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Prytz, Taldo, Rambaudi e Osvaldo: i compleanni atalantini del 12 gennaio

Il centrocampista svedese, la punta del vivaio, l’ex del Foggia di Zeman e il futuro Simba romanista: candeline del 12 gennaio

Un cervello-motorino di centrocampo, un attaccante senza fortuna in prima squadra, un’ala diventata commentatore televisivo e un calciatore-musicista da toccata e fuga che sarebbe diventato famoso altrove. Robert Prytz, Carlo Taldo, Roberto Rambaudi e Pablo Daniel Osvaldo spengono rispettivamente 63, 51, 57 e 37 candeline nerazzurre oggi, giovedì 12 gennaio. Due italianissimi dalle fortune opposte come farcitura del toast svedese-argentino. Il primo e terzo dispari della lista dei festeggiati hanno lasciato tracce permanenti, diversamente dai due più giovani.

PRYTZ, L’AMICO DI STROMBERG. Il tracagnotto Prytz rasentava a pelo d’erba la regolarità della quasi omonima Prinz della Nsu in salita in prima fissa. Celebratissimo in Svezia, ha il rimpianto di aver sfiorato nel natìo Malmoe la Coppa dei Campioni appena diciannovenne all’Olympiastadion di Monaco contro il Nottingham Forest. Aggiuntosi nell’estate del 1988 al connazionale Glenn Stromberg, diresse l’orchestra del sesto posto della neopromossa Atalanta di Emiliano Mondonico, rafforzando l’impianto della stagione della cavalcata cadetta fino alle semifinali di Coppa delle Coppe col Malines. Il ricciolino, poi andato al Verona insieme a 300 milioni al posto di Claudio Caniggia, in bacheca ha 1 titolo e 2 Coppe di Svezia, 2 Coppe di Lega scozzese coi Rangers, 1 Coppa di Svizzera allo Young Boys. Nella sua sola annata, in gol col Bologna, dopo aver sbagliato il rigore autoprocurato per fallo del Mitico Villa, e col Pescara di Galeone in cui militava Gian Piero Gasperini, più in Coppa Italia con Monza e Bari nel secondo turno. 30 presenze filate in A, una decina nel trofeo della coccarda. Una carriera chiusa a 41 anni, anche con Göteborg e Bayer Uerdingen e, dal 1997, la parentesi finale in Scozia con Kilmarnock, Dumbarton, Cowdenbeath, East Fife, Pollok e Hamilton Academical. Pare che si occupi tuttora di installazione e manutenzione di impianti di spillatura per birre.

RAMBAUDI, L’EX DI ZEMAN. Rambo Rambaudi, invece, ex compagno di Ciccio Baiano e Beppe Signori nel tridente del Foggia di Zdenek Zeman, era tra gli stipendiati dell’Antonio Percassi atto I (1990-febbraio 1994) cominciando da Marcello Lippi in panchina per il settimo posto 1992-1993. Spesso in linea con Maurizio Ganz, il torinese nativo di Moncalieri ne mise sei, da cinque vittorie e un pari: nei 2-1 contro Parma e Foggia, 3-2 nella tana della Samp, un altro paio di 2-1 ad Ancona e Udinese (fuori) inframezzati dal 2-2 casalingo con la Lazio, dove si sarebbe ricongiunto al maestro due annate più tardi. Da dimenticare quella successiva: flop dell’altro zonarolo Francesco Guidolin, idem dei traghettarori Andrea Valdinoci-Cesare Prandelli e retrocessione. 57 e 8 timbri in A più un tris di match nel trofeo della coccarda, che poi avrebbe vinto insieme alla Supercoppa Italiana nel ’98 in biancoceleste, con Eriksson in panchina. Cresciuto nel Torino, si fece anche Omegna, Pavia, Perugia, Genoa e Treviso, con due presenze in Nazionale, smettendo a quota 34: come allenatore, Allievi della Lazio, Latina, Viterbese, Astrea (squadra della polizia penitenziaria), LUISS Guido Carli di Roma e Atletico Lodigiani dallo scorso febbraio. Quindi, il virus e il Flaminia, durato pochino.

GLI ATTACCANTI DEL 12 GENNAIO Taldo, nato a Merate e calcisticamente a Zingonia, è da poco direttore sportivo del Brescia dopo esserlo stato della Primavera e della prima squadra del Genoa. Fisico da centrattacco, all’attivo nell’Atalanta solo gli ultimi 4 minuti e spiccioli nell’1-1 di Cremona il 28 gennaio del ’90 al posto di Giorgio Bresciani. Quindi Pro Sesto, Saronno, Varese, Lumezzane, Cesena, Como, Modena, Catania, Tritium e Legnano (135 gol nei soli campionati). L’estroso argentino naturalizzato Osvaldo, che nella Roma sarebbe diventato Simba perché il Re Leone era Batistuta, è più noto come plusvalenza insperata dell’epoca: arrivato dall’Huracan nell’estate del 2005, l’ex cebollita del Lanùs contribuisce alla risalita versione Stefano Colantuono (comparsate contro Cremonese e Arezzo, cabezazo del 2-2 a Pescara), finisce in comproprietà al Lecce, viene riscattato a 1 milione 600 mila e rivenduto a 4,5 alla Fiorentina. Frontman dal 2016 dei “Barro Viejo” dopo il tempraneo ritiro, ha vinto lo scudetto juventino del 2014 cambiando maglia spesso e volentieri tra Firenze, Bologna, Espanyol, Roma, Southampton, Inter, Boca Juniors e Porto. 100 gol in 316 partite da professionista, le ultime due col Banfield due anni fa, più 4 in 14 azzurre. Si poteva fare di più. Sul campo, perché fuori… Gianluca avuto nel 2006 da Ana, Victoria (2009) e Maria Helena (2012) dalla fiorentina Elena, Morrison (2014) dall’attrice Jimena Barón; terzo posto a Ballando con le stelle nel 2019 in coppia con Veera Kinnunen. Può bastare?

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