Condivide il compleanno col neo sessantacinquenne Gian Pietro Percassi, clusonese, solo omonimia, qualcosina di meglio alla Virescit (poi Derthona e infine Forlì) di Luciano Magistrelli che l’aveva allenato in Primavera, stesso ruolo, 17 presenze tra B e Coccarda sotto Titta Rota tra ’77 e ’80. Al rientro dallo stacco portoghese a Madeira, dal 2020 in avanti, la cavalcata da pro e semipro con scarpette appese al chiodo l’anno scorso. Taranto riportato in C, Paganese a metà stagione, Budoni e quindi le Marche, tra la Sangiustese e il Montegranaro, in Eccellenza. S’è sempre divertito a giocare a calcio, Fernando Tissone, 39 candeline da spegnere oggi, mercoledì 24 luglio. L’argentino, oriundo savonese di Quiliano con doppia origine ligure-capoverdina, s’era riunito al fratello Cristian, difensore centrale.
Tissone e quel gol al Milan a porte chiuse
Nel gennaio di 17 anni fa battè il Milan a porte chiuse nel recupero della sfida segnata dalle violente proteste dei tifosi per la tragica morte del laziale Gabriele Sandri. Fernando Tissone (rivedi QUI l’intervista a CalcioAtalanta durante il lockdown) ha fatto in tempo a farsi amare a Bergamo a dispetto di sole due annate tra Stefano Colantuono e Gigi Delneri nel biennio 2006-2008. Veniva dall’Udinese in comproprietà e venne riscattato alle buste dalle Zebrette, per poi giocare alla Sampdoria e riparare in Portogallo nel Deportivo Aves e nel Nacional Madeira. Una carriera da centrocampista, da 400 partite suppergiù, 15 gol e chissà quanti assist, spesa soprattutto a protezione della difesa, di cui 72 (3 in Coppa Italia col profeta di Anzio), 6 e 9 in nerazzurro. Dove all’inizio faceva di tutto, anche il trequartista, quando Cristiano Doni era indisponibile.
Tissone nel Belpaese
Immancabilmente rappresentato dal padre Lino, Tissone si trovò in un reparto con ai lati Ferreira Pinto o Ariatti (da “fantasista” a sinistra, anche Bombardini), poi Langella o Padoin, Bernardini e Donati e quindi De Ascentis, lo stesso latisanese o Guarente in mezzo. La Dea neopromossa del Cola e quella da calcio champagne del Baffo di Aquileia, in cui lui riuscì a ritagliarsi due ruoli diversi. Arretrare in mediana significò 8 cartellini gialli al secondo atto contro gli zero del primo. Rosso, invece, all’88’, in Coppa Italia, sull’1-0, nel ko per 3-2 ai supplementari a Trieste il 27 agosto 2006.
I gol pesanti dell’oriundo
Equamente suddivisi tra i due giri di corsa in A i gol, sempre belli rotondi, da cecchino destripede piuttosto preciso quando non potente. A Palermo (3-2) da match winner e due volte con le Zebrette (1-2 e 3-2) nel 2006/7; ancora coi rosanero, ma in casa (1-3), a Livorno (1-1) e col Daivolo (2-1), altro matchball, nel recupero a porte chiuse – tombino sulla vetrata interna della Curva Nord l’11 novembre 2007 – della dodicesima giornata il 23 gennaio 2008.
Tissone ardente
Tornato a Udine (tecnico Pasquale Marino; all’inizio aveva trovato Spalletti, quindi Cosmi, Dominissini e Galeone) per riscatto del cartellino, nel 2009 ritrova Delneri alla Sampdoria con cui si qualifica alla Champions League, senza timbrare il cartellino in Europa come aveva fatto in maglia Zebrette nell’estate del 2006 a Sofia col Levski e pure retrocedendo con Alberto Cavasin, vano sostituto al comando di Mimmo Di Carlo. Mica era colpa sua se a gennaio il club pensò bene di piazzare Cassano al Milan e Pazzini all’Inter. Nato nella città cervecera della provincia di Buenos Aires il 24 luglio 1986, Fernando Damian Rodrigues Tissone prima di emigrare diciassettenne a Como viene svezzato nelle cebollitas di Independiente e Lanus. Mallorca, Malaga (dove ha vissuto) e Karpaty Leopoli (Ucraina) le altre stazioni di una lunga parabola professionale. Tanti auguri, campione.

nella foto: gol Fernando Tissone


