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Koopmeiners & Pezzella, mancini maravilha

Pezzella

Il tulipano ex AZ detta i tempi ed è ovunque, l’esterno sembra qualcosa di più d’una controfigura di Gosens. I due mancini sono una sorpresa

Benedetto ottavo di Coppa Italia, quante sorprese hai regalato. Due dai tiri mancini sempre in canna, anche se il primo ha scheggiato la traversa arrampicandosi in cielo e il secondo s’è inventato destripede per provarci, fermato da portiere e palo lontano. Il turnover obbligato sotto i colpi dell’emergenza, anche contro il Venezia, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha permesso al grande pubblico di scoprire le qualità di Teun Koopmeiners e Giuseppe Pezzella. Ovvero il metronomo che forse mancava a un’Atalanta che di solito, a trazione anteriore com’è, passa spedita e senza fronzoli dalle strade di mezzo e un ex neo-retrocesso in maglia Parma rivelatosi pian piano qualcosa di più d’una semplice controfigura di Robin Gosens.

KOOPMEINERS, MR. RITMO. Cambi di gioco, sventagliate, inserimenti senza palla, capacità di rinculare e rilanciare l’azione. L’ex AZ, jolly pescato dal mercato estivo tra le perplessità anche di Gian Piero Gasperini, più che altro perché affezionato alla rodata coppia Marten de Roon-Remo Freuler, adesso si sa fin troppo bene cosa può dare alla squadra e al suo allenatore. Perché è un uomo ovunque, solido e preciso, capace di far correre i compagni e soprattutto il pallone, un prolungamento del suo arto inferiore per quanto sa dosare effetto e potenza con cui colpirlo. Sia che si tratti di scagliarlo una quarantina di metri più avanti, sia che debba consegnarlo sui piedi di qualcuno con la sua stessa maglia. Risolutore della rimonta veronese, in precedenza s’era messo in luce per la mira dritta nel sacco proprio nel precedente di campionato ospitando il Venezia, nel poker per il resto ascrivibile al triplettista Mario  Pasalic. Non è un uomo assist, non ancora, a dispetto della pennellata dalla bandierina per il bis delle illusioni di Merih Demiral a Old Trafford.

PEZZELLA, IL BACKUP DI GOSENS. Che Joakim Maehle sia duttile, in quanto utilizzabile indifferentemente su una corsia e sull’altra, nessun dubbio. Ma il nazionale tedesco, out ormai da fine settembre, prima del napoletano svezzato dal Genoa e messo sul piedistallo dall’Udinese non poteva contare su un backup dallo stesso piede. Potente fisicamente, accorto dietro e inesauribile in fase di spinta, che avesse raddrizzato l’estremità sinistra lo si era capito alla Dacia Arena nel primo impegno dell’anno, aiutando SuperMario con un bell’ammollo. Ed era stato lui a smistarla proprio per il tulipano il 30 novembre scorso contro gli avversari della prima eliminatoria del trofeo della coccarda, dopo essersi reso protagonista della mezza serpentina al Bentegodi per consentire ad Aleksey Miranchuk di impattare. Tre smazzate vincenti sono grasso che cola, per uno arrivato col miraggio del posto eppure, alla settima allacciata di scarpe da titolare su sedici, migliorato sensibilmente, dentro gli schemi, bravo a intendersi con chiunque e perfino idolo dei tifosi. Che aspettano di poter esultare con lui sotto la Curva Nord quando riuscirà a centrare la porta.

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