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Perché è giusto ringraziare Gosens

gosens atalanta

L’esterno tedesco è ormai un giocatore dell’Inter. Sui social si è aperto un dibattito ma, a nostro avviso, va ringraziato

Da qualche giorno leggo commenti sulla cessione di Gosens all’Inter. Chi pro, chi contro, chi grazie, chi vaff… eccetera. Ce n’è per tutti i gusti. Però questa riflessione va fatta.

L’Atalanta è cresciuta parecchio negli ultimi anni: i risultati sportivi lo evidenziano, i numeri sui social lo testimoniano, a livello europeo viene spesso tirata in ballo, fornisce giocatori a tante nazionali, tiene un bilancio in ordine. Tutto vero. Dimenticavo, è anche riuscita ad alzare il proprio monte ingaggi.

Ma nonostante questo è innegabile che – vuoi per non rischiare di fare il passo più lungo della gamba, vuoi che le società sportive sono delle vere e proprie aziende a tutti gli effetti quindi meglio risparmiare che spendere – l’Atalanta – senza offesa – sia un gradino sotto ancora a tanti club: Juventus, Inter, Milan e via dicendo.

Possiamo raccontarcela quanto vogliamo (hanno debiti, non vincono in Europa da tanti anni, ecc.), ma le tre sopracitate hanno innegabilmente un maggiore appeal rispetto alla Dea. Cinque anni a ottimi livelli non sono sufficienti a colmare il gap con questi club, né a livello di immagine (quando un professionista guarda il palmares degli ultimi 20 anni vede scudetti e Champions) né a livello economico, e non ne basteranno altrettanti per annullare questo divario. Ma probabilmente non sarebbe sufficiente nemmeno colmare quest’ultimo punto: prendiamo ad esempio il Newcastle: pur con una proprietà ricca e offrendo contratti pazzeschi, ha chiuso poco o nulla. Alla fine Newcastle é e Newcastle rimane. Qualche inglese potrebbe farsi ingolosire dal club che fu di “Alan Shearer”, ma i giovani in rampa di lancio oggi potrebbero non sapere nemmeno chi sia.

Pertanto è inevitabile che un professionista che oggi si chiama Gosens, e che domani si chiamerà con un altro nome, alla fine accetti la corte di questi club. In soldoni l’Inter è la squadra campione d’Italia, ha disputato una finale di Europa League, è in testa al campionato e può permettersi un monte ingaggi decisamente più alto dell’Atalanta di oggi. Tutti buoni motivi perché un professionista decida di cambiare il proprio datore di lavoro.

L’unica cosa che conta, è che questo professionista si sia comportato da tale sino all’ultimo dei suoi giorni. E, su questo punto, Gosens è inattaccabile avendo sempre dato il 120% in ogni partita.

Grazie Robin

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