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Gasperini contro i mass media. Colpa della stampa se un nuovo Gosens non c’è?

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Il tecnico nerazzurro ce l’ha con stampa e tv locali senza mandarle a dire: “Mi mettono contro i giocatori”. Ma quelli mai sostituiti, come Gosens?

“La società non mi ha fatto un gran regalo a mantenere una rosa così ampia: così localmente si fanno i giochini per mettermi contro i giocatori. In realtà io scelgo chi va più forte, non è vero che se lascio fuori Malinovskyi significa che ho litigato con lui”. L’ipse dixit è di Gian Piero Gasperini. I mass media locali, cioè bergamaschi, il bersaglio. Ma sarebbe meglio dire capro espiatorio per deviare l’attenzione del grande pubblico, visto che gira e rigira sullo sfondo c’è sempre il riferimento al front office di Zingonia, impossibilitato evidentemente a consegnargli la macchina con gli accessori desiderati. E solo quelli.

I MASS MEDIA CAPRO ESPIATORIO. Quotidiani, periodici e tv di casa nostra come cuscinetto per attutire i colpi della forbice tra desiderata e realtà uscita dall’ennesimo calciomercato palesemente non gradito, dunque? La conclusione, davanti all’ennesima intemerata dell’allenatore dell’Atalanta contro i giornalisti, alcuni dei quali riescono a non farsi passare la voglia di rivolgergli domande a rischio di risposta più erta degli aculei di un istrice a caccia di cena notturna, quando lo si sorprende nella differenziata, s’appallottola e ringhia pure, non può che essere una soltanto: l’insoddisfazione per le operazioni a tavolino che non gli lasciano la tanto amata rosa corta, salvo doversi leccare le ferite al primo infortunio di un intoccabile (Berat Djimsiti, Duvan Zapata), senza prendergli il materiale che gli serve. Un erede di Robin Gosens, sacrificato a gennaio sull’altare della cassa con l’effetto collaterale interista di una carriera neutralizzata e cloroformizzata, forse non esiste: un ex terzino-mezzala che difende duro, spinge tanto e segna ancor di più. Ma nemmeno un giocatore pronto, di quelli reclamati dall’uomo in panchina, mancino e a tutta fascia è arrivato.

MANCA IL NUOVO GOSENS: LA STAMPA CHE C’ENTRA? Accusare i cronisti e gli opinionisti di destabilizzare un ambiente carico dell’entusiasmo dei suoi protagonisti e dei tifosi, considerate le premesse, dati oggettivi e non chiacchiere, al massimo è utile ad alimentare l’autostima, l’amor proprio, l’orgoglio professionale e il narcisismo dei summenzionati. Categoria tutt’altro che solida, bene integrata e compatta nella difesa di una singola posizione, che in democrazia non ha diritto di esistere perché significherebbe pensiero unico imposto dall’alto, figuriamoci degli interessi corporativi. Stampa e tv non possono fare il tifo, anche se nei fatti è così, ed è forse il tifo a elevare al diapason della critica certi articoli, che se argomentati e fondati non possono essere messi nel centro di alcun mirino. Il tifo e la rappresentazione degli interessi di club e squadra possono farli, rispettivamente, il pubblico sugli spalti e un house organ dell’Atalanta. Che però i propri canali ufficiali li ha e li usa benissimo, a profusione, per promuovere un prodotto che sotto la superficie del marketing e del merchandising è cementato dalle fondamenta della passione popolare. Il Gasp a Bergamo gode di considerazione da Papa, fino a prova contraria anche da chi scrive di lui come del condottiero di un sogno a 22 scarpe coi tacchetti. Cioè tutti. Contento di Hojlund, la punta del futuro, sul successore del tedesco che non gli han preso, si chiamasse Nuno Tavares o Borna Sosa passando per Fabiano Parisi, nisba. Zero parole. Colpa dei mass media?

GASPERINI, MASS MEDIA E GIOCATORI. Ultima considerazione sul “giochino di mettere i giocatori contro di me, un insulto nei miei confronti”. Citato speciale, il buon Ruslan. Chissà come e perché, è dai profili social della moglie Roksana che s’è paventata in primis la possibilità di un trasferimento. Giorni e giorni di post, video e stories a ciglio inumidito, ovvero questa è casa nostra e abbiamo appena traslocato, è una scelta di vita e nel calcio a volte tocca levare le tende. Marsiglia e Tottenham non hanno affondato il colpo tramite offerta vera e propria, certo. Solo i classici sondaggi. Ma non esiste alcuna prova che sia tutta un’invenzione dei giornalisti. Il tecnico rivendica il diritto a comandare in casa sua e fa bene. E a dire che la dirigenza gli ha lasciato l’imbarazzo della scelta è stato lui. Ma forse dovrebbe proteggersi, così come fa lui coi suoi ragazzi, spesso dalle influenze esterne e da qualunque pezzo di giornale non assomigli a un peana, dalle chiacchiere, quelle sì, da bar. Ovvero diffuse nell’etere, testimoni presenti, da chi poi finisce nero su bianco sotto una testata registrata in tribunale. Perché, da che mondo è mondo e da che il calcio è business, a mettere in giro le voci sui movimenti in uscita, veri o presunti, sono giocatori e procuratori. A volte, però, anche i mister sbagliano il bancone del caffè davanti a cui aprire bocca. Oppure i vicini di casa, che in questo grande ballatoio di comari che è la nostra città mica se ne stanno zitti e buoni come agenti segreti. Non è il loro mestiere, d’altronde. E se ciascuno tornasse a fare il suo, invece di tenere il dito puntato per cose che nemmeno esistono?

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