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Miranchuk, se ci sei batti un colpo

Nelle difficoltà attuali dell’Atalanta emergono le quattro panchine di fila del russo. Gasperini dice che è un bravissimo ragazzo. Ma perché Miranchuk non gioca?

Tanto rumore per il famigerato cambio Pezzella-Pessina, il terzino sinistro per il trequartista spostando lì Joakim Maehle, anche se chi di dovere l’ha motivato (“Da quella parte il Milan ripartiva e passava sempre”, vedi gol dell’1-0, NdR), e nessuno o quasi a chiedersi se Aleksey Miranchuk non facesse al caso. Osservatori, addetti ai lavori e tifosi, a detta loro, avrebbero inserito subito Mario Pasalic, ruolo per ruolo. Come se anche Lyosha non fosse del mestiere. Domanda: perché contro il Diavolo l’ex Lokomotiv Mosca s’è fatto la quarta panchina di fila muto e sempre accomodato sul sedile?

MIRANCHUK ALLA QUARTA PANCHINA. Miranchuk è un bravissimo ragazzo. Non esistono incompatibilità sul campo o problemi di altro genere: le mie sono solo scelte tecniche”. Gian Piero Gasperini, alla vigilia del match, ha inquadrato il caso vero o presunto del russo che dopo Salerno, un tempo da titolare (poco di più, in precedenza, con la Fiorentina) e spazio a Josip Ilicic che avrebbe poi servito l’assist al match winner Duvan Zapata, non ha più rivisto la luce. E sì che a Villarreal l’ultimo tocco per il 2-2 definitivo di Robin Gosens, anche se il la era dello sloveno, è stato il suo. E sì che l’apertura da metà campo per l’azione del 2-1 in extremis di Roberto Piccoli a Torino, alla prima giornata, era uscita dal suo cappello di maghetto a intermittenza.

IL CASO MIRANCHUK. Ancora a secco in questo scorcio tardo-estivo e autunnale di una stagione iniziata tra i saliscendi di rendimento un po’ per tutta la rosa nerazzurra, il prossimo ventiseienne (candeline il 17 ottobre) venuto dall’Est è probabilmente vittima di un equivoco tattico. Il Gasp, l’ha sempre rimarcato, non lo considera un attaccante. Spesso, in carriera, ha fatto l’ala. E di uomini tra le linee la squadra bergamasca ne ha tanti, troppi per non creare concorrenza e sovrannumero: oltre al monzese e a SuperMario, jolly per eccellenza, anche Ruslan Malinovskyi, adattato a punta perché se tra Duvan e Luis Muriel uno non è in grado di giocare bisogna adattare qualcun altro della pletora di mezzepunte. O “giocatori offensivi, ne abbiamo sei”, come ama ripetere l’uomo sulla tolda di comando. L’interrogativo, a questo punto, è legittimo: serve davvero alla causa Miranchuk, il journeyman da settebello alla voce marcature nella scorsa annata, oppure è meglio rinunciarci a gennaio per prendere al tecnico l’agognato attaccante che aspetta da sei finestre intere di calciomercato?

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