Quando si condivide il compleanno ma non la milanese a cui s’è in qualche modo legato il destino per cui essere ricordati in eterno. Il 19 marzo gli auguri da ex della Bergamo del pallone spettano a un giocoliere da un solo capolavoro, allo scadere contro il Milan sotto la Curva Nord, e a un’ala contrabbandata per attaccante puro che andò all’Inter con Sergio Magistrelli e Adelio Moro ingrassando le casse societarie. Oggi dicono 46 all’anagrafe Franco Brienza detto Ciccio, chiusura a quota 45 per riportare l’Ischia in serie D, e 75 Giuseppe Doldi, la terza parte d’una gran plusvalenza anni settanta.
Brienza, non solo l’ultima promozione
Nel curriculum dell’ischitano nato a Cantù, anche la dirigenza (2019/20) nel Bari da osservatore e brand ambassador dopo aver dato una mano ai Galletti a risalire tra i professionisti dalla serie D. L’ex idolo-bonus dei fantacalcisti all’Atalanta ballò una sola stagione intera più la mezza precedente, da acquisto invernale, segnando un solo gol nella vittoria in rimonta dell’11 maggio 2014. Cresciuto tra Pithecusae, Campagnano, Isolotto, Imolese e Foggia, Brienza mette il naso nel mondo semipro e pro con questi ultimi due club prima di spiccare il volo tra Palermo, Ascoli, Perugia, Reggina, Siena, Atalanta, Cesena, Bologna e Bari, con 114 gol segnati in 645 partite più 2 presenze in Nazionale, nelle amichevoli dell’8 e 11 giugno 2005, a Toronto e New York, contro Serbia e Montenegro ed Ecuador (1-1 entrambe).
Brienza e la magia al Milan
Un sinistro magico, al culmine delle grandi manovre rifinite da Giulio Migliaccio e cominciate da German Denis, pareggiatore dal dischetto dopo l’autogol della bandiera Gianpaolo Bellini. L’unico acuto in nerazzurro, alla penultima di serie A, dell’ala-trequartista-esterno alto, che festeggiando non potrà non ricordare quel capolavoro sul filo di lana del cronometro, tanto clamoroso e fragoroso da far esplodere il settore più caliente del tifo. Sole 24 presenze nel palmarès nerazzurro di Ciccio, preso da Palermo all’ultimo giorno della finestra di gennaio del 2013, il 31. Da titolare, 8 su 18 nell’annata piena, dopo le 5 su 6 della mezza. Un tappabuchi di lusso per Stefano Colantuono, che solo in caso di emergenza si sarebbe schiodato dal 4-4-1-1 col Tanque davanti, Maxi Moralez alle spalle, Cristian Raimondi a destra (Ezequiel Schelotto finì all’Inter nella stessa sessione) e Giacomo Bonaventura a sinistra.
Doldi, da Crema per stupire
L’eroe numero 2 del 19 marzo ha tutt’altra storia. Fu venduto all’Inter, nell’estate del 1972, insieme al regista d’attacco Moro, capocannoniere della risalita dalla B, e alla punta Magistrelli che fu rosanero come lo sarebbe stato Brienza. Coincidenze. Giuseppe Doldi da Crema veniva schierato in prima linea anche se era un’ala (più o meno) tornante. Accelerazioni, cross, uomo saltato e rientri, quindi non un bomber. Giunto a Bergamo ancora ragazzo nel vivaio, da “cremino” nero-bianco d’origine, il tempo della stagione d’esordio (1968-1969) ed eccolo di ritorno dal prestito al Seregno per la cavalcata cadetta di Giulio Corsini ritrovando la serie A sfuggita.
Doldi il Bandito
Per gli amici dell’oratorio Doldi rimane Jack il Bandito, per il calcio professionistico Jacky. I bottini, però, non erano suoi: in area giocava per lo spunto veloce, difettando spalle alla porta. Dopo il battesimo del fuoco il 27 aprile 1969 nell’occhiale casalingo col Napoli sotto Silvano Moro, subentrato a Stefano Angeleri salvo farsi rimpiazzare da Carletto Ceresoli per le ultime vane tre partite (squadra in B), un’altra presenza col Verona e quindi le 27 con 6 reti, compreso l’acuto (di testa, cross di Sacco) insieme a Moro (Adelio) nello spareggio di Bologna col Bari il 20 giugno ’71. Altrove gli davano la numero 9, a Bergamo era l’11 perché da centrattacco sfilarono Sergio Clerici, poi Luigino Vallongo e infine il citato Magistrelli. Ma da ala fu rimpiazzato spesso in massima serie da Lamberto Leonardi. Chiuso da questi e dalla presenza di Giovanni Sacco, racimola altre 19 allacciate di scarpe nella massima serie segnando alla Fiorentina. In nerazzurro, 48 match in campionato, 6 in Coppa Italia e 2 (con rete) in Coppa Anglo-Italiana. Con Boninsegna e Mazzola, pure le coppe ma zero gol. In bacheca, da atalantino baby, la Coppa Carnevale, oggi Viareggio Cup, nel ’69, con il suo mentore Moro (Silvano) in panchina: Foggia, Brindisi, Livorno, Gallipoli, Pergocrema, Fontanellese e Cassano 66 le altre tappe, chiudendo a 38 anni. Augurissimi.



