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Lode a Massimo Brambilla. Nessuno come lui

Il tecnico vimercatese ha fatto grandi almeno due generazioni di calciatori. Dai ragazzi del ’99 alla Primavera bicampione

Massimo Brambilla è ormai prossimo al passaggio tra i professionisti, dalla gavetta della serie C ma di lusso sulla panchina della Juventus Under 23, la squadra B bianconera, e in tantissimi già a Zingonia non possono fare altro che rimpiangerlo. Perché dal 2015 fino a ieri il tecnico vimercatese s’è dimostrato la migliore levatrice possibile di nuove leve di giovani calciatori. A parlare a suo favore non sono soltanto i trofei, benché graditissimi, in Under 17 e quindi alla guida della Primavera. Perché qualche fenomeno, nelle due generazioni di vivaisti dell’Atalanta enormemente valorizzati, l’ha sviluppato e portato tra i grandi. Facendo pure guadagnare un sacco di soldi al management aziendale.

BRAMBILLA, LA SCOMMESSA VINTA. Il classe ’73, ex centrocampista al fosforo tra le altre di Cagliari e Torino, è prima di tutto una persona squisita, dalle maniere raccomandabili, da portare a esempio per tutti, in un mondo del calcio spesso popolato di star e starlette, animato soprattutto dal dio denaro. I ragazzi del ’99 che gli devono molto, se non tutto, non gli sono debitori soltanto di scudetto e supercoppa 2016: Alessandro Bastoni è diventato un campione nell’Inter e nella Nazionale, Filippo Melegoni pare essersi lasciato alle spalle le traversie fisiche e al Genoa può aspirare al posto fisso, il jolly difensivo Enrico Delprato è stato appena ceduto al Parma a titolo definitivo, Christian Capone ed Emmanuel Latte Lath comunque dicono la loro a livello pro. Investire nella struttura e nelle risorse giuste alla fine paga: dei già venduti tra i citati, plusvalenze a 41 milioni.

BRAMBILLA, LA PRIMAVERA DEL VIVAIO. La finale-bis dell’anno dopo con l’Inter ha portato in dote un ricavo ancor maggiore alle casse societarie, quel Dejan Kulusevski il cui percorso è stato sublimato dal primo dei due titoli Under 19 consecutivi, il secondo assegnato senza la disputa dei playoff per ragioni di contenimento della pandemia di Covid-19. E lì siamo a quota 44, dalla Juventus che poi, peggio per lei, non ha voluto credere nel fuoriclasse svedese di sangue macedone, sbolognato troppo in fretta al Tottenham del transfuga Paratici. S’è invece un po’ incartata la carriera del 2002 Amad Diallo, altro mancino, una sbarcata di palanche in arrivo dal Manchester United, ma tant’è: ennesima riprova che i virgulti di talento vanno coltivati senza pressioni e con mestiere. Il tratto umanissimo dell’eterno ragazzo brianzolo che si appresta ad abbandonare la tolda di comando, unito alle sue indubbie capacità tecniche e alla sagacia tattica, dal 4-2-3-1 al 4-3-3 alla revisione a 3-5-2 con braccetto e addirittura Alassane Sidibe (2002 che lascia dopo 1 stagione da fuoriquota), hanno garantito ricambio generazionale e crescita di tutti gli organici affidatigli.

BRAMBILLA E IL NUOVO CORSO DEI GIOVANI. Giorgio Scalvini, per dire, l’ha scodellato lui già bell’e pronto a Gian Piero Gasperini, il collega che decide (“Noi siamo al servizio della prima squadra, se Gasp mi chiede un giocatore è lui che decide come e quanto impiegarlo o quando ridarcelo”, il refrain brambilliano). Anche nelle ultime due stagioni povere di sorprese e vedette al netto di Moustapha Cisse, finale e quarti di finale di categoria raggiunti con due poderose rimonte in regular season, segno che la stoffa è da couturier di fino. Anche se al piano di sopra, forse, non hanno ancora deciso se tornare o meno ad affidarsi ai giovani di ritorno dai prestiti: dopo Caldara, Conti, Gagliardini, Grassi e Kessie, ci sarà spazio per Caleb Okoli e compagnia cantante? Marco Carnesecchi, per dire, è già virtualmente della Lazio solo perché a 20 milioni non si dice di no e l’investimento su Juan Musso sarebbe stato altrimenti sconfessato. Arrivederci, caro Massimo, ci hai fatto divertire e ci hai onorato della tua presenza. Due Youth League, due avventure nel grande calcio internazionale dei baby, due dominii assoluti in campo nazionale più altrettante supercoppe Primavera contro la Fiorentina (aggiungiamoci la finale di Coppa Italia persa a Venezia coi viola) non si dimenticano.

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