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Corrado Colombo e il capolavoro contro la Juve. Oggi sono 43

L’autore di un gol tanto epico quanto inutile in Coppa Italia alla Juventus si è divertito fino ai quarant’anni nella provincia toscana_ auguri a Colombo

43 anni e non sentirli. E difatti Corrado Colombo, autore di un gollasso alla Juventus in Coppa Italia accumulando tutto sommato poco altro bottino in maglia Atalanta, se ritirato a quota quaranta nel Calcio Hitachi Pistoia. Centravanti forte in acrobazia e dal buon talento, il brianzolo nato Vimercate come l’ex guru di Under 17 e Primavera Massimo Brambilla, negli ultimi tempi s’era affezionato al pallone per il mero gusto del divertimento, passando dal Quarrata agli Amici Miei, Prima Categoria (ad Agliana) dall’eco monicelliano, nel gennaio 2018. Oggi, mercoledì 3 agosto, il traguardo con l’anagrafe dell’ennesimo ex nerazzurro dal grande futuro alle spalle. Risiede a strong>Pistoia, città della moglie Giada, che gli ha dato Camilla e Tommaso.

CON LA JUVE IN BICICLETTA. Chissà come mai non ha fatto una gran carriera un tipo di uno e ottantotto capace, nella stessa partita, di spaventare Madama Juventus a casa sua trasformando in bicicletta (12′) l’assist di Daniele Berretta, di provare col favore di ritorno (di tacco) a rientrare nel match dopo il doppio Nick Amoruso (poi triplettista nel finale dal dischetto) e l’acuto di Zalayeta, e infine di farsi cacciare dall’arbitro Trefoloni per proteste a nemmeno 2 minuti (72′) dalla prodezza a favore del compagno. 9 gennaio 2002: nel quarto di andata di Coppa Italia della Dea targata Giovanni Vavassori, il genio e la sregolatezza del centravanti della frazione Ruginello.

CORRADO, 6 PRODEZZE. In nerazzurro, a parte quella, altre 5 prodezze di Colombo (in coppa, ko la Pistoiese) in 52 gettoni sul campo tra l’estate del 1997 (Emiliano Mondonico, sempre nel trofeo della Coccarda) e la primavera del 2002, passando da Bortolo Mutti al Vava coi prestiti a Pistoiese, Inter e Torino in mezzo, da settembre ’99 a giugno 2001. Nella stagione cadetta, chiuso dal bomber Nicola Caccia e da Fausto Rossini, suo sodale nella Primavera scudettata nel ’98 sempre col pelato di Arcene come mentore. Nella sua ultima stagione bergamasca si sarebbe dovuto arrendere alla compresenza di Gianni Comandini, Andrea Saudati e Inacio Pià, quando Cristiano Doni faceva già il mattatore. Monza, Chievo e Pescara le sue vittime cadette. Il Toro, da ex e da match winner (2-1), l’unica da atalantino al piano di sopra, il 9 dicembre 2001. Il primo di soli 4 palloni nel sacco dove osano le aquile. Il resto, in riva al Tirreno. Al “Delle Alpi”, stadio evidentemente fortunato.

POCA INTER, MOLTE SERIE MINORI. Aggettivo inadatto a una parabola professionale che alla voce big ha comunque assaggiato l’Inter. Il vettore dell’esordio in A, il primo ottobre del 2000, a Reggio Calabria. In seguito, qualche illusione ancora targata Colombo e il ritorno alla tranquillità della provincia estrema, dove vive pure di scuola calcio personale e attività ricettiva. Sampdoria (ultima stazione nella massima serie, nel 2006), Piacenza, Livorno dove batté all’Ardenza il Milan ancelottiano giocando con quel Cristiano Lucarelli già conosciuto sotto le Mura nell’imberbe ’97, Ascoli, Brescia, Spezia, Pisa, Bari, Verona, Tuttocuoio con partecipazione dalla serie D della scalata di Max Alvini (attuale mister della Cremonese) fino alla Lega Pro, Pistoiese, biennio a Quarrata ancora tra i semipro alle soglie delle scarpe appese al chiodo.

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