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I tanti leader dell’Atalanta, da Tolói a Palomino

Un aspetto sottolineato anche da Palomino nell’intervista odierna alla Gazzetta

Tanti leader, tanti punti di riferimento per un gruppo ormai solido e dalle ambizioni consolidate. Anche questa è certamente una delle principali fonti di coraggio e identità dell’Atalanta gasperiniana, senza dubbio la migliore di tutte le versioni nerazzurre esistenti nella storia.

Lo ha sottolineato nel corso dell’intervista odierna (LEGGI QUA) a La Gazzetta dello Sport Josè Palomino: “La definizione di comandante della difesa mi piace: è bello sentirmi importante, lì dietro. Ma in questa squadra ce n’è più di uno che comanda in gara: De Roon, Freuler, Tolói…”. Altri, a onor del vero, sono i calciatori ormai di lunga militanza a Bergamo, da Gosens a Zapata, ma forse per vari motivi meno considerabili come trascinatori e uomini spogliatoio. Analizziamo in breve queste quattro figure nelle righe a venire.

MARTEN DE ROON – Ceduto al Middlesbrough nell’estate del 2016 e tornato dopo soli dodici mesi come l’acquisto, all’epoca, più costoso della storia del club, Marten de Roon è forse il calciatore più amato dal popolo bergamasco. Diventato ora molto popolare anche per via della tagliente ironia usata sui social, è a tutti gli effetti il vero insostituibile dell’Atalanta.

REMO FRULER – Spalla di de Roon ormai da tempo, fu pescato per un paio di milioni dal Lucerna, dopo due soli anni nel massimo campionato svizzero. Diventato importante anche nel progetto della propria Nazionale, stupisce per la grande intelligenza tecnico-tattica mostrata in qualunque frangente di gioco.

JOSE’ PALOMINO – Difensore arrivato con un po’ di scetticismo e tanta curiosità dalla Bulgaria ormai quattro anni e mezzo fa, si è dimostrato fondamentale e utilissimo per via della sua grande duttilità difensiva, che gli permette di giocare sia al centro della difesa che come “braccetto”. Pur con qualche limite tecnico si è sempre mostrato molto importante per la squadra negli anni.

RAFAEL TOLOI – In Italia ci era stato per pochi mesi alla Roma, senza infamia nè lode. Riportato nel bel Paese, si è imposto sotto Gasperini anche per via della sua grande capacità di aggressione in avanti e gestione del duello uomo su uomo. Nel mentre è diventato anche Campione d’Europa con la Nazionale di Mancini.

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