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Candeline anche per Reja, traghettatore tra il Cola e il Gasp

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Una stagione e mezza scarsa per il tecnico di Lucinico, diaframma tra due ere atalantine. Tra il Cola e il Gasp

Tra Stefano Colantuono, dall’imprevedibile esonero marzolino tre giorni dopo l’1-2 casalingo con la Samp, e l’era aurea tuttora fiorente di Gian Piero Gasperini, sulla panchina dell’Atalanta per nemmeno una stagione e mezza l’affittuario si chiama Edoardo Reja. L’uomo di Lucinico di origini slovene e dal patronimico spagnolo che sfornò al Napoli la plusvalenza Alberto Grassi (“Il mio bambino”) e da mister dell’Albania di Berat Djimsiti oggi, lunedì 10 ottobre come Rafael Toloi che arrivò nell’estate 2015, soffia su ben 77 candeline come il più anziano commissario tecnico del mondo. deve dar fondo ai polmoni da ex centrocampista per spegnere le 75 candeline sulla torta. Il traghettatore senza infamia né lode da 53 partite dirette di cui 19 perse e 14 vinte, salvandosi da diciassettesimo per poi risalire fino alla tredicesima posizione nell’unica annata piena, 2015-2016.

REJA, IL DOPO-COLA. Il Cola, sconfitto per la quarta volta di fila il primo marzo 2015 a Bergamo, col futuro nerazzurro Luis Muriel e Okaka a ribaltare lo score aperto da Willy Stendardo, a quanto pare pagò con la cacciata un confronto dialettico serrato col direttore generale Pierpaolo Marino a Zingonia durante la ripresa del martedì. Edy, uomo di mondo, ciclista provetto anche in vacanza, uno che ai tempi di Spalato pasteggiava a suo dire a zampa d’orso, raddrizzò la baracca senza smuoverla dal quartultimo posto. Trovandola a 23 punti in 25 turni, l’ex tecnico di Napoli e Lazio ne fece solo altri 14 nei rimanenti 13, vincendone un paio secco: il trentesimo col Sassuolo (2-1) e il trentacinquesimo a Palermo (3-2).

REJA, TRA IL COLA IL GASP. Reja, da calciatore cresciuto nella Spal che pescò nella sua regione Fabio Capello e Gigi Delneri, nella sola stagione da alfa a omega incappò nel digiuno di 14 giornate senza vittorie pewr 6 punti complessivi, dal 13 dicembre 2015 (ko di misura in casa del Chievo) al 20 marzo 2016 col 2-0 da sollievo al Bologna. A farlo risvegliare dall’incubo, il Papu Gomez e Alino Diamanti, quest’ultimo insieme a Marco Borriello new entry di un mercato invernale che aveva salutato due colonne come il Tanque Denis, tornato all’Independiente, e Maxi Moralez, finito in Messico a Leon al giro di boa dell’anno nuovo. Tatticamente, 0 4-3-3 o 4-2-3-1. Fino a Natale, un centravanti in mezzo a Maxi e al Papu, l’artiglieria leggera. Fine della storia: il 14 giugno 2016 inizia l’epopea del Gasp. Il secondo del goriziano, fin dai bei tempi laziali, era Alberto Bollini, colui che aveva purgato la Baby Dea nella finale Primavera di Gubbio nel 2013.

REJA, IL VECCHIO SAGGIO DEL PALLONE. Classe 1945, nato in una frazione di Gorizia, Edy da giocatore aveva gamba, senso tattico e resistenza; nato nel San Lorenzo di Mossa, dalla Spal cui era giunto sedicenne sarebbe poi passato al Palermo e di lì all’Alessandria per chiudere trentaduenne nel Benevento. Priva di trofei anche la lunghissima esperienza sulla tolda di comando: Molinella, Monselice, Pordenone, Pro Gorizia, Treviso, Mestre, Varese, Pescara, Cosenza, Verona, Bologna, Lecce, Brescia, Torino, Vicenza, Genoa, Catania, Cagliari, Napoli, Hajduk Spalato (estate 2009-febbraio 2010), Lazio e appunto Atalanta per 916 incontri da responsabile tecnico più i 31 (finora) nella Nazionale dell’Aquila. Da quarto italiano in sella dopo Beppe Dossena, il recordman Gianni De Biasi che portò la squadra agli storici Europei francesi del 2016 e Christian Panucci, rimpiazzato da lui il 19 aprile di tre anni fa. Tanti auguri, traghettatore.

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