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Calcio e non solo: Bergamo è stufa marcia della zona rossa. Dopo i sacrifici, la libertà è d’obbligo

La zona rossa in cui Bergamo ritornerà insieme a tutta la Lombardia provoca malumore anche nella classe dirigente locale. A che servono i sacrifici lunghi un anno se la libertà è un miraggio?

Zona rossa. Ancora. Dal 17 gennaio, chissà fino a quando. Il 5 marzo, probabilmente, data del nuovo termine della sospensione dell’attività dello sport dilettantistico. Anche perché i decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e le proroghe dello stato d’emergenza ormai non si contano più. Al pari degli andirivieni da un colore all’altro che hanno contrassegnato la fine dell’estate, il cuore dell’autunno e quindi le festività di fine anno. La Lombardia annuncia il ricorso al Tar tramite i suoi organi istituzionali, Presidenza in testa. Il Comune di Bergamo, tramite il sindaco, chiede al Pirellone di chiedere al governo l’esenzione per una Bergamo che a stare asserragliata non ce la fa più. E il calcio continua solo a livello professionistico, al netto della serie D che è una categoria interregionale, economicamente più attrezzata per reggere l’urto di tamponi, controlli, prevenzione e quant’altro. L’Atalanta continua la sua favola piena di sogni e di solide realtà, ma nel silenzio e soprattutto nel deserto. Stufa anch’essa, probabilmente, come tutti noi, dopo tanti sacrifici resi vani da decisioni cervellotiche piovute dall’alto.

BERGAMO STUFA DELLA ZONA ROSSA. I numeri possono vederli, sentirli, leggerli e interpretarli tutti. A parte che da Palazzo Chigi sono sempre indietro di due settimane con le statistiche e che chi ha più contagi della Lombardia e soprattutto di Bergamo, in coda da mesi e mesi anche in Regione dopo aver dato un contributo di sangue, sudore, lacrime e soprattutto vittime nella prima ondata del maledetto Covid-19, passa in arancione. Inutile nominare il Veneto? No, perché ha molti, ma molti più casi. E gli ospedali, dalle nostre parti, non sono affatto al collasso. I ricoveri sono sul saliscendi delle statistiche e dei bollettini giornalieri, bombardati ossessivamente nelle orecchie e negli occhi dei telespettatori, non bastassero le previsioni catastrofiste dei virologi da piccolo schermo, quelli del mantra “Pagheremo le libertà di Natale”. Se ci sono state concesse, ammesso non sia un nostro sacrosanto diritto riprendercele cogli interessi, nessuno di noi dev’essersene accorto.

BERGAMO: BASTA SACRIFICI. Perché ormai è dal marzo 2020 che, fine primavera ed estate a parte, quando il caldo aveva squagliato il virus, il termine libertà è scritto sull’acqua, che sia del Morla o del mare, reso più vicino dal bonus vacanze elargito da chi adesso, dall’Urbe, punta il dito sulla presunta irresponsabilità dei cittadini. Dovevano istituirla in Bassa Valseriana già a fine febbraio, con quel focolaio propagatosi intorno ad Alzano Lombardo, la zona rossa. Non riproporne altre a raffica, col risultato di fiaccare il morale, recidere la socialità in modo traumatico e infine abbattere economicamente le attività commerciali in primis. Il Gewiss Stadium, aperto ai famosi mille a invito praticamente solo per le partite col Cagliari e la Sampdoria del 4 e 24 ottobre scorsi, prosegue ad assistere alla gesta dei suoi campioni coi soli autorizzati dalle società presenti sugli spalti. In pratica parte del personale e dei dirigenti. Un’atmosfera surreale spacciata per normalità sulla base dell’emergenza, che dopo più d’una rivoluzione terrestre non dovrebbe più essere considerata tale, perché chi di dovere ha l’onere e la responsabilità di gestirla.

BERGAMO E LA LIBERTA’ DA RICONQUISTARE. Anche un deficiente capirebbe che la serrata semi totale non ha fatto abbassare i positivi, che non vuol dire affatto malati, e che quindi non esiste alcuna connessione tra le aperture e la diffusione di un contagio a oggi del tutto sotto controllo. Più si chiude, più i casi aumentano. E sì che è pure arrivato il vaccino, propagandato come strumento salvifico di una pandemia che non è affatto la stessa di quella subìta, anzi lasciata entrare da porte e finestre da chi sebbene avvertito s’era rifiutato di chiuderle a tempo debito. In Italia si lasciano scappare i buoi, si nega addirittura l’esistenza di un problema gravissimo e a rischio della vita. La libertà, quella no: chiusa tra quattro mura, come tutti noi, salvo autocertificazione. Basta, curate i malati e smettetela di perseguitare i sani. Lasciateci vivere la vita, il calcio, le emozioni. Con prudenza, con la mascherina quando non si beve e non si mangia, ma senza limitazioni e sacrifici che a quanto pare, snocciolando i dati, non sono serviti affatto. Bergamo è stufa.

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Luca BG
Luca BG
1 mese fa

Ma Basta parlare a nome di tutti!!
Basta con polemiche sterili e inutili. Gli stadi vuoti sono proprio l’ultimo dei problemi. Un po’ di rispetto sia per gli ammalati sia per chi deve prendersene cura.
Perlomeno chi vuole la massima libertà dovrebbe sottoscrivere che in caso avesse necessità di cure per Covid ci rinuncerebbe chiedendo solo di venire isolato in attesa di eventuale guarigione spontanea senza quindi pesare sul servizio pubblico. Ovviamente dovrebbe rispondere anche ai danni eventualmente arrecati a chi invece rispetta le regole e rispetta gli altri

Norbi
Norbi
1 mese fa
Reply to  Luca BG

Chiami118 e si faccia curate

Atax
Atax
1 mese fa
Reply to  Luca BG

è sempre così, questo governo giustifica ogni errore nascondendosi dietro i morti, ormai i contagi sono una scusa per giustificare ogni errore e mancanza, speriamo che questo inutile governo di trasformisti se ne vada a casa alla svelta

Norbi
Norbi
1 mese fa
Reply to  Atax

Invece di continuare a lamentarsi e inventate io apro io qui io la basta andare tutti a Roma vedrete come cambiano le cose e qualcuno dovrà trovarsi un lavoro

Beppedalmen
Beppedalmen
1 mese fa
Reply to  Luca BG

Concordo pienamente. Mi manca di più non poter abbracciare e parlare con i miei cari che il calcio.parlo da tifoso sfegatato che dal 1994 va in curva nord .so che non è uguale ma li il rimedio c’è. La TV. Per tutti i morti e i malati a quanto pare ancora no.debbono solo trovare secondo me un po più di chiarezza, concretezza e velocità nel fare le cose. È un po un caos. Speriamo bene perché per chi non si ricordasse più questo male ha sterminato una generazione di anziani che sono un valore umano immenso al giorno d’oggi senza… Leggi il resto »

Giancarlo
Giancarlo
1 mese fa

Mi dispiace….ma non sono d’accordo sulle sue conclusioni!!!! A me hanno insegnato che per supportare una tesi ci vogliamo i dati. Quelli che ho avuto modo da verificare mi dicono il contrario!! Con questo virus, più persone in giro..più contagi…..e di conseguenza più morti!! Tranne che… si voglia selezionare la specie. A questo punto si minano i valori di questa società del 21* secolo !!

Norbi
Norbi
1 mese fa
Reply to  Giancarlo

Beva di meno che il vino le fa male

Sergio
Sergio
1 mese fa

Proviamo a riaprire tutto con le dovute precauzioni così tanto decantate, distanza, mascherine ecc ecc. Ci sono categorie di lavoratori al COLLASSO ne ho di amici in tale situazione. Non x covid ma x altro moriranno.non si può continuare così.

Andrea
Andrea
1 mese fa

Articolo fuori tema, fuori luogo e anche piuttosto superficiale. Non rovinate questo bel sito.

Rosella
Rosella
1 mese fa

Basta basta basta ho perso mamma ed ora non posso neppure abbracciare mia figlia trascorrere qualche momento con lei. Non ne posso piu’. Scusate lo sfogo

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