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54 di questi giorni a Maurizio Ganz

Bomber con Lippi e col Mondonico-bis cadetto, canto del cigno col Vava: Ganz ora è associato al Milan femminile

Un tempo bomberava in area di rigore facendo furore, o almeno così si vociferava tra i vicoli di Città Alta, anche fra il gentil sesso. Adesso, assiso su una panchina, da tre anni è il guru del Milan femminile, incrociando una bergamasca come Valentina Giacinti (fino a gennaio 2022, poi Fiorentina e Roma) da Borgo di Terzo. Ma Maurizio Ganz, che oggi, giovedì 13 ottobre, taglia il traguardo numero 54 con l’anagrafe, per i tifosi dell’Atalanta sarà sempre sinonimo di bomber in anni da salvezze o saliscendi. 49 palloni nel sacco nemico in 114 allacciate di scarpe, in una carriera complessivamente da 202 in 614 chiusa a Vercelli trentanovenne, non si dimenticano così facilmente.

GANZ, SEGNAVA SEMPRE LUI. “El segna semper lù”, dicevano, anzi intonavano i tifosi delle due milanesi, stazioni importanti di una parabola professionale da giramondo tra la natìa Sampdoria (Coppa Italia ’88), il Monza, il Parma, il Brescia che precedette l’approdo a Bergamo, il triennio interista da capocannoniere di Coppa Uefa ‘96/’97 (8 reti), il biennio milanista con lo scudetto di Zaccheroni alla fine del secolo scorso, il Venezia prima del rientro un’ultima volta in nerazzurro a cavallo del nuovo millennio agli ordini di Giovanni Vavassori per il settimo posto 2000/2001, la Fiorentina, l’Ancona, il Modena e il Lugano. Da allenatore, invece, dal 2007 a oggi, la gavetta nelle giovanili di Masseroni Marchese che è la culla del figlio Simone ora alla Triestina, Aldini Bariviera (fino al 2012, Allievi) e Varese (2012-2014, Berretti e Primavera), quindi le prime squadre facendo la spola sul confine: la Bustese (2016/17) come imbottitura tra due esperienze all’Ascona, il Taverne sempre nella Confederazione e infine le Diavolesse.

GANZ A BERGAMO. Arrivato nell’estate del 1992 insieme al tecnico Marcello Lippi, per Ganz, nativo di Tolmezzo (Udine), classe 1968, fu il primo dei due settimi posti personali tra il Brembo e il Serio andando in doppia cifra, 14 in campionato su 15 stagionali nel tridente con Carletto Perrone e Roberto “Rambo” Rambaudi. 11 (9), invece, nella sfortunata 1993/94 iniziata da Francesco Guidolin, profeta acerbo della rivoluzione della zona, e conclusa con l’accoppiata Valdinoci-Prandelli. E a dispetto di un lungo infortunio furono 14 anche l’annata successiva in B, quando Emiliano Mondonico al secondo atto non fallì il ritorno al piano di sopra. Erano davvero i tempi in cui segnava sempre lui, sinistro ottimo e grande opportunismo supportati da tecnica e senso tattico niente male. Nessun atalantino si scorderebbe mai di lanciargli messaggi d’amore e gratitudine eterna insieme agli auguri di rito.

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