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Quel “vice Ilicic” a Ilicic ancora caldo: quale nome per l’erede?

La difficile eredità del fuoriclasse sloveno, a fine corsa a Bergamo dopo anni fantastici: quale nome per illuminare il palcoscenico d’invenzioni?

Federico Bernardeschi, comunque tutt’altro tipo di giocatore vista soprattutto la stitichezza sottoporta, da Toronto e dall’alto dei 5 milioni a giro di corsa ha salutato con la manina l’Atalanta ringraziando il duo Gasperini-D’Amico per la cortesia di averlo quantomeno preso in considerazione. Di Carles Perez, peraltro non un fantasista, qualunque cosa significhi, s’è diffusamente parlato in termini di contropartita nel caso la Roma volesse davvero mettere le mani sul jolly Mario Pasalic, vagamente in esubero a queste latitudini. Ce la farà mai il club nerazzurro a portarsi a Zingonia il famigerato e ormai quasi mitologico vice di Josip Ilicic a originale ancora caldo benché fuori rosa in attesa di cessione?

ILICIC: VICE, ANZI EREDE CERCASI. Il tormentone delle ultime quattro doppie sessioni di calciomercato, figlio di un’espressione concordata in sala stampa tra il Gasp e i mass media di cui nessuna delle parti vuole tuttora rivendicare la primogenitura, ha in realtà nel mirino il classico elemento di inventiva, fantasia, rapidità, capacità e velocità di esecuzione anche nelle smazzate per il compagno meglio piazzato e smarcato. Possibilmente sinistro di piede, vista la fama di imprevedibilità che accompagna da sempre i non destri in tutti gli sport. Uno, insomma, in grado di accendere la squadra e segnatamente l’attacco. Perché perdere anche il fuori forma dai lampi di genio proibiti dopo la fine del ciclo bergamasco del Papu Gomez è qualcosa che richiede soluzioni immediate. Il tic toc fino al limite, al riparo dall’inosabile, del reparto offensivo della scorsa stagione, chiusa come s’è chiusa, al profeta Gian Piero non è piaciuto affatto. E fin dall’albergo del ritiro a Lantana di Dorga la parola d’ordine “qualità” è risuonata nelle orecchie di staff e dirigenza.

DIMENTICARE ILICIC. L’imperativo categorico mutuato dal film di Francesco Rosi su Palermo è necessario per non dover impazzire alla ricerca di un profilo che forse nemmeno c’è. Anzi, prima ci si ficca in testa che uno come lo sloveno, lo svogliato e il pigro in apparenza più forte del mondo, non lo si ricrea nemmeno come clone da laboratorio, meglio sarà per tutti. Occorre un succedaneo, qualcuno che ne ricalchi le caratteristiche senza dover essere gravato del peso di una simile eredità. Oppure quel di cui era capace Josip va distribuito in parti eguali. Sì, ma tra chi? Ederson è un cursore di forza, bravo a muoversi negli spazi e tra le linee. Luis Muriel, grande qualità pura, è un finalizzatore, anche se crea abbastanza. Di Supermario, gran colpitore ambidestro, tutto si può dire tranne che giochi di fino guardando le stelle. Delle due, l’una: rassegnarsi a dover ridisegnare i giochi offensivi senza Ilicic, peraltro ridotto agli scampoli nelle ultime due annate, o prendere lo stesso un giocatore affine, fosse una controfigura pallida, di gradimento dell’uomo in panchina. Visto che Mimmo Berardi pare irraggiungibile, Matteo Politano, Simone Verdi o chi altri? Alla finestra estiva, con chiosa il primo settembre, l’ardua sentenza.

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