I primi 40 anni di Corrado Colombo

L’autore di un gol tanto epico quanto inutile in Coppa Italia alla Juventus si diverte ancora nella provincia toscana: spente le candeline, ĆØ quasi ora di ricominciare

40 anni e non sentirli. Non ĆØ una frase fatta, basta sfogliare lo sterminato repertorio del web per verificarlo. La squadra di Corrado Colombo, un giovialone cui piace giocare e pazienza se magari sbotta all’improvviso come ai bei tempi, si chiama Amici Miei. Un calcio al calcio troppo serioso, forse i titoli di coda di un lungometraggio alla Monicelli. Oggi, sabato 3 agosto, il traguardo con l’anagrafe dell’ennesimo ex dell’Atalanta che prometteva sfracelli poi ridottisi a sporadici lampi ĆØ da arruolato al secondo anno di un club di Prima Categoria con sede ad Agliana, vicino alla sua Pistoia, cittĆ  della moglie Giada, che gli ha dato Camilla e Tommaso. O almeno cosƬ sta scritto su Tuttocampo.it. Di sicuro ha una scuola calcio e un bed & breakfast aperto nello scorso inverno.

CON LA JUVE IN BICICLETTA. ChissĆ  come mai non ha fatto una gran carriera un tipo di uno e ottantotto capace, nella stessa partita, di spaventare Madama Juventus a casa sua trasformando in bicicletta (12′) l’assist di Daniele Berretta, di provare col favore di ritorno (di tacco) a rientrare nel match dopo il doppio Nick Amoruso (poi triplettista nel finale dal dischetto) e l’acuto di Zalayeta, e infine di farsi cacciare dall’arbitro Trefoloni per proteste a nemmeno 2 minuti (72′) dalla prodezza a favore del compagno. 9 gennaio 2002: nel quarto di andata di Coppa Italia dell’Atalanta targata Giovanni Vavassori, tutto il genio e la sregolatezza del centravanti di Ruginello di Vimercate, uno che aveva tutto per sfondare e non lo fece.

CORRADO, 6 PRODEZZE. In nerazzurro, a parte quella, altre 5 prodezze soltanto di Colombo (in coppa, ko la Pistoiese) in 52 gettoni sul campo tra l’estate del 1997 (Emiliano Mondonico, sempre nel trofeo della Coccarda) e la primavera del 2002, passando da Bortolo Mutti al Vava coi prestiti a Pistoiese, Inter e Torino in mezzo, da settembre ’99 a giugno 2001. Nella stagione cadetta, chiuso dal bomber Nicola Caccia e da Fausto Rossini, suo sodale nella Primavera scudettata nel ’98 sempre col pelato di Arcene come mentore. Nella sua ultima stagione bergamasca si sarebbe dovuto arrendere alla compresenza di Gianni Comandini, Andrea Saudati e Inacio PiĆ , quando Cristiano Doni faceva giĆ  il mattatore. Monza, Chievo e Pescara le sue vittime cadette. Il Toro, da ex e da match winner (2-1), l’unica da atalantino al piano di sopra, il 9 dicembre 2001. Il primo di soli 4 palloni nel sacco dove osano le aquile. Il resto, in riva al Tirreno. Al ā€œDelle Alpiā€, stadio evidentemente fortunato.

POCA INTER, MOLTE SERIE MINORI. Aggettivo inadatto a una parabola professionale che alla voce big ha assaggiato soltanto l’Inter. Il vettore dell’esordio in A, il primo ottobre del 2000, a Reggio Calabria. In seguito, qualche illusione ancora targata Colombo, qualche bagliore accecante dei suoi e il ritorno alla tranquillitĆ  della provincia estrema. Sampdoria (ultima stazione nella massima serie, nel 2006), Piacenza, Livorno dove battĆ© all’Ardenza il Milan ancelottiano giocando con quel Cristiano Lucarelli giĆ  conosciuto sotto le Mura nell’imberbe ’97, Ascoli, Brescia, Spezia, Pisa, Bari, Verona, Tuttocuoio con partecipazione dalla serie D della scalata di Max Alvini fino alla Lega Pro, Pistoiese, biennio a Quarrata ancora tra i semipro e adesso, appunto, le gioie della Prima. 130 reti in 550 allacciate di scarpe non sono davvero poche. Tanti auguri.

 

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6 anni fa

Tecnicamente fortissimoāš½ļø

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6 anni fa

Mitico Corra …

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