La Gazzetta dello Sport ricorda così quell’Atalanta-Roma del 22 maggio 2005: “Un tocco d’esterno a inizio ripresa di Cassano è lo spartiacque tra paradiso e inferno. La gara è tutta qui, nella gioia della Roma che raggiunge la salvezza aritmetica grazie al gol del suo genio ribelle e nella disperazione dell’Atalanta, retrocessa senza appello in B nonostante uno strepitoso girone di ritorno”.
lI 22 maggio, che oggi tutti ricordano per la conquista della Coppa di Europa League, saranno 20 anni esatti da una delle retrocessioni più assurde della storia nerazzurra. A inizio gennaio la salvezza era già lontana 8 punti ma, con Delio Rossi al posto di Mandorlini, fino all’ultimo l’Atalanta le tentò tutte per salvarsi. E per poco non ci riuscì. Eppure, furono proprio i giallorossi a condannarla: tra match d’andata e ritorno, nonostante il momento di gloria a cavallo tra marzo e aprile con le 3 vittorie di fila collezionate che ridiedero la speranza, furono ben 6 i punti persi con la Roma, che vinse 2-1 e poi 1-0 a Bergamo all’atto finale.
Memorabile, lo ricorda anche L’Eco di Bergamo, il derby di quella primavera, a pari merito con il Brescia di Cavasin, 27 punti a testa. Soprattutto, impresso nella memoria è il momento in cui l’arbitro De Santis fischia un rigore per i padroni di casa in pieno recupero, Calderoni lo para, ma il direttore di gara fa ripetere e Di Biagio segna.
La rosea quel 22 maggio 2005 concluse così: “L’Atalanta esce comunque tra gli applausi dei suoi tifosi: la retrocessione in B dopo una sola stagione è figlia di un girone d’andata sciagurato”.


