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8 gennaio: candeline atalantine per altri tre

Bosdaves, che ne spegne 77, aiutò la Dea di Corsini a tornare in A. Toccata e fuga per Manuel Locatelli nel vivaio, retrocessione in C per Fulvio Bonomi

Non solo Fortunato, lo scudiero del Mondo. A festeggiare l’8 gennaio nel novero degli ex dell’Atalanta ci sono anche il friulano Ivano Bosdaves, 77 anni oggi, il bergamasco nativo di Seriate Fulvio Bonomi (62), ben più famoso nella Samp dei gemelli del gol Vialli & Mancini, e infine Manuel Locatelli, lecchese cresciuto all’oratorio di Pescate con la famiglia a Galbiate che compie 24 inverni da giocatore della Juventus e da campione d’Europa in carica con la Nazionale azzurra.

UN FRIULANO ALL’ATTACCO. Bosdaves, udinese nato nelle Zebrette, giunge venticinquenne a Bergamo nel Settanta dopo Spal e Napoli, due stagioni nel Golfo con l’intermezzo a Brescia. Una delle porte sforacchiate – doppietta – da questo numero 11 da settebello e da promozione in A sotto Giulio Corsini, ala sinistra nominale (il tornante di destra era Giovanni Sacco, 7 gol solo in campionato), seconda punta effettiva a supporto di Luigino Vallongo, 6 in cadetterìa come lui, mentre il bomber era il regista d’attacco (10) Adelio Moro. Altre vittime nelle 22 presenze, Casertana due volte, Reggina e Novara. In Coppa Italia, invece, il rigore nel 2-1 all’Inter a San Siro nel girone. Foggia, Prato e Riccione, con ritiro trentunenne nel ’76, le stazioni successive.

FULVIO IL BLUCERCHIATO. Due annate nei mitici blucerchiati di Boskov per il settepolmoni cresciuto in nerazzurro, con la Coppa Italia vinta (1988 e 1989), interludio fra due periodi in grigiorosso Cremonese (anticipati dal 1978-1979 di apprendistato) agli ordini dell’ex compagno Emiliano Mondonico tra 1981 e 1985 (ultimo anno in A) e nel 1989/90 sotto Tarcisio Burgnich sempre al massimo livello. All’Ascoli, con l’ex tecnico delle giovanili nerazzurre Ilario Castagner (appena subentrato ad Aldo Sensibile), anche la Mitropa Cup vinta grazie al suo rigore a 4′ dal 90′ in casa col Bohemians Praga il 16 novembre ’86. Da atalantino, un trampolino con poca fortuna personale e collettiva, da classico prodotto del vivaio da vendere per fare cassa dopo la caduta in C1, costretto a esordire e arrivare a fine corsa tra ’79 e ’81 con 75 march (8 di Coppa Italia) e 5 palloni in porta. Titta Rota, precipitato in B dopo le buone annate seguite ai mitici spareggi del Settantasette, non trova in Bruno Bolchi e Giulio Corsini gli eredi in quota miracoli ed ecco la caduta agli inferi.

LOCATELLI FA LE COSE PER BENE. Riscattato dopo il prestito dal Diavolo, Locatelli storicamente cominciò a fare le cose per bene nel Sassuolo di Roberto De Zerbi. Nel palmarès precoce all’ombra della patria bandiera, argento all’europeo tedesco Under 19 nel 2016 e bronzo nell’Under 20 polacco l’anno dopo. Manuel, svezzato dal padre Emanuele, venne portato novenne a Zingonia da Paolo Rota e scippato a 11 anni dai rossoneri grazie allo scout bergamasco Mauro Bianchessi, quando le due società erano in bega per il cartellino di Mattia Alborghetti. Auguri anche a lui, anche se le candeline non sono più nerazzurre da tempo e lo sono state per poco.

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