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Auguri al Domingo, la Coppa Italia a Bergamo e la gloria interista

Un prodotto di lusso del calcio bergamasco: da Lallio alla Magrini, dall’Atalanta all’Inter herreriana dei trofei nazionali e internazionali

Il 25 agosto, oltre che del CEO Luca Percassi, è il compleanno della leggenda Angelo Domenghini. Il numero 81, per inciso. L’ala destra dell’Europeo vinto dall’Italia a Roma nel 1968, quella dei trofei nazionali e internazionali mietuti con l’Inter di Helenio Herrera, quella dello storico scudetto col Cagliari prima di diventare vicecampione del Mondo a Mexico 1970. Ma soprattutto, da figlio dell’oste di Lallio, vicino alla parrocchiale, ed ex apprendista alla Magrini ai primi passi nerazzurri, l’artefice con la sua tripletta della Coppa Italia del 1963, il 2 giugno, a San Siro, 3-1 al Torino, l’unica coppa a campeggiare nella bacheca della Dea. Svezzato dal Verdello del dottor Giuseppe Brolis, dirigente della “Dalmine” e guru del vivaio nerazzurro, condivide insieme a Roberto Donadoni la fama di giocatore bergamasco più forte e vincente di sempre: scudetti ’65, ’66 e ’70, Coppa dei Campioni ’65, Coppe Intercontinentali ’64 e ’65, l’Europeo di Roma nel ’68 impattando nella prima finale con la Jugoslavia e il secondo posto nalla rassegna iridata (33 presenze e 7 reti complessive in Nazionale) perdendo a poker sporco col Brasile di Pelè.

DOMENGHINI, UN BERGAMASCO NELLA GLORIA. Ala classica nata centravanti ma con trascorsi da mezzala nel Verdello di don Antonio Andreoletti e dell’appassionatissimo Brolis, il Domingo, soprannome da messicano, aveva il numero 7 inciso nel sottopelle più che sul dorso della maglia. Da nerazzurro a nerazzurro, dal milione ai quindici (iniziali) di stipendio, un quadriennio a casa con la vittoria nella Coccarda da capocannoniere (5 in quell’edizione, sui 27 in 83 match nella sua alma mater, 500 e 130 circa fino alla chiusura della carriera nel ’79) e poi la Grande Inter dello stregone bonaerense, il primo e diciamoci pure l’ultimo storico titolo di Casteddu, la Roma, il Verona, il Foggia, l’Olbia e il Trento.

DOMENGHINI ASSO DI COPPA. Promosso nel calcio che conta dal futuro ct del Club Italia Ferruccio Valcareggi e vittorioso sotto Paolo Tabanelli da bomber scelto della manifestazione vinta alla vigilia della salita in Cielo dell’amato papa Giovanni XXIII, il tifosissimo Angelo Roncalli da Sotto il Monte che aveva ricevuto la squadra in Vaticano anni prima, il 14 novembre 1959, prima di una trasferta con la Lazio, Domenghini nella famosissima finale si spianò la strada con la fame dell’ex ragazzo povero e una classe indiscutibile. Incornò i granata correggendo una palla molto tesa da fermo del compianto Flemming Nielsen, li impallinò con la volée mancina in combutta con Luciano Magistrelli su una scodellata di Giorgio Veneri e li stese scaraventando in porta dopo un rimpallo con Buzzacchera su apertura di Mario Mereghetti. Ne segnò altri, importantissimi, da ala che tornava ma non esattamente tornante, che si allargava e crossava oppure tagliava per la conclusione, spesso impietosa e implacabile. Sotto, nei video, ne potete ammirare qualcuno, anche quello alla Svezia nei Mondiali che fecero nascere il mito del Domingo, uno che in realtà aveva già vinto praticamente tutto. Tanti auguri al bergamasco più forte di tutti con un pallone tra i piedi.

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