Dall’affiancamento a David Colciaghi dal 2019 alla titolarità del ruolo di responsabile della segreteria sportiva del settore giovanile. Ivan Pelizzoli, tornato da qualche anno alla casa madre di Zingonia che l’aveva visto crescere, dalla sua scrivania al primo piano dell’Accademia Favini è il cappello di un’intera organizzazione invidiata in tutto il mondo. Oggi, 18 novembre, l’ex portiere, Mister 27 miliardi al suo passaggio alla Roma allo scollinare del nuovo millennio dopo 40 reti subite e 12 clean sheet nerazzurri agli ordini di Giovanni Vavassori, festeggia il compleanno numero 44.
Pelizzoli, dal settimo posto con Vavassori alla Russia
Guardiano dei pali del settimo posto dell’allora neopromossa, con qualche rimpianto per il mancato ritorno precoce in Europa, dopo un gran curriculum da canterano, Trofeo Dossena ’97 e scudetto ’98 con Cesare Prandelli allenatore, è noto per la clamorosa piega internazionale presa dalla sua carriera. Finire alla Lokomotiv Mosca dopo essere stato anche alla Reggina non è certo roba da poco. E non va scordato che è il guantato di Curno è stata la più ricca delle plusvalenze di inizio secolo, che pure aveva visto lanciare dalla Dea Morfeo, i gemelli Zenoni, Pazzini e Montolivo.
Il 2001 della svolta
Soffiato il posto ad Alberto “Jimmy” Fontana, Pelizzoli, cognato di Michele Bacis, compagno nelle giovanili e nell’apprendistato in C a Trieste sul finire degli anni novanta, tra la Capitale e lo Stretto si guadagnò il quarantaquattresimo posto nel ruolo all time dell’International Federation of Football History & Statistics. In giallorosso, 2003-2004, il record d’imbattibilità di 774 minuti, il quarto prima di retrocedere al quinto nel marzo 2016 complice Gigi Buffon (davanti ci sono anche Seba Rossi, Zoff e Da Pozzo): dalla quarta di campionato con l’Ancona (3-0) del 28 settembre al minuto 89 dell’undicesima nel 3-1 al Lecce, col futuro nerazzurro Chevanton a rompere l’incantesimo.
Quant’è bello parare da Roma in giù
Nel poker d’annate sotto Fabio Capello gli fece le scarpe piano piano Francesco Antonioli. Ma che anni, quegli anni, per il non ancora zar Ivan. La Supercoppa Italiana, il titolo di “Saracinesca d’Oro” nel 2004 (il meno battuto in tutto il continente, 14 in 31 gare), le porte aperte della Nazionale maggiore e quella olimpica: cartellino timbrato nelle amichevoli – targate Trap e Lippi – con Finlandia e Svizzera, più il bronzo ad Atene 2004 sotto Claudio Gentile che fa coppia con quello nell’Europeo Under 21 in Svizzera di due anni prima. Poi, la promozione miliardaria nel Grande Inverno russo: Gianluca Curci e il valzer delle panchine (Prandelli, Voeller, Delneri e Conti) proiettano il metro e novantasette di Pelizzoli alla stagione e mezzo sullo Stretto con Walter Mazzarri, fino all’approdo moscovita nel gennaio 2007. Una coppa nazionale e tante incomprensioni, fino a diventare l’ultima delle riserve.
Da balia di Perin all’AlbinoLeffe
L’ultima stazione è stata il Foggia nel 2017, ma il richiamo della foresta a fine estate del 2010 aveva proiettato il portierone nell’AlbinoLeffe (Madonna e quasi subito Mondonico in panchina). Una rumba proseguita a Cagliari alle spalle del conterraneo Michael Agazzi, con Federico Marchetti fuori rosa in attesa di lazializzarsi, a Padova, a Pescara da balia di Mattia Perin (2012-2013), a Chiavari, a Vicenza, a Piacenza e in Daunia da secondo di Guarna. Il titolo ufficiale, dalla scorsa stagione, è Responsabile organizzazione settore giovanile, con Colciaghi e Lorenzo Tosoni segretari. Auguroni a lui e alla famiglia: la moglie Silvia da Colognola, le figlie Asia (20 anni) e Gaia (18), campionessa d’equitazione, e dulcis in fundo il piccolo Marco (10).



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