Auguri a Orlando, Dundjerski e Radunovic

massimo orlando

53, 52 e 28 anni. La conta delle primavere per gli ex dell’Atalanta che spengono le candeline oggi, domenica 26 maggio, l’ultima di campionato di serie A ma non per i nerazzurri, che oltre al Torino dovranno affrontare la Fiorentina nel recupero del 2 giugno. I festeggiati sono Massimo Orlando, fantasista mancino di provenienza viola da 1 solo gol in 18 presenze tra 1997 e 1999, Ljubisa Dundjerski, 86 e 4 tra 1997 e 2001, e infine il portiere Boris Radunovic limitato alla partita d’esordio il 15 maggio 2016 nel 2-1 in casa del Genoa allora allenato da Gian Piero Gasperini.

Il senno d’Orlando

Nativo di San DonĆ  di Piave, classe 1971, la carriera di Orlando, trequartista o esterno alto a sinistra, sembrava destinata al decollo allorchĆ© la Juventus lo pescò alla Reggina in B. Soltanto a Firenze la vera gloria, vincendo pure la Coppa Italia del 1996 agli ordini di Claudio Ranieri, con Gabriel Batistuta come compagno, in faccia a quella che sarebbe diventata la sua nuova squadra, la penultima prima della Pistoiese, scarpe al chiodo appena trentenne per via dei reiterati infortuni. Emiliano Mondonico, Bortolo Mutti e per 1 match del trofeo della coccarda Giovanni Vavassori i suoi allenatori a Bergamo, per l’unico gol in A nell’annata della retrocessione con Caccia-Lucarelli coppia avanzata, alla prima giornata nel 4-2 casalingo al Bologna il 31 agosto 1997, un’incornata su cross di Marco Sgrò. Cresciuto tra Libertas Ceggia, Fossalta di Piave e Conegliano, per lui anche il Milan per una delle due Supercoppe Italiane in bacheca (1994, l’altra in viola) oltre agli Europei Under 21 nel 1992 sotto Cesare Maldini. Commentatore tecnico anche per la Rai, dopo la comparsata sulla panchina degli Esordienti regionali viola ha anche condotto con la figlia Vittoria il programma Casa Orlando su Radio Firenzeviola. LƬ, del resto, il grosso della vicenda pro, 147 partite e 20 reti su un totale di 230 e 24.

Dundjerski, il ginocchio da te

Problemi al ginocchio, che zavorra per un calciatore. Dundjerski, il cui figlio David che fa il terzino, nato proprio a Bergamo, gioca nello Spartak Subotica, era un mediano di gamba e di piedi buoni arrivato anche lui alla corte del Mondo nel periodo sbagliato, l’ultimo, ma risalendo in A a differenza d’Orlando. Troppi crac e fine parabola spesa tra Como e Treviso in Italia, per lui, serbo di Bosnia nativo di Doboj, una volta nazionale, passato anche dal Borac Cacac e tornato in patria per gli sgoccioli nella sua alma mater e nel Novi Sad per chiudere trentaseienne. Al di lĆ  della barricata, team manager, direttore sportivo e per breve tempo tecnico tra dov’ĆØ nato calcisticamente e la squadra del figlio.

Radunovic, la toccata con Gasperini e la fuga

Al piano di sopra Radunovic, dopo 5 match nella Primavera di Valter Bonacina, ebbe il battesimo del fuoco nella tana del futuro condottiero del calcio nerazzurro verso lidi impensati e prima mai battuti. Un gol preso da Leonardo Pavoletti, a metĆ  tra il rompighiaccio Marco D’Alessandro e il match winner Jasmin Kurtic, come viatico a un carrierino attualmente da vice di Simone Scuffet al Cagliari appena salvatosi grazie al genio di Ranieri. A concedergli quell’occasione, Edy Reja nell’unica annata piena dopo il subentro a Stefano Colantuono. Pescato a Belgrado nel Rad, fisico impressionante e buoni riflessi, il suo cartellino rimane di Zingonia lungo i prestiti ad Avellino, Salernitana, Cremonese e Verona fino al 2020-2021 da ventiduesimo a secco di esperienze di campo con la posta in palio per via del parcheggio a Cremona di Marco Carnesecchi. Tanti auguri.

 

radunovic
BERGAMO 14 -07 -2018- FESTA DELLA DEA 2018 .ALBERTO MARIANI – SILPRESS Nella foto – 15 FESTA DELLA DEA 3 SERATA nella foto. BORIS RADUNOVIC
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