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Il dopo Zapata si chiama Abraham. Se ci sarà un dopo

La formula seguita per Abraham in deroga al “mai a più di 20 milioni” sarebbe il “tanto entra, tanto esce” per Zapata

Per il dopo Zapata, non avrete altro centravanti all’infuori di Tammy Abraham. Una sorta di comandamento da inculcare ben bene nella testa dei tifosi, perché altre soluzioni dietro l’angolo proprio non se ne trovano. Ammesso che ci sia un dopo. Il triangolo di mercato dell’Atalanta con Chelsea e Inter legato all’offerta irrinunciabile dei Blues per Romelu Lukaku non sembra lasciare altre scappatoie al front office di Zingonia.

ABRAHAM NEL DOPO ZAPATA: I NODI. 40 milioni di offerta massima preventivabili da viale della Liberazione 16/18, altrettanti spendibili per un astro nascente di padre nigeriano e mamma inglese. Sarebbe questa la novità delle strategie dei piani alti del Centro Sportivo Bortolotti, a braccetto con la regola non scritta del “mai più di 20 milioni per un giocatore”, peraltro violata coi 26 (2+2 di prestito oneroso, 24 a saldo) proprio per strappare il colombiano Duvan alla Sampdoria. L’altro nodo è l’ingaggio del ragazzone di uno e 96 per 85 chili nato a Camberwell il 2 ottobre 1997: più di 6 anni meno del predecessore. 3 e mezzo, a quanto pare, quando a Bergamo i 2 del Papu Gomez sono il massimo ineguagliato.

ABRAHAM, EREDE DI ZAPATA: IN ALTO I COSTI. Tocca dunque fare più d’uno sforzo per assicurarsi i servigi di Kevin “Tammy” Oghenetega Tamaraebi Bakumo-Abraham, identità anagrafica al completo di un giocatorone capace di metterne una novantina (30 tra i londinesi) in 209 (82) allacciate di scarpe, comprensive delle esperienze dal 2016 al 2019 con Bristol City, Swansea e Aston Villa. Due campionati su tre in Championship, la B inglese, ma tant’è: la doppietta di double Youth Cup inglesi-Uefa Youth League dal 2014 al 2016, più la Champions League vinta di recente, ne fanno ben più di un prospetto. Il bomber del presente e del futuro già pronto all’uso, anzi. Con trafila completa nelle nazionali inglesi: bronzo in Under 21 in Polonia nel 2017, argento senza vedere il campo a Euro 2020. I numeri ci sono, quelli da spendere in teoria pure: si fa o no?

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