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Il portiere, il Cina e il gran mancino: compleanno per tre

Tre ex dell’Atalanta, presenti in misura molto differente tra loro nella storia nerazzurra, spengono le candeline il 30 luglio: da Malizia a Tramezzani passando per Bonacina

Il portiere ne fa settantadue, il mediano preferibilmente laterale cinquantotto e il terzino dal sinistro ciclonico cinquantadue. Oggi, sabato 30 luglio, è un compleanno atalantino da dividere per tre: Nello Malizia, la riserva di Ottorino Piotti nei mitici anni ottanta, Valter Bonacina che un giorno la decise di testa a San Siro dall’alto del suo metro e settanta e infine Paolo Tramezzani, mezza sfortunatissima stagione conclusa coi playout persi contro la Reggina ma anche l’impronta della bomba da fermo segnata alla Roma nello stadio di casa.

MALIZIA, PROFUMO D’INTESA. Nato a Montenero di Bisaccia (Campobasso) come l’illustre magistrato e poi politico Antonio Di Pietro, lo scattante e agilissimo Malizia, ultimo impegno da tecnico del ruolo nella Virtus Bergamo prima della fusione col Ciserano (2016-2019), è in realtà cresciuto a Potenza Picena (Macerata) e nella Maceratese ha la sua alma mater calcistica. Carrozziere di professione, prima di mettere piede a Bergamo da giocatore (13 partite e 12 reti subìte tra 1984 e 1988) aveva già avuto contatti con nerazzurri passati e futuri: nel Perugia dell’ex allenatore delle giovanili Ilario Castagner secondo e imbattuto dietro il Milan della stella (1978-1979) si alternava tra i legni con l’ex atalantino Marcello Grassi e il libero era Piero Frosio che si sarebbe brevemente accomodato sulla panchina al Comunale, nel Cagliari (1982/83) c’era anche Giovanni Vavassori del cui staff tecnico avrebbe fatto parte. Arrivato da Padova, il marchigiano volante smise nell’Orceana a 39 anni, per entrare nello staff nel 1992 sotto Marcello Lippi togliendo il disturbo all’addio di Gigi Delneri nel 2009.

IL CINA, PICCOLO GRANDE UOMO. Traghettatore della prima squadra a Palermo nell’infausta stagione 2009-2010 dei tre mister – Angelo Gregucci, Antonio Conte e Bortolo Mutti -, oltre che quel 13 novembre 1988 sbucando sull’ultima punizione di Eligio Nicolini per il 2-1 schiacciato al fotofinish nella tana del Milan sacchiano il buon Valter da Cenate Sotto (nato in città e originario di Albano Sant’Alessandro) timbrò la storia un paio di volte anche in Coppa Uefa al Fenerbahce, una là e l’altra qua. 18 i palloni messi in porta in 331 presenze, che ne fanno il secondo di sempre alle spalle delle irraggiungibili 435 di Gianpaolo Bellini. Prodotto della Virescit Boccaleone, il Cina, una vita nel settore giovanile da insegnante di calcio fino alla finalissima Primavera di Gubbio nel 2013 persa con la Lazio a dispetto di uno squadrone (Caldara, Conti, Gagliardini e Grassi tra gli altri), il buon Valter, uno degli scudieri in campo di Emiliano Mondonico, quell’anno di coppe arrivò fino ai quarti con l’Inter dopo l’avvicendamento tra Frosio e Bruno Giorgi. Certo, la fama di eroe anti Malines, semifinalista di Coppa delle Coppe con la squadra che stava risalendo dalla serie B, non gliela toglierà nessuno. Dal ’91 al ’94, invece, stesso percorso di Giuseppe “Picaia” Bonomi quasi un sessantennio prima: alla Roma, per 5 miliardi e mezzo. Chiusa la carriera trentottenne nel Rodengo Saiano dopo essere passato anche dal Monza, fu vice di Mandorlini, Rossi e Colantuono (2003-2007) e le parentesi fuori città al di là della riga di gesso non gli hanno mai portato benissimo, dal Foggia (2011 e 2012) al Villa Valle (inizio 2021, operazione e abbandono) passando per la Primavera di Lazio (riportata nel primo campionato nel 2019) e Spezia.

TRAMEZZANI, IL GRAN MANCINO. La punizione di sinistro (unico gol in 11 comparsate nerazzurre nel 2003) per vincere (2-1) allo stadio “Atleti Azzurri d’Italia” contro la Roma il 19 gennaio 2003, ancora non presago della staffatta tra il Vava e Giancarlo Finardi, sintetizza le doti di Tramezzani, difensore esterno dal fisico possente e portato a cercare la conclusione soprattutto da palla inattiva. Nativo di Castelnuovo ne’ Monti, a ridosso dell’Appennino reggiano, da tuttosinistro fegatoso e ciclonico, mai noto per essere un gran difensore-marcatore, sta vivendo un’avventura dietro l’altra da guru passato di qua dalla cattedra: è al terzo ritorno al Sion, in Svizzera, dopo aver fatto da secondo a Gianni De Biasi nella Nazionale albanese ed essersi fatto pure Lugano, Apoel Nicosia, Livorno, Hajduk Spalato e Al-Faisaly in Arabia Saudita. Proveniente all’epoca da Piacenza, nella Dea era quasi agli sgoccioli, visto che si sarebbe ritirato cinque primavere più tardi nella Pro Patria, serie C senza infamia né lode. Un lungo percorso, il suo, cominciato sul campo di periferia milanese del Vigentino, proseguito nell’Inter e soprattutto cambiando maglia a ritmo vertiginoso: Prato, Cosenza, Lucchese, Venezia, Cesena, Tottenham e Pistoiese. Tanti auguri anche al più giovane del compleanno a tre piazze dell’ultimo prefestivo del mese più caldo dell’estate.

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