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Atalanta ‘indifesa’, pregi e difetti della retroguardia

Demiral

In attesa di capire se Palomino saluterà i compagni per vestire rossoblù, la Dea avrà una settimana di tempo per migliorare il suo reparto

Il gol da cineteca di Bernardeschi, con la sfera che addirittura esce dalla rete tanta è la potenza del tiro, non conta ai fini dell’analisi, ovviamente. Imparabile, imprendibile perfino per Musso, uno che ha gli artigli anche sulla schiena. Ma il gol preso dopo calcio d’angolo a favore, quando i difensori erano saliti per tentare di inzuccare in rete lasciando quindi scoperti gli attaccanti, e la disattenzione replicata al fotofinish sono punti dolenti.

Da sempre la difesa è stato il reparto messo più spesso sul banco degli imputati nell’Atalanta. Fino all’anno scorso, quando il miglior difensore della Serie A Cristian Romero ha vestito nerazzurro, Berat Djimsiti è cresciuto tanto da diventare ministro della difesa e Rafael Toloi si è imposto capitano dentro e fuori dal campo. Una retroguardia a tre che faceva muro e, forse, pure concorrenza al tanto esaltato attacco prolifico della Dea.

Oggi Djimsiti e Toloi sono ancora a Bergamo, le disattenzioni in amichevole possono capitare. E Demiral è un buonissimo acquisto, si è già fatto valere con forza fisica, chiusure e anticipazioni da professionista. Lovato si è perso un po’ Kulusevski, ma sono ancora le prime partite, mentre Lucumì – se sarà lui ad arrivare – dovrà integrarsi in tempi record pur partendo dalla panca. L’equilibrio da trovare è sulla coperta corta: salire per cercare la profondità (sicuramente un pregio che disorienta gli avversari) senza lasciare scoperte le punte nemiche. Attenzione raddoppiata su angoli, contro e a favore, e contropiede. Più lucidità, l’Atalanta ha già dimostrato di poterla mantenere per 90′ e anche più, lo scorso anno. C’è solo da riprendere le fila.

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