Adriano Novellini oggi dice 77 e il ritirato da un quadriennio Luigi Della Rocca 41, ma il vero eroe del terzetto di compleanni del 2 settembre è Daniele Filisetti, 66 anni e vari incarichi nel dopo campo nell’Alzano Cene (coordinatore marketing e formatore) e nella Virtus (oggi Ciserano) Bergamo, ma soprattutto un posto tra gli immortali nella storia dell’Atalanta per la risalita dalla serie C1 con Ottavio Bianchi: tornato in A con Nedo Sonetti allenatore, nell’ottobre ’83 abbandonò per la Lazio. Durante la pandemia se la vide brutta, sopravvivendo alla versione contemporanea della peste, specie in Bergamasca dove ha mietuto qualcosa come ottomila morti, la maggioranza relativa proprio nella sua fascia d’età.
Filisetti, la risalita fuori dai denti
In prima squadra dalla B di Battista Rota (1979/80) e retrocesso sotto Bruno Bolchi e Giulio Corsini nell’anno I di Cesare Bortolotti presidente, Filisetti, cognome ardesiano ma di suo di Nembro, professione odontotecnico, abbonato alla maglia numero 3 ma più tardi anche stopper, coi colori della squadra in cui è nato calcisticamente conta 162 presenze (21 in Coppa Italia) e 2 reti. Il matchball di testa a Pistoia il 7 ottobre 1980 e l’apripista in casa con la Cavese nel 2-1 del 24 ottobre ’82. Nel nido dell’Aquila, due stagioni nella massima serie e due cadette, insieme all’amico ed ex atalantino Giorgio Magnocavallo, a sinistra anche lui ma sulla linea di centrocampo, salvandosi nello spareggio col Campobasso il 5 luglio 1987 a Napoli. Lì segnò Poli, ma per andarci, la banda Fascetti, comprensiva anche del futuro tecnicp-meteora atalantino Angelo Gregucci, partita da meno 9 per i rigurgiti del totonero, dovette aggrapparsi al matchball di Giuliano Fiorini, amicissimo del nostro anche in Laguna, al Vicenza. Quindi, fino al ’90, al Venezia con promozione dalla C2, prima di chiudere nell’Alzano in promozione a quota 34 anni con 323 partite e 3 reti da professionista.
Un Novellini a Bergamo
L’ala o seconda punta di Mariana Mantovana, prodotto del settore giovanile, nel 1967/68, sotto Paolo Tabanelli e Stefano Angeleri, rompe il ghiaccio non in serie A (3 partite) né nel trofeo della coccarda (1), bensì tra Mitropa Cup e Coppa dell’Amicizia italo-svizzera (4 e 3 reti). L’annata successiva, 1 e 1 nella coppa nazionale, 2 e 2 in quella internazionale, mentre sono 12 e 2 in campionato senza evitare la retrocessione nemmeno con Silvano Moro e Carlo Ceresoli. Chiude a Bergamo in B (Corrado Viciani, Renato Gei e Titta Rota) con 36 e 8 in regular season e 3 e 1 a metà settimana. 1 presenza in Under 21, Juventus (scudetto ’72), Bologna (Coppa Italia ’74), Cagliari, Palermo, Iglesias e Carbonia le altre stazioni, senza dimenticare di aver vinto la Viareggio Cup nel ’69 e di aver incrociato l’alba della luminosa carriera di Beppe Savoldi per poi raggiungerlo sulla via Emilia. 65 match con 14 reti sui 230 e 42 in carriera non sono mica bruscolini.

Della Rocca, dal campo alla panchina
Il brindisino è la meteora delle candeline. Soltanto 6 presenze da gennaio 2004, in prestito dal Bologna e in arrivo da Catania, nella serie cadetta nell’annata del rientro al piano di sopra by Andrea Mandorlini. Una parabola esaurita dal 2017 al 2021 al Sasso Marconi in D, dopo premesse incoraggianti: 12 reti in 28 match dall’Under 15 all’Under 20 e oro agli Europei Under 19 nel 2003 in Liechtenstein. Le cifre, tra la casa madre rossoblù, l’Etna, Bergamo, Pisa, Trieste, Portogruaro, Carpi, Cremonese, Lecce, Novara, Rimini e la provincia bolognese, 454 allacciate di scarpe, 77 palloni nel sacco e una quindicina tra assist e rigori procurati. Dal 2021 è in panchina, prima nella squadra con cui aveva smesso in D e dal 2022 alla guida dell’Under 18 del Bologna. Tanti auguri.



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