Torta e candeline per l’uomo forte dei Percassi alla risalita in serie A. Una sorta di plenipotenziario che non è andato oltre l’anno di coesistenza con Sartori
Dal 23 giugno 2011 al 5 agosto 2015 Pierpaolo Marino è stato l’uomo forte del front office dell’Atalanta. Una stagione come responsabile dell’area tecnica e in seguito direttore generale, l’uomo che si occupava del calciomercato e non solo, perché a Zingonia la sua parola era legge. L’artefice delle salvezze, con qualche soddisfazione effimera, di una squadra che Antonio Percassi aveva comprato in B affidandosi alle mani dell’espertissimo dirigente avellinese, sessantaquattro anni proprio oggi. Ma anche il protagonista, non proprio a sorpresa, dell’interruzione consensuale e anticipata del rapporto dopo un’annata di coesistenza con il nuovo direttore tecnico Giovanni Sartori.
IL DEMIURGO DELLA DEA. Marino, nell’annata del meno 6, tra l’estate e la finestra invernale è stato colui che ha costruito la spina dorsale dei nerazzurri affidati a Stefano Colantuono, il condottiero-bis accollatosi l’onere della risalita dalla cadetterìa. PPM, solo omonimo dell’attuale dg di estrazione ligure Umberto Marino, propizia il ritorno di Luca Cigarini e prende German Denis per l’attacco, grazie ai buoni uffici con Napoli e Udinese, club per i quali aveva lavorato con successo. In più, il piccolo asso tra le linee per accompagnare le sfuriate del Tanque, Maxi Moralez detto El Frasquito perché piccolo e frizzante come una bottiglietta pronta a far saltare il tappo del bel gioco, e il regista difensivo Guglielmo Stendardo in uscita dalla Lazio a fine gennaio 2012.
CARRIERA LUMINOSA. Partito dalla società della città natale, Marino nel Napoli di Ferlaino e Maradona cresce sotto l’ala protettrice di Italo Allodi e da dg entra in collisione con Luciano Moggi subito dopo lo scudetto del 1987. Il 24 giugno si dimette e va alla Roma di Dino Viola per un’annata soltanto, chiusa al terzo posto. Quindi ancora Avellino, il Pescara del ritorno nella massima serie nel 1991-1992 e oltre con la squalifica di tre anni tra i piedi per presunte responsabilità su un giro di partite vendute, l’Udinese e ancora i Ciucci, appena presi da Aurelio De Laurentiis: 2004-2009, Hamsik e Lavezzi, zona Champions e ancora dimissioni. A Bergamo è ripresa la rumba, ma a tutt’oggi c’è anche finita. Auguri.


