Mister 435 presenze e recordman, ma anche tanto umile da aver accettato di buon grado di farsi sostituire dall’ex interista Tiziano Polenghi per fare il vice responsabile tecnico dell’attività agonistica all’ombra del responsabile Alex Pinardi. Già suo compagno e coetaneo, per inciso. Spegne oggi 45 candeline Gianpaolo Bellini, l’ultima delle bandiere di un calcio mercenario se mai ce n’è stato uno. Solo Marten de Roon l’ha superato nelle partite disputate in maglia Atalanta nel massimo campionato: 298 contro 281, anche se nel dato complessivo è ancora sotto di 48. Il “Paolo (da) Sarnech” condivide il compleanno di giovedì 27 marzo con Gianluigi Lentini, autore di una memorabile stagione insieme a Domenico Morfeo e Pippo Inzaghi nel penultimo anno dell’era Mondonico II.
Bellini, 4(3)5 di questi auguri
Cinque stagioni vice allenatore della Primavera e un paio alla guida personale della terza squadra del vivaio, il Bello nei numeri sul campo è imbattibile per chiunque o quasi. 5 campionati cadetti su 18: nessuno con tanti saliscendi. 396 gare di campionato tra A e B: imbattibile anche qui. 281 nella massima serie, ex primato condiviso con Stefano Angeleri grazie al doppio spareggio playout perso con la Reggina nel 2003. Direttore sportivo diplomato a Coverciano, il passaggio dalla panchina alla scrivania deve essergli sembrato comunque naturale.
Bellini, l’Atalanta come epidermide
Figlio del medico condotto di Sarnico, Bellini non ha mai indossato altre maglie. Trafila nelle giovanili, il Trofeo Dossena nel ’97 e un titolo Primavera l’anno successivo con Giovanni Vavassori. L’11 aprile 1999 l’esordio da professionista, in B, durante Atalanta-Verona (3-2), sotto Lino Mutti. Il primo dei 12 gol complessivi, invece, il 15 settembre nel tris casalingo alla Pistoiese in Coppa Italia. In A, il battesimo del fuoco, sempre a Bergamo, nel 2-2 con la Lazio il primo ottobre 2000.
Paolo da Sarnico, il testimone di due secoli
Gianpaolo, divenuto capitano dopo l’abbandono del suo grande amico Cristiano Doni per squalifica, avrà forse il rimpianto di essersi ritirato nella primavera del 2016, senza quindi prendere parte all’epopea di Gian Piero Gasperini. Ha anche un bronzo europeo Under 21 in attivo nella carriera azzurra. Sposo dal 22 maggio 2014 di Cristina Seghezzi, ha tre figli. Ed è il testimone della storia nerazzurra tra i due secoli: bambino sotto Cesare e Achille Bortolotti, cresciutello con l’Antonio Percassi atto I, quindi Ivan Ruggeri e il ritorno in sella dell’imprenditore di Clusone. Ha preso ordini anche da Giancarlo Finardi, Andrea Mandorlini, Delio Rossi, Stefano Colantuono, Gigi Delneri, Angelo Gregucci, Antonio Conte, Valter Bonacina ed Edy Reja.
Lentini, il fuoriclasse del Mondo
Quanto a Gianluigi da Carmagnola, sangue siciliano, nel 1996-1997 fece meraviglie largo a sinistra, con Marco Sgrò a destra, Fabio Gallo a dirigere l’orchestra di Emiliano Mondonico, Daniele Fortunato a completare il Centrocampo degli Architetti, Domenico Morfeo a rifinire e Pippo Inzaghi a finalizzare. Soltanto undicesimo posto, mistero. Lo stesso della sregolatezza lentiniana dietro il genio di un fuoriclasse dai tempi, dal fisico e dai piedi perfetti. Ingiusto legarne la carriera a quello schianto sull’autostrada dopo aver messo il ruotino del 2 agosto ’93, anche se di fatto non sarebbe più stato lo stesso di prima. L’ex torinista e milanista sotto le Mura dipinse comunque un calcio d’autore.
Lentini, buone cose dal Mondo
Emiliano Mondonico, non per niente, era stato il suo mentore in granata: l’avrebbe richiamato al Toro e pure a Cosenza. In quell’unico giro di corsa, qualche chicca, tra cui il poker nel sacco: metà alla Lazio (2-1 e 1-2), quindi Perugia (2-2) e Parma (1-2). Il meglio (anche l’apprendistato ad Ancona diciannovenne) era alle spalle, dopo la Calabria il tramonto: dal 2004 al 2012, Canelli tra Eccellenza e D, Saviglianese (Promozione ed Eccellenza), Nicese (viceversa) e Carmagnola, proprio nel paese natìo, appendendo le scarpe al chiodo quarantatreenne. In bacheca, tre scudetti, altrettante Supercoppe italiane, una Europea e una Coppa dei Campioni in rossonero con Fabio Capello più la Mitropa 1991 con Mondonico e scudetto-Viareggio nella Primavera sotto Sergio Vatta. Mister 18 miliardi e mezzo e bersagliato perciò dalle monetina dei tifosi granata il 30 giugno ’92 all’atto del passaggio al Diavolo, di recente dopo aver aperto una sala biliardo e abbandonato un’azienda agricola a casa sua (anche se è cresciuto a Villastellone) s’è messo a fare scouting dal Piemonte per il Monza del suo vecchio dirigente milanista Adriano Galliani. Augurissimi.




Auguri capitano
Tantissimi auguri di 🖤💙 cuori Atalantini al nostro grande Capitano. Tanti auguri Gianpaolo