti

Compie 57 anni Beppe Bergomi, grande calciatore, mundialista di Spagna e tecnico vincente della Berretti di Zingonia al suo terzo e finora ultimo titolo

Oggi, martedì 22 dicembre, dice 57 e spegne le candeline sulla torta. Da leggenda e da bandiera capace, da professionista coi fiocchi, di tirare sassi contro casa sua. A volte, quando si passa al di là della riga di gesso, specificatamente nell’area tecnica, capita di dover uccidere la propria madre, parafrasando Enzo Ferrari allorché nel secondo dopoguerra cominciò a battere l’Alfa Romeo di cui aveva curato il reparto corse. Idem per lo Zio per antonomasia, Giuseppe Bergomi, difensore provetto dalla carriera interista integrale (nonostante in gioventù fosse un tifoso del Milan) ma capace lo stesso di strappare alla cantera del suo cuore lo scudetto Berretti, nel 2013. Dopo i due del 2006 e 2010 fatti propri da Giuseppe Butti e la doppia finale dell’annata precedente vinta dal fratello d’arte Sergio Zanetti.

BERGOMI, UNO ZIO ALLA BERRETTI. Il tricolore strappato a quella che era sempre stata casa sua ha avuto e ha certamente un significato particolare per l’ex terzino e poi centrale difensivo, campione d’Italia 1979-1989 e 1988-1989, Coppa Italia ’82, Supercoppa Italia ’89, Coppa Uefa ’91, ’94 e ’98, campione del mondo a Spagna ’82 quando non aveva ancora 19 anni. 757 match e 28 palloni nel sacco, perché era anche bravo a metterla, da palla inattiva innanzitutto, più 81 e 6 nel Club Italia, raccontano di un fenomeno a pelo d’erba. Dal 2011 fino al trionfo a Interello del primo giugno 2013, a una settimana dal ko all’andata al Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia, un campionato vinto su due da nerazzurro bergamasco contro i pari colori meneghini: 0-3 e 4-1 (a segno solo Niccolò Intrieri) altrui la prima stagione, 0-1 e 4-1 nella seconda e ultima, lasciando la Dea con un record che manco il più provetto degli agenti di commercio, quelli che piazzano un contratto ogni tre preventivi. La sua vicenda da mister, iniziata alla base nel febbraio 2008 cogli Esordienti, gli ha visto toccare anche Accademia Internazionale (titolo Allievi Dilettanti ’09), Monza e Como.

LA BERRETTI DI BERGOMI. Sarebbe stata, fra l’altro, l’ultima Under 18 atalantina fino a nuovo ordine, quella trionfatrice agli ordini dello Zio, così chiamato da esordiente sedicenne al piano di sopra da Giampiero Marini, perché causa peluria precoce, eternata nella memoria collettiva dai baffi nella kermesse mondiale agli ordini di Enzo Bearzot, si meritò un “avresti sedici anni? Ma se sembri mio zio”. Incredibile che Beppe, milanese di Settala che entrò nella storia dell’Inter solo perché il Milan lo scartò dopo due provini per supposti “reumatismi al sangue”, abbia demolito la baby Beneamata senza avere, per dire, Mattia Caldara, promosso alla Primavera l’anno dopo il duplice ko. Sette anni fa, in quella calda primavera, Giuseppe Ungaro al 5′, Gianluca Barba al 23′, lob di Faisal Bangal al 36′, ancora il tarantino a un settebello dal novantesimo prima della rovesciata di Bigotto alle soglie del recupero. Ma lo Zio è sempre stato uno speciale. La sua è una storia tra corsi e ricorsi: perse il papà sedicenne, mentre era a Lipsia con la Nazionale giovanile, e lì il 14 aprile 1982 consumò l’esordio con quella maggiore in amichevole contro la Germania Est. Un ko di misura, per uno che nella vita e nel pallone avrebbe vinto più di qualcosa. E pazienza se dopo vent’anni in prima squadra Marcello Lippi lo fece fuori. Tantissimi auguri, Campione.

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