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Adelio Moro dice settanta. Più Ascoli che Atalanta nel palmarès

Il regista offensivo di Mozzanica, protagonista della promozione dell’Atalanta nel ’70, giocò con entrambe le milanesi e con l’Ascoli

Sono settanta anche per lui, come le sue presenze (in realtà due in più, sembra), condite da 17 palloni nel sacco, con i colori che fasciano il cuore di tutti i calciofili bergamaschi. Adelio Moro, nato a Mozzanica ma residente da decenni a Romano di Lombardia, è il festeggiato nerazzurro del 14 aprile. Un regista offensivo, anzi una mezzala di punta come usava dire una volta, che nel 1972 venne venduto all’Inter insieme a Giuseppe Doldi e Sergio Magistrelli e condivide con Eugenio Perico la particolarità del prodotto atalantino d.o.c. che da professionista è stato più fedele all’Ascoli che alla casa madre. Ma lui, in più, giocò con entrambe le big di Milano. Dopo essere stato, agli albori da pro, il bomber da sporca decina protagonista della promozione in A con Giulio Corsini allenatore nella primavera del 1971. Praticamente al passo d’addio, anche se sarebbe tornato nel 1983 in B e poi, nell’area tecnica, da condottiero della Primavera dal 1988 al 1990.

MORO, PEZZO DA SETTANTA. Bomba nel piede, antesignana di quella per antonomasia ovvero del futuro compagno Marino Magrin e quasi infallibilità dal dischetto: 23 su 24 in carriera nei soli campionati, 10 su 10 in A, un errore solo a Catanzaro il 14 maggio del ’78 in divisa Picchio. La rampa di lancio atalantina fa da viatico per il grande salto nel calcio della metropoli. Nativo dell’ultimo Comune della Bassa bergamasca centrale prima del Cremasco, Moro, omonimo di Silvano che dell’Atalanta fu tecnico di Primavera e prima squadra lanciandolo in grande stile, nonché di Domenico insieme a cui avrebbe giocato a Bergamo in cadetteria, esordisce nella massima serie nell’occhiale casalingo contro la Sampdoria del 23 marzo ’69 subentrando a Sironi al 72′. 4 punti in 7 partite per il suo mentore, sostituto di Stefano Angeleri, il mitico Gabbiano, e sostituito a sua volta da Carletto Ceresoli. Dopo l’annata in D in prestito alla Cremonese, il rientro da 6 gol giocando anche con un certo Antonio Percassi e il mediano Ottavio Bianchi, poi artefice del Napoli di Diego Maradona.

MORO, DAL DIAVOLO AL PICCHIO. Quindi l’approdo alla Beneamata, giocando abbastanza e anche bene ma senza trofei dal 1972 al 1975. Nonostante Mazzola, Corso e Boninsegna, anni dopo l’epopea herreriana (con don Helenio a metà del guado fra Gianni Invernizzi, Enea Masiero e Luisito Suarez) non si andò oltre il tris di partecipazioni alla Coppa Uefa. Una parabola che fa tappa a Verona e, da novembre ’76 alla primavera del 1981, nelle Marche col mediano-terzino di Curno, più tardi raggiunti da Hubert Pircher in una mini colonia bergamasca. Ezio Riccomini, Giovanni Mihalic, Mimmo Renna per la salita nella massima serie nel ’78, G.B. Fabbri e Carletto Mazzone i suoi mister nel Piceno. Seguono il Milan ’81/82′ (Gigi Radice e Italo Galbiati) che ripiomba in B dopo il calcioscommesse, il Cesena, il ritorno (70 presenze e 25 reti globali) con Nedo Sonetti per una seconda promozione, stavolta vissuta da comprimario, e due giri di corsa in C2 a Ospitaletto.

MORO E LA PANCHINA. Proprio oltre Oglio comincia la vicenda da allenatore, proseguita nel vivaio di Zingonia, alla Lodigiani, al Brescia come vice di Lucescu e Maifredi con qualche intermezzo da responsabile tecnico, a Reggio Emilia di nuovo da secondo del rumeno e a Vicenza (2001-2002) per il bicchiere della staffa in tandem con Fabio Viviani da subentrati a Fascetti. Nel palmarès, anche una Mitropa Cup nel 1982 in bianconero, in una carriera con 76 gol in 408 partite (33 in 169 ascolane) al netto dell’Ospitaletto. Tanti auguri.

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1 mese fa

AUGURISSIMI

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1 mese fa

Da piccolo, ma non troppo….. Moro Doldi Magistrelli!!!!! Auguri tanti Adelio

battista cadei
battista cadei
1 mese fa

a bologna, spareggio col bari, siamo dovuti scappare

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