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I 68 anni di Jan Peters, l’olandese di Sonetti

L’olandese, giunto a Bergamo ultratrentenne sotto Sonetti, segnò all’Inter in A e alla Samp in Coppa Italia. Solo da 13 presenze

Veniva dal triennio genoano ed era un po’ logoro, Jan Peters, che avrebbe anticipato uno degli olandesi dell’Atalanta degli anni duemila anche nella provenienza. Nel senso che il suo trampolino di lancio fu l’AZ Alkmaar, da cui la dirigenza nerazzurra ben 36 anni dopo avrebbe prelevato Teun Koopmeiners. Il festeggiato del 18 agosto ne compie 68 e dalla sua si fa ancora ricordare per un paio di acuti nella lontana stagione 1985-1986 da sole 13 apparizioni di cui 5 in Coppa Italia: entrambi a settembre, col vulcanico piombinese Nedo Sonetti in panchina al secondo anno consecutivo nella massima serie, il 5 nel girone della coccarda per il provvisorio 2-1 sul campo della Sampdoria e il 15 con la bomba nel sette per il definitivo 2-1 all’Inter sotto la Curva Nord grazie anche all’assist da sinistra di Roberto Donadoni.

PETERS, UNA STAGIONE, DUE ACUTI. Praticamente l’alfa e l’omega, o se volete il top mai più raggiunto, dell’esperienza bergamasca di Peters, nome per esteso Johannes Wilhelmus, nativo di Groesbeek (oggi nella municipalità di Berg en Dal) nella Gheldria. Cresciuto nel locale Germania, dal ’71 al ’77 nel NEC Nimega, quindi dal ’77 al 1982 all’AZ Alkmaar, squadra con cui vinse l’Eredevisie (1981) e 3 coppe nazionali (’78, ’81 e ’82). Poi il Genoa, di qui l’aria di derby respirata in occasione della prima delle sole due prodezze, e i nerazzurri, oltre a 31 presenze e 4 gol nella nazionale oranje con bronzo agli Europei jugoslavi nel 1976.

PETERS, L’OLANDESE DI SONETTI. Sarebbe poi rincasato nel NEC, prima di chiudere con due placide stagioni nel De Treffers, a casa sua, ritirandosi trentaseienne nel 1990. Peters aveva l’8 sulla maglia, ma in quell’unica annata dalle nostre parti lo vestì più che altro il duttile Cesare Prandelli. Certo, non doveva proprio essere male un centrocampo con lui, il mediano-terzino Eugenio Perico, Glenn Strömberg e Roberto Donadoni largo sulla fascia, al servizio del regista avanzato Marino Magrin, quello che tirava la bomba, e dell’unica punta che spesso era Aldo “Gol” Cantarutti. Ma Peters passava la trentina, e all’epoca imbroccare due stranieri (il massimo concesso) buoni e/o sani spesso in provincia era pura utopia. Tanti auguri.

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