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Amarcord: Nicolini e il penultimo gol italiano a Bergamo in Europa

Trentuno anni o quasi prima di Matteo Pessina, il primo italiano dell’Atalanta a segnare in Champions League, l’ultimo gol tricolore in Europa dei nerazzurri

Quant’è cambiato il calcio da allora, quando gli stranieri erano tre per squadra e finita predica. Nondimeno, per l’Atalanta, regina delle provinciali per antonomasia e quindi ai margini del grande impero del pallone, che un italiano la metta sui palcoscenici continentali oggi come oggi è una rarità. A Matteo Pessina il primato nell’era contemporanea in Champions League, grazie al matchball con lo Young Boys del magico mercoledì sera del battesimo del fuoco di coppe del Gewiss Stadium coi tifosi in presenza dopo le interminabili restrizioni antipandemiche. Eligio Nicolini era stato l’ultimo calciatore nostrano, a Bergamo, col pubblico ovviamente in massa. In Coppa Uefa, la dimensione, incredibile quanto quella ai giorni nostri, del club dell’epoca, durante la prima presidenza di Antonio Percassi.

NICOLINI: IL PENULTIMO ITALIANO A BERGAMO IN EUROPA. Anche al centrocampista avanzato di Omegna, ai tempi prelevato dal Vicenza per risalire in A al pari di Daniele Fortunato, toccò l’onore mica da poco di recitare la parte del match winner. Un sinistro spiazzante a fil di primo palo, a rimorchio della genialata quasi dal fondo di Claudio Caniggia, per battere Bodo Illgner, tra parentesi il portiere della Germania Campione del Mondo a Italia ’90. L’anno era proprio quello, il 12 dicembre la data precisa. I nerazzurri, allenati da Piero Frosio, monzese di origini valdimagnine (Sant’Omobono), passarono gli ottavi contro una corazzata come il Colonia (1-1 all’andata, pari di testa di Roberto Bordin) dopo aver eliminato la Dinamo Zagabria di Zvone Boban e il Fenerbahce dell’attempato guardiano dei pali Toni Schumacher (il predecessore di Illgner in tutti i sensi). Ai quarti con l’Inter, finiti maluccio, sedeva già in panchina Bruno Giorgi. Ma quell’ultima gioia di coppa regalata da un italiano al pubblico di Bergamo, un piccolo grande campione di 1 metro e 68 che cuciva due reparti e stragiocava, condendo la pietanza con 25 gol in 180 match, rimarrà per sempre nella storia.

 

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