Candeline per Leo Rodriguez, dal passo lento alla procura del Tanque

Procuratore del Tanque Denis e del Cholito Simeone, il festeggiato del 27 agosto Leo Rodriguez in campo non era un fulmine di guerra

Dalla fantasia a passo lento a pelo d’erba alla procura del Tanque Denis. Leonardo Rodriguez detto Leo, nato a Lanus come El Diez per antonomasia, compie oggi, mercoledì 27 agosto, 59 anni. Chioma folta, piedi buonissimi da suggeritore, due stagioni piene tra A (1992-1993) e B (1994-1995) tra Marcello Lippi ed Emiliano Mondonico litigando con Francesco Guidolin fino a farsi spedire al Borussia Dortmund e tre sole perle nella porta nemica in 34 presenze atalantine. La prima col Brescia, il 13 dicembre 1992, pareggiando in diagonale sulla combinazione Maurizio Ganz-Rambo Rambaudi 5 giorni dopo la morte dell’ex presidente Achille Bortolotti, la seconda col Cagliari in Coppa Italia il 21 settembre ’94 decidendola dal dischetto (50′; 23′ Bonacina, 34′ Lantignotti) con Francesco Guidolin in panca (poi sostituito dalla coppia da retrocessione Valdinoci-Prandelli) e infine all’Ancona in B il 16 ottobre ’94 in una sconfitta al “Conero” per 4-2.

Leo Rodriguez e il passo da tango

Nella parentesi europea di Rodriguez, dal 1991 al 1995, anche Tolone e il Muro Giallonero come ricordato sopra. Un aitante capellone che si faceva preferire i guizzi e l’intelligenza tattica di un Carletto Perrone, un concittadino (solo per nascita) di Diego Maradona passato per Velez Sarsfield e Argentinos Juniors prima di tentare la scalata al Vecchio Continente: 12 gol con i francesi, quando la possibilità di vestire la maglia dell’Olympique Marsiglia era ormai sfumata, e gli occhi di tutti addosso. Assoldato da Antonio Percassi alla sua prima fase da presidente, spese gli ultimi spiccioli nerazzurri alla corte di Ivan Ruggeri.

Rodriguez dal campo a Denis

Rodriguez, di suo un trequartista alla Riquelme, quindi senza fretta, ma talora schiacciato sulla corsia per far posto alla coppia d’attacco Ganz-Rambaudi, aveva trame da spartiti di lusso pur essendo intermittente come le luci del Presepe. L’argentino cresciuto nel Granate (la squadra della sua città), dopo una sola comparsata col Piacenza il 7 novembre del ’93, alla sua seconda annata bergamasca, decise di svernare in prestito al Borussia (7 partite appena) per tornare alla base facendosi anche il purgatorio cadetto (10 presenze, contro le 19+1 al piano di sopra), prima di rientrare in Sudamerica. Dove avrebbe concluso, tra Universidad de Chile, America (Messico), San Lorenzo (1 Copa Mercosur nel 2001) e Lanùs, una parabola più che dignitosa ritirandosi a 37 anni. Bacheca non esattamente vuota, specie lungo le 28 partite (2 reti) nella Selecciòn: 2 Copa America (1991 in Cile, 1993 in Ecuador) e la FIFA Confederations Cup (1992, in Arabia Saudita).

Prima della procura del Tanque

Anni dopo, nelle pieghe delle accuse di triangolazioni con club cileni in almeno otto trasferimenti di giocatori argentini per non pagarci le tasse, Leo rivelò che Denis aveva preferito il Napoli al Rubin Kazan, facendo perdere una barca di soldi a entrambi. Prima di fare il procuratore anche di Carlos Carmona e del Papu Gomez, pure due mezzi flop portati a Bergamo, mister 4 presenze Carlos Matheu e il presunto bomber Facundo Parra arrivato in mongolfiera alla Festa della Dea, due gol in Coppa Italia e via. Tanti auguri.

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