Auguri a Giovanni Mei, il mastino di Titta Rota: a Fano il calcio è ripartito da lui

Tocca quota 72 lo stopper che giocava col 3 e col 2 sulla schiena, da marcatore puro. Quattro stagioni e il mitico spareggio di Genova nel cuore

Sono ormai due stagioni che s’è caricato su spalle larghe così la rinascita del pallone nella sua Fano, da presidente del Fano Calcio, sulle ceneri del fallimento dell’Alma Juventus Fano. La Promozione come realtà, il granata sempre nel cuore. Ma il festeggiato del 16 ottobre ha anche il nerazzurro che gli scorre nelle vene. Di base uno stopper, di quelli che fisicamente tenevano testa al centravanti, ma nel quadriennio all’Atalanta da 139 presenze Giovanni Mei ha all’attivo più che altro le maglie numero 3 e 2. E la prima per il difensore fanese, oggi 72 anni, è un marchio di fabbrica indelebile, perché indossata a Genova nel famoso spareggio col Cagliari per la promozione in A del 29 giugno 1977. Avrebbe fatto altre tre annate piene, sotto le Mura, Mei, tornando in cadetteria nell’ultima. Sempre nel segno di Titta Rota in panchina.

Mei e l’Atalanta da saliscendi

Erano gli sgoccioli della presidenza di Achille Bortolotti, che avrebbe ceduto lo scettro al figlio Cesare proprio alle soglie della storica retrocessione in C1. Per il mastino marchigiano, compagni che hanno fatto la storia nerazzurra quando difendere questi colori significava stringere i denti. Andena, Mastropasqua, lo stesso Antonio Percassi, Marchetti, Vavassori e Reali nel pacchetto difensivo, Festa e poi Prandelli in mediana, Tavola a sinistra, Scala l’uomo-fantasia nonché doppiettista nel summezionato 2-1 ai sardi (certezza il 3 luglio a Bologna nell’occhiale col Pescara), Bertuzzo-Paina-Garritano-Pircher i grossi nomi davanti.

Il prima e il dopo Mei

Cresciuto nella dissolta Alma Juventus, esclusa dall’Eccellenza marchigiana verso la fine della scorsa stagione, club in cui nel 2019-2020 ricoprì anche il ruolo di responsabile dell’area tecnica dopo averci visto passare il bergamasco Andrea Lazzari con Alessio Tacchinardi incapace di evitare la retrocessione in D dalla panchina, Mei in carriera è andato a parare ovunque. Specialmente nelle sue esperienze da allenatore. Leggi al Saipa di Teheran nel 2003-2004 e, da vice di Franco Colomba, perfino in Indian Super League nel Pune City undici rivoluzioni terrestri più tardi, con Cirillo e Trezeguet in campo contro il Delhi di Alex Del Piero. Da giocatore, Bologna, Brindisi e Modena più, nel post Bergamo, Cesena (anche lì due di A e due di B), per chiudere trentaduenne nella Cremonese di Emiliano Mondonico, neopromossa in massima serie e subito andata giù. Da tecnico, invece, insieme a Vis Pesaro, Suzzara, Barletta, Baracca Lugo, Catania, Pontedera, Fano, Sambenedettese, Bologna, Parma e Padova (vice e poi sostituto di Colomba), anche una comparsata in C1 al Leffe (1993) appena orfano di Bortolo Mutti, Pippo Inzaghi e Gianni Cefis. Stagione finita da Enrico Catuzzi. Poi il Consorzio Fano Sport e il coagulo di una ventina di imprenditore per far rotolare di nuovo il pallone nella sua alma mater. Tanti auguri.

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