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Dalla A alla Z, passando per l’Europa: l’alfabeto atalantino per il 2023

Il 2022 dell’Atalanta s’è chiuso coi puntini sulle i del tecnico. Che cosa aspettarsi dall’anno nuovo? Un alfabeto per orientarsi

A come Atalanta. E fin qui è facile mettere tutti d’accordo. Ma prima di arrivare alla Z di Duvan Zapata, l’asso ultratrentenne che sembrerebbe soffrire un po’ il fiato sul collo dell’emergente controfigura Rasmus Hojlund, l’alfabeto nerazzurro dei buoni propositi e dei punti fermi per il 2023 appena nato ha altre 19 voci da percorrere. In punta di piedi, certo, perché a quanto pare la E di Europa è meglio considerarla un lusso per cui non spendere il red carpet troppo frettolosamente.

A come Atalanta – Passano gli anni, i volti del capitale azionario e forse pure i cicli indimenticabili, ma l’Atalanta col suo nome immacolato da provinciale di alto rango rimane sempre lei. Una Dea che guarda all’Olimpo del calcio dai passi lunghi e ben distesi, coi piedi piantati per terra e la voglia di sudarsi la maglia, fino a consumare l’ultima goccia, rispecchiando il carattere della sua terra d’elezione.
B come Bergamo – Il sangue non mente mai. E bisogna sentirne l’odore, sia che si tratti del proprio che di quello del nemico nell’arena spietata chiamata vita quotidiana. L’Atalanta è l’immagine di marca di Bergamo, la città che le ha dato la culla e il Dna: società e squadra, per ringraziare la mamma, ne portano il nome a spasso per i quattro angoli della Terra. Guai a dimenticarsi da dove si viene.
C come Coppa – Volutamente al singolare. Non solo perché la stagione 2022-2023 è senza il plurale utilizzato per designare le competizioni Uefa. Ma anche e soprattutto perché qualifica il trofeo nazionale, la Coppa Italia, a lungo inseguita per scodellare una sorellina all’unica gloria in bacheca, conquistata nel lontano e mitico 2 giugno 1963 della tripletta di Angelo Domenghini al Torino. Che sia la volta buona, dopo i tentativi gasperiniani nel 2019 (Lazio) e nel 2021 (Juventus)?
D come Demiral – Punto fermo o plusvalenza ad ali spiegate? Questa lettera dell’alfabeto atalantino rischia di essere a breve scadenza. Dal 3 al 31 ne capiremo di più. Senza evocare quella parolaccia che inizia con C seguita dall’espressione “di riparazione”. Perché quando si legge sulla Gazzetta dello Sport che tra il turco, ovvero il perno e il leader della difesa, Caleb Okoli e Berat Djimsiti ce ne potrebbe essere uno di troppo, leggi in uscita (remunerata), i dubbi sono doverosi. Esattamente come l’entità delle noie di Merih, uno dei più grandi difensori mai visti da queste parti, al ginocchio sinistro.

E come Europa – Una realtà per un quinquennio, un sogno per sempre. Anche se, oggi come oggi, evocarla significa far spalancare gli occhi al Presidente o, al contrario, innescare nell’Allenatore risposte-fiume ad asticella abbassata. Tra ambizioni, obiettivi, valutazioni sul valore del parco giocatori e brusche frenate, la lettera e la parolina magiche restano quelle. A meno di non voler dichiarare chiuso il ciclo anzitempo.
F come Fortuna – Da bergamaschi amuleti e scaramanzia non è che ci appartengano, però non si fa un peccato a fare la corte alla dea bendata. Che, dice il saggio, aiuta gli audaci. Sperando che lo siano i sedici in campo per accompagnare gli inni alla gioia dei ventimila in tribuna.
G come Gasperini – Diciamocelo, a Bergamo potrebbe candidarsi a sindaco vincendo a mani basse. Quando parla e argomenta, perché non gli è mai scappato uno slogan o un aforisma nebuloso, è destinato a incendiare il dibattito. Di lui si può pensare ciò che si vuole, amarlo o diffidarne. Ma nessuno potrà mai negare che il fattore F appena citato, per l’Atalanta e per l’immagine stessa di tutta la terra a cui è legata, dal 2016 va a braccetto col lavoro e le trovate di questo maestro di calcio. Così lo definì il vertice societario all’atto della presentazione. Vada come vada, una scommessa vinta. Guardare per cosa si lotta e come per credere.
H come Hojlund – Il nuovo fulcro dell’attacco studia da successore del Toro di Cali dall’alto della sua gioventù non ancora ventenne. Per lui gli operatori di mercato di Zingonia hanno investito 17 milioni e, con essi, la possibilità di qualche mugugno in tema minutaggio di chi per anzianità e palmarès gli sta tuttora davanti. Esplosione attendesi.
I come Italia – Okay come credibilità e competitività della squadra entro i confini, perché ormai Bergamo non è più una remota periferia del pallone. Ma di Tricolore nell’organico continua a essercene pochino. In termini di azzurri, leggi Scalvini e Toloi più l’under Okoli, come di passaporto: Rossi, Sportiello, Zappacosta e Ruggeri compongono le seconde linee. E fanno gioco solo per la regola del 4+4 dei vivai propri e nazionali.

L come Lookman – Un acquisto azzeccatissimo, un attaccante efficacissimo tanto da essere il capocannoniere interno e un ragazzo simpaticissimo che guarda lontano anche nella curiosa esultanza in linea col significato letterale (in inglese) del cognome. Con quello scatto, il tiro secco e implacabile e l’abilità da contropiedista sta regalando una nuova dimensione al gioco di una squadra abituata a stroncare gli avversari tra possesso, pressing e forcing spietati. Una ventata di leggerezza, in attesa che si stabilisca una volta per tutte chi dev’essere il peso massimo ad accompagnarne le gesta.
M come Minusvalenze – Bisogna accettare di farne, quando non tutte le ciambelle riescono col buco. Vedi ventello abbondante speso per Jeremie Boga, uno che qui non s’è mai trovato a suo agio. Sono il rovescio della medaglia dei 400 e rotti incassati dall’anno I dell’era Gasp.
N come Negatività – Ha ragione l’uomo di Grugliasco a dire che se ne respira troppa. Galeotto l’ottavo posto della scorsa annata, dal basso dei 21 punti appena nel girone di ritorno. Fuori dall’elemento E l’Atalanta e Bergamo devono imparare a starci, per un giretto di corsa, dopo averci sguazzato allegramente e con stile per così tanto tempo. Senza la smania di tornarci subito per forza.
O come Obiettivi – Nel post AZ Alkmaar il mister ha battuto col ditone su questo tasto per disquisire di prospettive realistiche e non. Facendo molto rumore e anche un po’ male. Nella vita come nel gioco più bello del mondo, bisogna porsene. E anche in questo caso si ritorna alla E di Europa: la G di Gasperini suggerisce di non pensarci, almeno per il momento…
P come Percassi – …anche se a L’Eco di Bergamo, su cui scrivono colleghi degni della massima considerazione non solo sul piano professionale, a indicarla come stella polare è stata la P di Presidente. Non c’è solo Antonio, abituato com’è a esprimersi in rare occasioni attraverso poche e sentite parole. C’è Luca, l’amministratore delegato, il gestore vero del club, lo scranno più alto al Centro Sportivo Bortolotti. Uno che sta facendo da parafulmine alle accuse fin qui indimostrate dei soliti processoni mediatici, colpevole forse di essere “il più grande venditore del mondo” per dirla alla Giovanni Sartori. Uno che esegue alla perfezione il trinomio citato dal mister nell’ultima, contestatissima (da chi?) conferenza stampa postpartita: valorizzare, vendere e reinvestire. Un potente che è rimasto il ragazzo dell’Immacolata Alzano passato all’Atalanta per sognare in proprio al Chelsea. E adesso fa sognare i tifosi. Fosse poco.

P come Pagliuca – L’unica voce a cui concediamo la licenza di essere doppia. Stephen e Joseph dai Percassi sono di famiglia, benché appaiano poco o nulla in pubblico. Gli americani di Boston coi Celtics nel cuore e nel portafoglio hanno irrorato il capitale azionario di svariate centinaia di milioni diventando, di diritto e di fatto, i padroni. Niente affatto ingombranti, però: la gestione sportiva resta alla famiglia clusonese di sangue. Se si concedessero la transvolata oceanica più spesso, la platea del Gewiss Stadium sarebbe loro grata: siamo bergamaschi e pieni di fede, ma abbiamo il difettuccio dell’apostolo Tommaso…
Q come Quotazioni – Ponti d’oro a chi comanda e tiene l’Atalanta lontano dalla Borsa. Chiedete a chi ha la Consob sotto il letto e la Procura alla porta. Il downgrade da Spa a Srl, in questo senso, è una garanzia. Per esteso, nondimeno, quelle dei giocatori fanno sempre premio. Valorizzare si può e si deve, insegna l’uomo in panchina.
R come Record – Sono i numeri che fanno da carburante per la rincorsa a emozioni e traguardi. Gasperini li ha bruciati tutti. Macerarsi nella nostalgia di quelli del recentissimo passato, tipo la Quota Cento nella porta altrui per tre stagioni di fila, oppure evitare di fare raffronti? La seconda: siamo bergamaschi, quindi pratici.
S come Svecchiamento – Via Gomez e Ilicic in periodi e per motivi diversi su cui è inutile tornare a rivangare, gli ultratrentenni rispondono ancora presente. Da Toloi & Palomino alla coppia colombiana Muriel-Zapata, passando per De Roon e, prossimamente, anche Sportiello e Zappacosta. Svecchiare, pardon ringiovanire, per rifondare, senza porsi obiettivi a brevissimo termine: la ricetta gasperiniana non può sfornare manicaretti sempre e subito. Ma tra Hojlund e Soppy, senza scordare Demiral e Koopmeiners, la transizione anagrafica è bell’e cominciata.
T come Toloi – Il Capitano prossimo all’Età del Signore è un veteranissimo e un fedelissimo. Uno dei tre soli reduci, insieme a Sportiello e De Roon, dell’Atalanta edizione precedente, quella di Edy Reja. Da braccetto, coi piedi che si ritrova, seguita a fungere un po’ anche da regista, essendo abile nell’impostazione. Il successore ce l’ha già in casa, è quel palazzolese di un metro e novantaquattro che accarezza la palla con garbo e scienza infusa. Ma l’insegna del comando l’oriundo del Mato Grosso di avi tridentini non se la farà sfilare tanto facilmente.
U come Usura – Il rischio incombente sui rapporti interni ed esterni. Tra dirigenza e allenatore resta l’ombra dei messaggi a distanza di segno opposto che francamente spiazza. Tra allenatore e stampa è, o sarebbe, infinitamente meno importante: lo chiamano rapporto dialettico. “Zavorra”, in ogni caso, non ci sta. Anche perché le fortune di una squadra mica le fa chi ci scrive su.
V come Verona – La patria, elettiva, effettiva o affettiva, di non pochi che all’Atalanta contano. Di clivensi, via il Cobra di Lodi, sono rimasti il responsabile del settore giovanile Maurizio Costanzi e il tecnico Marco Fioretto promosso alla Primavera. Di ex Hellas, a qualche mese dal direttore sportivo Tony D’Amico, è arrivato Andrea Anselmi, neo responsabile della Comunicazione Sportiva. Gente con curriculum e referenze che si sarà resa conto di quant’è difficile lavorare con noialtri. Da pearà & tastasal a casoncelli & polenta il passo non è poi così breve: noi bergamaschi siamo molto meno goderecci e sicuramente molto più chiusi. A noi pettegole da ballatoio legate all’orticello, comunque e con ogni evidenza, piace accogliere chi viene od è passato di lì. Tanto da aver prefigurato in estate l’arrivo poi smentito dai fatti di Massimo Margiotta (vivaio) e da continuare a indicare Ivan Juric come successore di chi non vuol certo andarsene…
Z come Zapata – Gli osservatori più preziosi notano che sbuffa quando viene sostituito, ma da ragazzo in Colombia lo chiamavano Ternero (il Vitello, pressappoco, come dire che fa fumo dalle narici) mica per niente. All’Atalanta ha regalato il suo impegno e qualche muscolo finitogli ai box. Rasmus il danesino non gli ha ancora fatto le scarpe. E dover dichiarare chiusa la parentesi di Duvan, che ha dato tutto se non di più per la causa, è un’ipotesi che fa tanto male al cuore da dover essere scacciata via dai brutti pensieri finché sarà possibile. E con questa, Felice Anno Nuovo a tutti.

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