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Primavera: fiducia a Fioretto, ma a Zingonia sono tutti sotto osservazione

primavera atalanta fioretto

Se il campionato finisse oggi la squadra sarebbe costretta a giocare i playout

Se il campionato Primavera 1 finisse oggi l’Atalanta Primavera sarebbe clamorosamente, considerando la tradizione del club in tema di settore giovanile, costretta alla disputa dei playout per via del quartultimo posto in classifica. Uno scenario che farebbe comparire dalle parti di Zingonia il fantasma della retrocessione, peraltro già toccata con mano di recente da alcuni grandi club del nostro calcio negli anni: dal Milan al Napoli, la Lazio ancora oggi milita nella “Serie B” del torneo Under 19.

Queste tre società, però, non erano solite lottare per i vertici della categoria negli ultimi anni, nonostante il grande ricambio delle annate permetta, in teoria, grande volatilità e variabilità di risultato da una stagione all’altra, a seconda del materiale umano a disposizione e da precise scelte strategiche che i dirigenti delle formazioni in questione possono scegliere di compiere. Una situazione che sicuramente a Zingonia conoscono molto bene: campioni d’Italia per due anni di fila (2019 e 2020), finalisti dello Scudetto successivo contro l’Empoli di Baldanzi, nella passata stagione raggiunti i playoff grazie a un ottimo 2022, salvo poi subire una cocente beffa dalla Juventus grazie a un gol dell’attaccante Cerri in extremis ai Quarti di finale, con i tempi supplementari che sembravano alle porte. Poi, quest’anno, nonostante qualche episodica giornata di felicità, su tutte l’incredibile rimonta sulla Fiorentina da 0-2 a 3-2, le difficoltà: quattro sconfitte di fila nelle prime quattro giornate, una continuità mai trovata, evidenti problemi in fase realizzativa, risolti solo in parte dal ritorno in campo del ceco Vorlicky, talento classe 2002 utilizzato come fuoriquota dopo il superamento di una serie impressionante di problemi fisici, che a un certo punto sembravano porre un grandissimo punto di domanda relativamente alle future prospettive del ragazzo nel calcio professionistico.

NON SI ESCLUDE NULLA – Troppo poco, ad ogni modo. Al netto del turno superato in maniera soddisfacente in Coppa Italia contro l’ottimo Frosinone, al momento addirittura quarto ex aequo con la stessa Juventus, diversi dati preoccupano i dirigenti nerazzurri che seguono da vicino le vicende della squadra. Non solo la classifica, teoricamente aspetto secondario a livello di settore giovanile ma in realtà molto impattante in Primavera: la categoria ha, per vari motivi, assunto negli anni crismi sempre più simili a un campionato professionistico, soprattutto con l’introduzione del girone unico nazionale, dotato di playoff e playout per indirizzare i verdetti del post regular season. A non convincere lo stato maggiore della società, ad ogni modo, sono anche tutta una serie di situazioni contingenti: una proposta di gioco non particolarmente soddisfacente, le difficoltà collettive che stanno finendo per investire anche il rendimento di alcuni ragazzi, rischiando anche di complicare eventuali possibilità di sistemazione altrove in prestito il prossimo anno. Anche all’interno della squadra, nonostante non manchi la coesione a livello di spogliatoio, un po’ di preoccupazione sembra affiorare da un po’ di tempo. Anche i dirigenti che seguono le vicende della prima squadra stanno seguendo la vicenda da vicino, e domenica ha assistito alla sfida con il Frosinone, una sorta di rivincita del mercoledì precedente ma in campionato, anche l’ad Luca Percassi. Tutti sono sotto osservazione, ragazzi compresi: è necessario prendersi le proprie responsabilità.

La fiducia nell’allenatore da parte della società non è mai mancata, complice anche il fatto che diverse difficoltà potevano essere preventivabili dopo la chiusura del ciclo-Brambilla. Il tecnico brianzolo aveva sempre disposto, forse ad eccezione dell’ultimo, di organici super competitivi, a partire dal “Dream Team” che aveva preso in carico nell’estate 2017, che vedeva in squadra elementi del calibro di Carnesecchi, Bastoni, Barrow e Kulusevski, solo 4 dei dieci ragazzi di quel gruppo che hanno avuto modo di giocare poi in Serie A. Un materiale non paragonabile a quello oggi a disposizione, ma comunque non certo inferiore a quello di formazioni oggi molto meglio posizionate in classifica rispetto alla Dea. Se la situazione non dovesse subire evoluzioni positive, nei fatti, dal Bortolotti filtra una versione chiara: non si può escludere nessuno scenario, pur di salvaguardare categoria e, di conseguenza, tutto ciò che ne consegue per ragazzi e società. La testa ora va alla trasferta di Bologna e alla successiva sfida al Lecce in casa: due domeniche mattine (si giocherà alle 11) in cui in palio ci sarà moltissimo.

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