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L’autunno della Primavera che non decolla

atalanta

Il poker di ko iniziali sembrava alle spalle, ma l’Under 19 nerazzurra continua a subire troppo. Il difficile ricambio generazionale

E quinta sconfitta fu. Reduce da una serie positiva a cinquina di cui l’unico tris di successi con Sampdoria, Cesena e Fiorentina, rigorosamente tra le mura amiche, la Primavera dell’Atalanta nel posticipo casalingo con l’Hellas Verona ha segnato nuovamente il passo. Confermando, oltre alla difficoltà di trovare una formula Stabile in attacco dove l’omonimo Davide Pio ha calato il secondo asso personale dopo quello coi romagnoli, non un granché in una decina secca di turni di campionato, il difficile ricambio generazionale a serbatoio di assi ormai esaurito.

L’AUTUNNO DELLA PRIMAVERA. Gli 11 punti fin qui raccolti da Marco Fioretto, che ha sulle spalle la pesante eredità della panchina del pluridecorato Massimo Brambilla, raccontano di un collettivo da bassa classifica. Ma è davvero così? I risultati sul campo rispecchiano l’effettivo valore della rosa? Certo il 4-3-2-1 o il rombo adottati il più delle volte come schemi non sembrano adeguarsi come un guanto alle caratteristiche dei singoli, specialmente dalla cintola in su dove il fuoriquota Lukas Vorlickyi è ahilui ripiombato in infermeria proprio dopo aver acceso la luce nel momento del riscatto dal poker di ko consecutivi in avvio di stagione. Ma se si segnano 18 gol il problema forse è altrove, cioè là dove (Tavanti, Guerini, Regonesi o Bernasconi a sinistra) se ne prendono due in più. Non certo l’inceppamento del capocannoniere interno Tommaso De Nipoti, tutto fuorché una prima punta (definizione più consona alla riserva Marco Bevilacqua) 5 nelle prime 7 giornate e coi gialloblù capace di sprecare il rigore del possibile pari dopo esserselo procurato.

PRIMAVERA ALL’ATTACCO. Forse, anzi, la squadra è troppo sbilanciata e il fuoriquota (2003, il moravo ha 1 anno in più) Mannhah Chiwisa da play basso non è il frangiflutti ideale. La linea a quattro dietro non è adeguatamente protetta, fatte salve la bocciatura in fascia dell’adattato Ghezzi e di Bordiga dopo i primi esiti vagamente catastrofici e l’indisponibilità di Del Lungo, altro elemento d’esperienza comunque molto più adatto a una retroguardia a tre. Inutile, quindi, prendersela con la scarsa vena sotto porta di Omar (1), che trequartista largo non è ma lì è costretto a giocare incartandosi al dunque come s’è visto anche l’ultimo giorno di ottobre, o dell’altro sfondatore di riserva Vitucci (2 come Stabile), per non parlare di un Dominic Vavassori sempre con la palla tra i piedi ma evanescente (1 personale). La vaga impressione è che il reparto offensivo sarebbe molto più da tridente e la difesa da terzetto, ma chi garantisce il filtro? Il tecnico mantovano fin qui ha fatto ruotare 26 giocatori, compreso il sedicenne Lorenzo Riccio di cui si parla un gran bene ma non è un nuovo Tonali. Endri Muhameti è un buon trascinatore come capitano e mezzala mancina, eppure né lui né il poliedrico Colombo né Roaldsoy né il più fantasista Davide Perez in quel lotto di giocatori offrono garanzie a due fasi. Un rompicapo che non può certo essere risolto dal Milan domenica mattina e col Sassuolo venerdì prossimo. E al rientro dalla lunga pausa, che Under 19 sarà?

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