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Zapata, banche e dintorni: basta con le fregnacce sul razzismo, Bergamo accoglie tutti

atalanta como

Il curioso episodio capitato al colombiano ha scatenato i soliti pipponi contro un razzismo inesistente

Galeotto fu il diniego a Duvan Zapata della security, colpevole di non averlo riconosciuto all’ingresso della banca di fiducia in pieno centro mercoledì 19. E giù i pipponi contro il razzismo, compresi gli articoli e i post su facebook grondanti retorica avversa al governo non ancora installato. Ennesimo corollario di una società senza punti di riferimento se non la il clima da lagnetta continua, peraltro mai avallata dall’interessato, tipo schivo e discreto, quasi intimorito dalla notorietà quando viene riconosciuto per strada. L’Atalanta, Bergamo e gli immigrati tout-court, presi per i capelli senza entrarci un’acca, sono stati usati come ingredienti per cucinare la polpetta avvelenata.

ZAPATA, BANCHE E RAZZISMO: ANCHE BASTA. Il calcio, si sa, in tempi di sbornie televisive, social e gossippare fa più notizia fuori dal campo. Se in partita le polemiche riguardano quasi esclusivamente le decisioni della sala VAR, nel nostro caso a Seregno, quando gli eroi delle domeniche praticano il diritto alla propria vita privata incappano in equivoci e disavventure come i comuni mortali. Capirai la sorpresona. Il colore della pelle non c’azzecca, solo un paranoico può tirarlo il ballo, accodando la questione Duvan, che non esiste, allo sfogo della pallavolista Paola Egonu e a quello a ruota dell’argento europeo a Monaco Zaynab Dosso. Solo che il nerazzurro, probabilmente scambiato per un mezzo malintenzionato per la felpa a cappuccio (?), e sono problemi della sicurezza e della banca che s’è scusata, mica nostri, mica ha sollevato il polverone. Ci hanno pensato gli autori della soffiata diffondendo virgolettati a ritta e mancina, ovviamente spacciati per verbo dai mestatori di turno.

BERGAMO E RAZZISMO: CHE C’AZZECCA? Bergamo, capitale del Terzo Settore e patria dell’accoglienza impastata di inclusività senza neanche bisogno di grattare sotto la superficie di un carattere pubblico un po’ burbero e chiuso, non meritava e non merita questa nomea costruita ad arte. Perché siamo la città e la terra di un sacerdote degli ultimi, anche, perché no, degli ultimi arrivati come il compianto don Fausto Resmini della Casa del Giovane e della Comunità don Milani di Sorisole, lo stesso della “redenzione” di Alberto Grassi quando fu invischiato nel “vù cumprà, alzati” a Salifu del Verona Primavera 8 fine inverni fa, al netto dei cori da stadio su dirigenti e giocatori avversari per cui Antonio Percassi continua a pagare multe salate. Per non parlare del Cesvi e degli aiuti diffusi alla società sofferente di qualunque provenienza etno-geografica. Qui si sta parlando di un professionista dello sport e dell’istituto di credito in cui ha il conto. A proposito, inni e lodi al segreto professionale. Cui prodest, allora, a chi giova lo scandaletto montato ad arte sul nulla? All’opposizione dell’arco costituzionale, o a chi deve riempirsi la bocca e i fogli di word(press) col dito puntato e la lezioncina demoglobal a noialtri bergamaschi, che con l’aeroporto siamo la porta del mondo intero nell’Europa che guarda al continente come al Mediterraneo come fulcro di dialogo e cooperazione?

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