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Salvate il soldato Merih

Il nazionale turco è il naturale capro espiatorio dell’eliminazione dell’Atalanta ai gironi di Champions League. Ma in campionato Merih Demiral è un eroe

Attacco della Juventus annullato, Napoli decapitato anche grazie al sul 2-2 di prepotenza a fil di montante per la contro-rimonta da meno 4 dalla vetta. Eroe in campionato nella rincorsa ormai nemmeno sottotraccia al titolo dei sogni, Merih Demiral a metà settimana è diventato invece il capro espiatorio della prima grande delusione dell’Atalanta in questo scorcio d’autunno. Il perno difensivo nerazzurro ha spalancato l’autostrada dello score e degli ottavi di finale di Champions League al doppiettista Arnaut Danjuma e al Villarreal. Ma è proprio tutta colpa del nazionale turco?

SALVATE IL SOLDATO MERIH. Pronto a calarsi l’elmetto come sempre, oltre all’errore in uscita, passando la metà campo nel tentativo di giocare una palla morta lasciatagli lì dall’altrettanto incerto Marten de Roon, il ’98 arrivato dalla Juve in prestito a mo’ di erede di Cristian Romero s’è trovato costantemente esposto all’uno contro uno del miglior giocatore ospite, già autore del provvisorio vantaggio in remuntada a campi invertiti. Chiaramente il portacolori del calcio della Mezzaluna, dal rendimento stupefacente soprattutto nella serie positiva a cinquina alla voce bottini pieni entro i confini, deve sopportare buona parte del peso delle responsabilità di aver costretto i compagni a una vana rincorsa.

MERIH DEMIRAL E L’ATALANTA DA EUROPA. Probabile che Gian Piero Gasperini, certamente non colpevole di avergli confermato le chiavi della retroguardia viste le prestazioni recenti, domenica a Verona gli conceda un turno di riposo e di riflessione. Anche se il buon Merih avrà dei limiti, non può certo assumersi sulle spalle l’onere del terzo posto nel girone, figlio dell’unica vittoria contro lo Young Boys e di almeno tre punti persi nel doppio confronto col Manchester United. In cui, peraltro, aveva pure firmato il 2-0 dei sogni su una gamba sola, tenendo duro per l’elongazione al flessore destro che gli avrebbe in seguito fatto saltare Udinese e Sampdoria. Nessuno, dunque, pensi di punire il soldato Demiral, uno che non marca visita nemmeno per sbaglio.

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