Resta in contatto
Sito appartenente al Network

Approfondimenti

Gasperini, un mister sopra le righe. Antidoping: niente complotto di palazzo

Atalanta

Il tecnico nerazzurro, deferito al Tribunale Nazionale Antidoping per aver ritardato un test il 7 febbraio, si conferma un personaggio sopra le righe. Nessuno gridi al complotto

La Lazio per il barbatrucco dei tamponi solo multata, i nerazzurri teoricamente privati del loro allenatore nella fase cruciale della stagione. Pardon, quella conclusiva. Adesso dietrologie e parallelismi si sprecheranno fino a fine pena mai. Gian Piero Gasperini, colpevole – vox populi – di essere il tecnico, anzi l’artefice dell’Atalanta dei miracoli, per la questionaccia sporca e cattiva dell’antidoping, rischia di brutto di saltare le ultime tre di campionato con Benevento, Genoa e Milan con la Juventus di mezzo tra penultima e ultima di A nella finalissima di Coppa Italia. Tutto per essersi confermato il solito personaggio anticonvenzionale, sopra le righe, senza peli sulla lingua, geloso della propria creatura e disposto ad alzare la voce pur di difenderla. Un uomo di campo che paga le reazioni istintive tipiche del suo essere. Anzi, potrebbe pagare, nel caso. Nessuno si senta autorizzato per questo a gridare al complotto del palazzo. Ci sarebbe comunque il fido vice Tullio Gritti, uno che a detta del suo capo ormai s’intende al volo con lui anche senza parlargli.

GASPERINI E L’ANTIDOPING. Padrone assoluto della scena al Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia, il Gasp, ma lo si è saputo soltanto ieri nel primo pomeriggio dal comunicato della NADA, l’organizzazione nazionale antidoping dipendente dalla WADA, il 7 febbraio scorso non avrebbe usato giri di parole per manifestare la propria contrarietà ai metodi dell’ispettore di turno, costringendolo di fatto a ultimare gli esami a uno dei quattro giocatori nerazzurri al termine dell’allenamento. Robin Gosens il nome svelato da L’Eco di Bergamo (che scrive pure di ispettore a bordocampo), ma il fatto è che si poteva e si può svolgere l’esame dopo la sessione sul campo: niente “mancata collaborazione” (articolo 3 comma 2), solo – si fa per dire – “condotta offensiva” (3.3) Conoscendo l’uomo in panchina, non avrà semplicemente tollerato di vedersi rovinare il programma da un controllo a sorpresa evidentemente percepito come ostile. Non solo da lui, ma a giudicare da quel che si legge sul web, a botti consumati, anche gran parte della tifoseria. Che vede come fumo negli occhi questa famigerata udienza del 10 maggio, davanti al presidente del Tribunale Nazionale Antidoping Adele Rando, figlia del rifiuto gasperiniano del patteggiamento a 10 giorni di sospensione proposto dal procuratore Pierfilippo Laviani. Perché così tardi, ci si chiede? Perché proprio adesso, con tutto il tempo che c’era? Se l’è chiesto anche l’onorevole-supertifoso Daniele Belotti, memoria storica della Curva Nord.

GASPERINI, LE REGOLE E IL PALAZZO. Dura lex sed lex, dicevano i progenitori. Fatica o meno del tedesco a riempire la provetta in un tempo solo anziché due. L’ispettore a bordocampo poteva starci. Convinto delle proprie ragioni, anche se non sarebbe certo stato un delitto ritardare di un amen l’inizio della preparazione alla semifinale di ritorno del trofeo nazionale col Napoli prevista il 10 di quel mese, il profeta del nuovo corso del calcio made in Bergamo come gli capita spesso non l’ha mandata a dire. Sarà che squadra e condottiero erano all’indomani del 3-3 casalingo beccato in rimonta dal Torino il giorno prima, un sabato, e quindi vagamente sull’orlo dei nervi. Una sortita domenicale dell’autorità deputata al controllo di sangue e urina sarà stata un po’ sgradevole e sgradita. Patteggiando Gasperini avrebbe evitato la richiesta del doppio della pena, durante la quale non potrebbe nemmeno dirigere le sessioni in sede. Articolo 3 comma 3: la richiesta di 20 giorni è ragionevole, il massimo previsto è sei mesi.

GASPERINI E LA VOLATA FINALE. Ma è lui stesso ad affermare a ogni piè sospinto che i suoi ormai vanno col pilota automatico. L’ha detto recentemente riguardo ai motorini Marten de Roon e Remo Freuler. L’aveva detto di Luis Muriel, messosi trequartista in inferiorità numerica per lasciare il solo Duvan Zapata davanti regalando compattezza ed equilibrio. Proprio l’ingrediente che ci vuole per giudicare fatti che non si conoscono, perché riportati e basta. Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso. E lasciamo il vittimismo e il complottismo ai perdenti. Che la corsa al secondo posto e al secondo trofeo da mettersi in bacheca nella storia prosegua senza cedimenti.

42 Commenti
Subscribe
Notificami
guest

42 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI NEROAZZURRI

Un bergamasco tutto d'un pezzo, Angelo "Domingo" Domenghini

Angelo Domenghini

Bergamasco DOC e tifoso atalantino

Cristian Raimondi

Il goleador della storia atalantina

Cristiano Doni

Il "Mondo", l'amico di tutti

Emiliano Mondonico

"EL TANQUE" NERAZZURRO

German Denis

PRIMA CAPITANO, POI AUTENTICA BANDIERA NERAZZURRA

Gianpaolo Bellini

IL "VIN DIESEL" DI BERGAMO

Giulio Migliaccio

Uno dei 7 capitani storici, per lui 8 stagioni con l'Atalanta di altissimo livello

Glenn Stromberg

Il goleador della storia atalantina

Riccardo Zampagna

Advertisement

Altro da Approfondimenti