El Bilal Touré, benché il più giovane del lotto, funge da apripista naturale ai compleanni atalantini di venerdì 3 ottobre. Perché il maliano in prestito con opzione al Besiktas in Turchia, stessa formula dello Stoccarda a cui non è mai passato per l’anticamera del cervello di riscattarlo, spegne 24 candeline con l’ombra della minusvalenza per Zingonia. Con 31 milioni complessivi e il 15 per cento sulla futura rivendita da girare all’Almeria, le sue 17 presenze condite da 3 gol e ritardate da un infortunio da ricaduta, oltre alla difficile collocazione tattica, il suo futuro nerazzurro sembra chiuso.
El Bilal Touré, l’attaccante del mistero
23 palloni nel sacco in 128 partite da professionista, ivoriano di nascita, ad Adjamé, di padre ignoto e madre del Mali, non si può dire che i numeri del ragazzo fin qui siano stati incoraggianti. Agli ordini di Gian Piero Gasperini, titolarità con Monza, Empoli e Lecce (per un tempo) verso fine campionato 2023-2024, a segno nel 4-1 in casa del Genoa, proprio all’U-Power Stadium e nella semifinale di Europa League, trofeo alzato anche da lui sotto i cieli di Dublino il 22 maggio dell’anno scorso, a Bergamo col Marsiglia. 478 minuti al netto dei recuperi, con la zavorra di quella rottura dell’inserzione prossimale del tendine del retto femorale destro riportata in amichevole a Cesena da occhiali con la Juventus, il 13 agosto di due anni fa. Storia vecchia che si sarebbe rinnovata nel Baden-Wurttemberg, anche se altrove.
Gli acciacchi di Touré
All’Ivorie Academie fino ai 15 anni, prima di rimpatriare in Mali nell’Afrique Football Elite, sorta di accademia di Stato, e valorizzato dallo Stade Reims da giovane adulto, El Bilal aveva cominciato la serie degli infortuni proprio ai francesi. Fuori da febbraio ad aprile 2022, quindi da marzo a maggio 2023 all’Almeria. A Stoccarda, altra annata falcidiata, stavolta dai problemi al piede destro, col quinto metatarso fratturato e operato a novembre dell’anno scorso. In Germania, stesse cifre di quelle atalantine: 3 gol e un assist in dote in 17 match, compreso quello da ex in Champions dove però ha segnato alla Juventus, e 487 minuti. Il 13 agosto scorso, fuori rosa in attesa di sistemazione, il messaggio social con accuse velate al front office zingoniano di non saper riconoscere il suo valore, dopo aver fatto parte del ritiro con la squadra.
Guidolin e la fine del Percassi I
12 partite da 6 punti, tandem Valdinoci-Prandelli e caduta in B. Breve storia triste del mister che sull’onda lunga della toccatina e fuga bergamasca fu la premessa delle dimissioni da presidente di Antonio Percassi. Arrivato all’Atalanta in sostituzione di Marcello Lippi, partito all’epoca per il Golfo come trampolino di lancio dei successi juventini e azzurri, Francesco Guidolin fece in tempo a spegnere 38 candeline per poi salutare e ricominciare da capo. Oggi l’anagrafe dice 70. A compiere gli anni, come El Bilal Touré e lui, anche l’ex difensore monzese Giuliano Castoldi, al traguardo dei 77 in questo 3 ottobre.
Guidolin e la manita delle illusioni
L’uomo di Castelfranco Veneto si presenta benissimo il 29 agosto 1993, cinquina a due sul Cagliari (Gigi Radice cacciato e rimpiazzato dall’ex Bruno Giorgi) sotto la Maresana. Due volte Ganz, Rambaudi e come apripista Scapolo, allievo prediletto a Ravenna. In rosa, il campione d’Europa marsigliese Franck Sauzée, Paolo Montero, Alemao, Oscar Magoni e altri. L’unica altra vittoria è il 2-1 alla Reggiana mercoledì 8 settembre, in campionato 2 pari e 6 ko, buon ultimo il 5-1 sulla gobba a Lecce il 31 ottobre (mese della qualificazione al terzo turno di Coppa Italia ai danni del Cosenza). L’uomo di Clusone al comando, presidente di minoranza per il patto di sindacato con l’azionista di riferimento Miro Radici, alla quattordicesima sostituisce l’ex centrocampista dell’Hellas in panchina con Andrea Valdinoci (patentino) e Cesare Prandelli pescato dalla Primavera (scudetto e Viareggio). 15 punti aggiuntivi e penultimo posto, dimissioni in corso d’opera e sulla tolda di comando s’insedia Ivan Ruggeri il 26 febbraio 1994.
Guidolin e il miracolo Vicenza
Lo shock del licenziamento, col senno di poi, fu il volano per una grande carriera. Vedi Vicenza riportato in A nel 1995 dopo 16 anni, con la storica Coppa Italia vinta nel ’97 ai danni del Napoli e la semifinale di Coppa delle Coppe persa col Chelsea l’anno successivo. A Udine e Palermo Guidolin conquista più volte la qualificazione Uefa. Per due primavere di fila, 2011-2012 (anno della vittoria della panchina d’oro), nel ritorno in Friuli fa l’upgrade ai preliminari di Champions League, ma i ko contro Arsenal e Sporting Braga provocano l’abbassamento del ranking italiano. Giorgione, Treviso, Fano, Empoli, Bologna, Monaco, Parma e Swansea le altre stazioni sotto l’arco di plexiglass, mentre in campo, da centrocampista esterno o regista, aveva fatto le alterne fortune sempre della squadra della cittadina natale, del Verona, della Sambenedettese, della Pistoiese, del Bologna e del Venezia. Scarpe appese al chiodo nel 1986 e via alla rumba, da anni ai titoli di coda.
Il 3 ottobre di Castoldi
Tra i compleanni di oggi, quello di Castoldi, da considerare figlio del settore giovanile, classe 1948, 19 presenze tra A e B da fine inverno ’69 alle liste suppletive del ’71 prima di avviarsi ad Ascoli per il grosso della parabola professionale anche da allenatore. Nel Picchio, patria di due bergamaschi e atalantini d.o.c. come Eugenio Perico e Domenico Moro, promozione in A nel ’73 sotto Carletto Mazzone. Nativo di Monza e tornato dal prestito alla Solbiatese in C, Castoldi, maglia numero 6 mentre Paolo Signorelli (centrocampista arretrato a libero) aveva la 5, esordisce in A coi nerazzurri l’8 marzo 1969 a San Siro col Milan (0-0), gettato nella mischia da Silvano Moro, fresco sostituto dell’esonerato Stefano Angeleri. Altre 6 da titolare, l’ultima alla terzultima giornata a Verona con Carlo Ceresoli cavallo di ritorno in panchina, ed è retrocessione.
La serie B, il Picchio e il gol fantasma di Savoldi
In cadetteria, altri 9 gettoni (la stagione prima anche quello in Mitropa Cup), di cui 8 con Corrado Viciani, nessuno con Renato Gei e 1 con Titta Rota, il salvatore della patria orobica, il 3 maggio 1970 contro l’Arezzo. Col numero 5 sulle spalle: la 6 è di Giuseppe Zaniboni o Miguel Longo, libero oriundo argentino. Poi 1 partita in Coppa Italia con Giulio Corsini la stagione successiva e quindi l’Ascoli, partendo dalla C e militandoci per dieci annate. Dal 1980 al 1984, tra C2 e C1, la chiusura nella Civitanovese. Saltuariamente tecnico delle giovanili e, come vice, dei senior del Picchio (2011, mister Fabrizio Castori), fu coinvolto nel caso del gol fantasma del bergamaschissimo Beppe Savoldi del Bologna. Il 12 gennaio 1975, al “Del Duca”, sul 3-1 per i rossoblù il raccattapalle Domenico Citeroni rimanda in campo dalla rete un gol netto del bomber di Gorlago, ex compagno nelle giovanili. Il monzese, ignaro dell’accaduto, mette in corner. E l’arbitro Barbaresco di Cormons fa riprendere proprio dalla bandierina. Tanti auguri.


