Dagli Spareggi del Settantasette di Titta Rota alla militanza a inizio ventunesimo secolo, ce ne corre parecchio. Tra Pierino Fanna e Giulio Migliaccio, i festeggiati nerazzurri di lunedì 23 giugno, corre anche una differenza di ruolo e d’età: 67 anni per l’ala destra-tornante friulano-slovena di Grimacco, 44 per il mediano di Mugnano di Napoli recentemente esonerato dal Palermo, in coppia col direttore sportivo Morgan De Sanctis, il 3 gennaio scorso, all’insediamento di un altro grande ex come Carlo Osti.
Fanna e Migliaccio, l’Atalanta come rampa di lancio
Se per il secondo l’Atalanta è stata la rampa di lancio anche a livello dirigenziale, essendosi occupato del mercato dei prestiti di serie C prima che la Seconda Squadra fosse concepita, per il primo lo fu essenzialmente da giocatore. Pierino, giunto a Bergamo quattordicenne da Udine per poi girare l’Italia insieme alla moglie di Brembate Sopra, conta 63 presenze e 7 reti dal ’75 al ’77, mentre il napoletano 162 e 6 tra 2005 e 2007 e tra 2013 e 2017 chiudendo con Gian Piero Gasperini in panchina.
Migliaccio picchia per noi
Che il compagno di linea fosse Tissone o Cigarini o chi per loro, il coro preferito dai tifosi per caricarlo, da Andrea Mandorlini e Delio Rossi per la salvezza mancata al ritorno in A riuscito a Stefano Colantuono, caricava davvero il generoso Migliaccio. Cresciuto nel Savoia, era un gavettaro di successo tra Puteolana, Bari, Giugliano e Ternana all’atto dell’approdo bergamasco nel gennaio 2005. Fedelissimo del Cola anche in rosanero, ebbe una parentesi anche alla Fiorentina. Appese le scarpe al chiodo 8 anni fa, ecco il primo ruolo dirigenziale, da direttore sportivo diplomato a Coverciano il 3 dicembre 2018, dal 1º giugno 2021 è di Responsabile sviluppo risorse tecniche per la gestione dei prestiti in C usciti dal vivaio. La stagione successiva è alla Salernitana come responsabile dell’area tecnica, ma lascia insieme a De Sanctis il 22 dicembre 2023. Quindi il Palermo, da cavallo di ritorno, per sperimentare sulla propria pelle che la riconoscenza non è di questo mondo del pallone.
Fanna, una vita in fascia
La parabola nerazzurra di Fanna, originario di Clodig, un lembo di valle del Natisone (Covizza) dove il Friuli ha la Slovenia nel sangue (Grimacco è Grmek, mamma slovena), è tra due estremi temporali. L’esordio da senior diciassettenne in Coppa Italia nel ko all’inglese di Como il 7 settembre 1975 con Giancarlo Cadè allenatore e il secondo degli spareggi per risalire in A, il 3 luglio 1977 a Bologna contro il Pescara allenato proprio dalla zanichese con Rota da Borgo Palazzo condottiero dei bergamaschi. Bastarono gli occhiali per rivedere la luce, dopo il 2-1 al Cagliari a Genova il 29 giugno precedente. Fanna, sostituito Cadè nelle ultime 3 giornate cadette dall’ex giocatore Giancarlo Leoncini, insieme a Lello Vernacchia nella vittoria di Piacenza il 20 giugno ’76, la terza di fila dopo Palermo e Brindisi, fu strumentale nell’evitare la retrocessione precoce in serie C che sarebbe poi toccata lo stesso alla banda dell’Ottantuno.
Lo scudetto con tre maglie: il record di Pierino
Ritrovato Antonio Cabrini alla Juventus, vi vinse tre dei cinque scudetti (78′, 81′ e ’82) della carriera. Col Verona, ottenuto proprio a Bergamo il 12 maggio del 1985, e Inter trapattoniana (’89) gli altri due, da recordman: il titolo in tre club differenti è un’impresa riuscita in precedenza solo a a Giovanni Ferrari, Filippo Cavalli, Sergio Gori, in seguito ad Aldo Serena e Attilio Lombardo. Tantissimi auguri.


