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Castagne, Gosens e non solo. Quanto ci mancheranno le “sartorate”?

Sartori

Blitz a sorpresa al culmine di un febbrile lavoro di scouting: i colpi di mercato noti come sartorate sono stati l’essenza dell’Atalanta

Timothy Castagne, che non era nemmeno la prima scelta, per sostituire Andrea Conti. Robin Gosens, il mancino a tutta fascia dopo il troppo presto ripudiato Boukary Dramé, che avrebbe poi sostituito a sinistra Leonardo Spinazzola. Le chiamavano e la chiamano tuttora “sartorate”, perché nessuno come il Cobra di Lodi sapeva e sa chiudere operazioni da blitz senza seminare la strada di tracce come Pollicino. Lasciando perdere i vari Andrea Petagna e Bryan Cristante ottenuti per un tozzo di pane quando nessuno li voleva, o Alino Diamanti e Marco Borriello, fantasista e bomberone per mezza stagione nell’unica vissuta per intero da Edy Reja in panchina, le mosse sul mercato di un Giovanni Sartori già al Bologna benché non fisicamente né contrattualmente all’Atalanta hanno imposto una scuola. Perché le qualità nascoste di illustri carneadi alla fine si sono trasformate regolarmente in gioco efficace e plusvalenze. Di costosetti o relativamente tali ancora qui, Mario Pasalic e Joakim Maehle.

LE SARTORATE: TARGET E METODO. L’uomo mercato ha saputo trarre profitto perfino da Lennart Czyborra, un ragazzo dello zoo di Berlino che svernava nei Paesi Bassi, per intenderci. Il Benelux , leggi pure Hans Hateboer e Teun Koopmeiners, però molto più quotato in partenza, come terra d’elezione di uno scouting febbrile, le referenze tipo Marco van Basten per Marten de Roon, la necessità di scelte mirate a comporre tutte le tessere mancanti del mosaico, i prezzi bassi e soprattutto l’occhio lungo per operazioni epocali. Tutte caratteristiche che hanno consentito al responsabile uscente dell’area tecnica nerazzurra, un’annata di convivenza forzata con il direttore generale Pierpaolo Marino dal suo arrivo allo start di agosto del 2014, di assecondare le esigenze dell’allenatore, dove per allenatore si attende quello di un ciclo forse irripetibile, Gian Piero Gasperini. L’opposto del dirigente che lascia, perché da uomo di campo sente il bisogno di torcere le budella ai suoi per tirarne fuori qualcosa di gradito al palato e di efficace. E nemmeno ha la stessa pazienza, per usare un eufemismo. Dalla riscoperta dei prestiti del vivaio di ritorno (Caldara, appunto Conti, Gagliardini) all’acquisto di giocatori già fatti e pronti, magari solo da sgrezzare, vedi i laterali belga e tedesco-olandese citati in premessa, il cambio di strategia per rimanere nell’elite del pallone non solo nazionale non ha certo colto impreparato l’artefice del Chievo venuto a miracol mostrare sui nostri lidi.

LE SARTORATE DEL COBRA. Lavoro sottotraccia, anzi possibilmente sottomarino, e alzata di capo al momento giusto, senza sforare limiti di budget già scritti. Non è mai stato seguita una tattica diversa da parte dell’ex centravanti scudettato del Milan della stella, che a 65 anni e con un vago sentore di delusione generale per Juan Musso e Jeremie Boga, gli ultimi affaroni o presunti tali, richiesti comunque dal Gasp pur se quest’ultimo nega ogni benedetta volta di aver mai fatto un solo nome alla Società, probabilmente aveva già capito di essere a fine corsa non appena resosi conto della flessione irrimediabile dell’organico da lui costruito tassello dopo tassello nella complicata transizione all’insegna del binomio fine del ciclo Champions-passaggio di quote azionarie in mano agli americani. Rimarrà comunque il segno del passaggio delle sartorate, da un Matteo Pessina ottenuto per 1 milione più metà della futura rivendita prima della centesima presenza (in quel caso, 3 milioni al Milan) come parziale contropartita dell’ex terzino della Bonacina di Lecco poi sparito dai radar alla sostituzione appunto con l’ex Genk di quel Thomas Foket cui nell’estate 2017 fu scoperto un vizio cardiaco. Aveva Tim di scorta dietro l’angolo, pazzesco. Dal Racing sarebbe quindi approdato a Zingonia Ruslan Malinovskyi, ma qui siamo già su ben altre quotazioni. Quella di Giovanni Sartori da Lodi è un’eredità pesante, pesantissima. Tanto da aver suggerito ai piani alti lo sdoppiamento del ruolo: Lee Congerton sul piano internazionale, tra il sogno Matty Cash dei Villans e chissà chi ancora, e il ruspante ex Hellas Tony D’Amico sul fronte interno. Capaci di sartorate anche loro?

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