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16 gennaio: auguri a Vavassori, Consonni e Morfeo

Vavassori

Il tecnico della risalita in A a cavallo dei due secoli, il centrocampista di Sabbio di Dalmine protagonista in Europa e il fantasista mancino: auguri a Vavassori, Consonni e Morfeo

Auguri per tre il 16 gennaio in quota ex giocatori dell’Atalanta. In un caso anche ex allenatore. Il Vava originale, non il cantautore-parodista, ma Giovanni Vavassori da Arcene, che oggi spegne 69 candeline. Stopper in campo negli anni Settanta e all’inizio degli Ottanta, tecnico tra i Novanta e i Duemila a partire dalle giovanili. Gli altri due, parimenti professionisti a pelo d’erba dalle vicende e dal rendimento non paragonabili, anche se i piedi li aveva pure Gian Mario Consonni, neo cinquantacinquenne da Sabbio di Dalmine, presente nella cavalcata cadetta e in Coppa delle Coppe nel 1987-1988 nelle file dei nerazzurri di Emiliano Mondonico. Un fuoriclasse mancato, infine, Domenico Morfeo, che taglia il traguardo dei 45 con l’anagrafe: raramente, prima e dopo, s’è visto un sinistro così magico e fantasioso.

VAVASSORI, DA MASTINO A MISTER. Il mastino Vavassori, meccanoci da bòcia a Canonica d’Adda, che di mestiere dunque seguiva il centrattacco avversario incollandoglisi addosso, dal 1970 al 1972, anno del passaggio al Napoli con cui avrebbe vinto la Coppa Italia ’76, e quindi dal 1977 al 1982, coi colori con cui è cresciuto calcisticamente ha un palmarès di 225 partite, 4 gol, una promozione dalla B e un’altra dalla C1. Da mister, invece, altari e polvere, divisi da due date: l’8 giugno 1998 dello scudetto Primavera, il secondo della serie a un quinquennio esatto da quello di Cesare Prandelli, 1-0 alla Roma a Bari con matchball di Corrado Colombo, e il 21 aprile 2003 dell’esonero dopo quattro stagioni incomplete alla guida della prima squadra, a cinque turni dal termine: il suo sostituto Giancarlo Finardi, ora coordinatore tecnico del vivaio di Zingonia, non riuscì comunque a evitare la retrocessione nel doppio spareggio con la Reggina. In dote, anche il Trofeo Dossena 1997, oltre al merito di aver sdoganato dalle serre i virgulti trasformandoli in campioni, da Pelizzoli a Bellini passando per i gemelli Zenoni e Pinardi. Altrove, da calciatore, anche il Cagliari e il Campania Puteolana, ritirandosi a 34 primavere; al di qua della riga di gesso, iniziando nel ’90 proprio dalla base, pure Ternana, Genoa, Avellino, Cesena, Verona e Pavia a spizzichi e bocconi. Il settimo posto della sua pattuglia di baby con Cristiano Doni vedette prima maniera nel 2000-2001, generando la plusvalenza di Mister 27 Miliardi Ivan Pelizzoli, resterà nella storia.

CONSONNI: SABBIO CRISTALLINA. Nato 14 rivoluzioni terrestri più tardi, ecco il dalminese Consonni, una carriera in tono minore e meteora da atalantino, anche se non sono in molti a poter raccontare ai nipoti di essere finito a referto in 5 partite europee. Una trentina di allacciate di scarpe totali e stop, divertendosi a continuare tra gli amatori dopo aver appeso le scarpe al chiodo. Cominciando sedicenne nella Coppa Italia di serie C sotto Ottavio Bianchi, l’esordio in A avviene sotto Nedo Sonetti, nell’1-1 col Milan del 27 aprile 1986 da sostituto di Simone Boldini negli ultimi venti minuti. Nell’annata del Baffo di Rivolta, 20 apparizioni con 2 reti in campionato. Lontano da casa, B e C assortite: Lucchese, Venezia, Monza, Barletta, Ternana, Modena, Spal, Como, Novara e AlbinoLeffe (2000). Un centrocampista dalla tecnica cristallina che avrebbe meritato ben di più. Tanti auguri.

TRA LE BRACCIA DI MORFEO. Oro europeo a Spagna ’96 con la Nazionale italiana Under 21, Mimmo l’abruzzese, di San Benedetto dei Marsi, con la maglia dell’Atalanta ha totalizzato quattro stagioni e mezza, dal ’93 al ’97 e poi da gennaio a primavera nel 2001 in prestito dalla Fiorentina, con 28 reti in 111 partite disputate. Non poche, se raffrontate alle 62 in 350 da pro. Scoperto quattordicenne a casa sua da Bixio Liberale, suo allenatore e osservatore del guru Mino Favini, il debutto al piano sopra avviene con titoli Allievi e Primavera già alle spalle, a 17 anni, il 19 dicembre 1993, nel 2-1 al Genoa. Francesco Guidolin era stato già rimpiazzato dal mentore di Morfeo nel vivaio, il futuro ct azzurro Prandelli, atalantini di sangue, ma senza patentino e quindi in coppia con Andrea Valdinoci. A fine stagione, dimessosi dalla prima presidenza Antonio Percassi il 26 febbraio 1994 a favore di Ivan Ruggeri, fu serie B. Lui, il talento immenso racchiuso nel metro e settanta, il destro usato solo per l’acceleratore, sarebbe sbocciato grazie al Mondo, al suo ritorno in sella dopo gli anni al Torino. E avrebbe conquistato il Milan, vincendoci però un tricolore soltanto da comprimario. Cagliari, Verona, Inter, Parma, Brescia e Cremonese il percorso nel calcio dei grandi fino al 2009, il San Benedetto dei Marsi nel 2010-2011 come ultimissima stazione. E in bacheca qualcosa che non gli potrà mai essere disconosciuto o tolto, al pari della classe cristallina: scudetti Allievi (’92) e Primavera (’93) contornati di un Viareggio e un Dossena tra inverno ed estate del suo anno magico, quello del debutto da big, e quel triangolino coi colori patri sul cuore a fine del secolo scorso. Auguri.

BERGAMO 12 -07 -2018- FESTA DELLA DEA 2018 .ALBERTO MARIANI – SILPRESS – 15 FESTA DELLA DEA 1 SERATA nella foto. – Gomez – Morfeo

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